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DISCORSO DI PAOLO VI AI DOCENTI
DELL'UNIONE CATTOLICA ITALIANA INSEGNANTI MEDI

Lunedì, 10 febbraio 1969

 

Diletti Figli,

Nonostante i gravosi molteplici impegni di questi giorni del Nostro apostolico ufficio, non abbiamo voluto privarci della gioia di accogliervi in occasione del vostro XI Congresso Nazionale, tanto più che una circostanza particolare rende ancor maggiormente gradito e significativo questo odierno incontro: il venticinquesimo anniversario della fondazione della vostra Unione.

Non possiamo rammentare questo lungo periodo di vita dell’unione, senza pensare anche al grande e benefico lavoro da essa compiuto e ai meriti conseguiti, lieti di ritrovare in voi sempre ardente e fedele lo spirito delle origini. Opera, la vostra, seria, costante, impegnativa per la formazione morale e spirituale dei soci, per la loro qualificazione personale e per il loro impegno di presenza cristiana nel mondo della Scuola. Il fatto stesso che l’unione ha saputo resistere così vittoriosamente all’usura del tempo, rappresentando oggi per il numero dei Soci e simpatizzanti un’organizzazione professionale forte e significativa della Scuola Secondaria Italiana, già Ci dice quale peso possano avere i vostri Congressi, le vostre pubblicazioni e i vostri sforzi per l’attuazione della riforma in corso delle strutture della Scuola italiana.

Di tutto questo Noi, diletti Figli, volentieri vi esprimiamo la meritata lode: ed è giusto che insieme ringraziamo il Signore che ha benedetto le vostre aspirazioni e fatiche, che vi ha dato il dono dell’amore alla Scuola e della perseveranza e vi dà ora l’energia di rinnovare i vostri generosi propositi per l’avvenire.

Un’ombra di mestizia, tuttavia, vela la gioia spirituale di questo incontro, svolgendosi il vostro Congresso e la, celebrazione del venticinquesimo dell’Unione a pochi mesi di distanza dalla scomparsa del compianto Professor Gesualdo Nosengo, che dell’Unione stessa è stato non soltanto il fondatore, ma in tutti questi anni anche l’anima e l’apostolo. Il giusto riconoscimento del lavoro svolto dall’Unione significa il riconoscimento di chi ad essa ha dato senza risparmio il meglio di se stesso con dedizione piena, con fede viva, con rara competenza e con esemplare generosità. Noi confidiamo che il suo ricordo e il suo esempio rimangano sempre in mezzo a voi, e siano di stimolo all’Unione a proseguire con coraggio nelle sue sante e pacifiche battaglie per una presenza incisiva ed efficace dell’idea cristiana nel mondo della Scuola.

Vorremmo ora esprimere la Nostra compiacenza profonda per il vostro Congresso, che ha come tema «Società Italiana e Scuola». L’attualità di questo argomento sta a dimostrare ancora una volta il senso di responsabilità della vostra Unione e la sua sensibilità alle esigenze del tempo presente.

Al riguardo Ci piace soffermarci su alcuni punti che maggiormente Ci stanno a cuore in questo momento.

E prima di tutto vorremmo richiamare l’attenzione sul fenomeno così preoccupante e così generalizzato della inquietudine, della contestazione, che caratterizza il mondo giovanile in genere, e il mondo della Scuola in specie, e che rende così difficile oggi il rapporto giovani-adulti.

MISSIONE DI SERVIZIO

Non è arduo scorgere in tale fenomeno un riflesso della crisi dell’autorità, che travaglia il mondo moderno, In un clima siffatto, non può non essere minacciata anche la Scuola e la sua stessa dignità. Si comprende allora l’atteggiamento scettico e critico, se non proprio sprezzante, d’un certo gruppo di giovani di oggi di fronte a chi ha il delicato compito di istruirli e di educarli. Non mai come ora, perciò, l’insegnante deve sentire il dovere di salvaguardare questo autentico e fondamentale valore del suo ufficio di maestro e di educatore, senza cedere alla sfiducia e allo scoraggiamento, ma dando al suo compito tutta la cosciente carica di missione di servizio di cui esso abbisogna.

Ci sembra, tuttavia, che l’attuale agitazione giovanile, pur nelle sue svariate e spesso sconcertanti manifestazioni, contenga negli animi d’egli studenti migliori anche fermenti di esigenze che potranno diventare utili e fecondi, se troveranno negli adulti maggiore fiducia e comprensione. Non si può negare che molti problemi, che i giovani pongono spesso con tanta violenza ed asprezza, sono problemi reali. Non possono dirsi del tutto illegittimi i rimproveri contro certe forme eccessive e irragionevoli dell’autoritarismo, il desiderio dei giovani di sentirsi elementi più attivi e in qualche misura responsabili nella vita sociale, e neppure l’aspirazione ad una maggiore partecipazione alla vita della Scuola e perciò ad un più largo spazio dato ad una positiva iniziativa studentesca. L’attuale fenomeno, perciò, va studiato con attenzione, fermezza, umiltà e pazienza. Senza accondiscendere agli eccessi e alle intemperanze e senza abdicare al proprio specifico compito educativo, gli adulti devono saper dar luogo a un dialogo fraterno coi giovani, ispirato alla carità e alla comprensione; solo ascoltando seriamente e serenamente le loro proposte, si potrà chiedere ad essi di mantenere nei limiti della ragionevolezza le loro esigenze, e così incanalare utilmente e costruttivamente il ricco patrimonio delle loro energie.

COLLABORAZIONE CON LE FAMIGLIE

Un altro problema Ci piace ancora sottolineare.

Come insegnanti cattolici, in una prospettiva di rinnovamento delle strutture scolastiche, voi non potete non tener conto del necessario rapporto tra la Scuola e la famiglia per una continuità educativa. La famiglia, avendo come fine la procreazione e l’educazione dei figli, possiede per ciò stesso una priorità di natura, e per conseguenza una priorità di diritto-dovere in campo educativo nei confronti della società. Essa non deve e non può rinunciare a questo diritto. È necessario perciò che, accanto ai docenti e agli alunni, anche le famiglie siano presenti nella Scuola e responsabili dell’orientamento educativo della comunità scolastica. Fino ad oggi, purtroppo, la famiglia in Italia è stata quasi praticamente assente dalla Scuola. Non sempre si è chiesta la collaborazione cosciente dei genitori; e anche quando è stato posto il problema dei rapporti fra le due istituzioni, lo si è impostato più su di un piano! di interesse pratico o puramente culturale che di interesse educativo. Noi auspichiamo che la vostra Unione richiami efficacemente l’attenzione delle famiglie e delle autorità responsabili su questo problema. Che se poi tale scambio di vitali energie potrà avvenire anche sul piano della concezione cristiana della vita, allora i risultati diventeranno di particolare importanza per il bene comune, perché in maniera più interiore e più unitaria si favorirà la formazione dell’uomo, del cittadino e del cristiano.

APPORTO DELL'EDUCATORE CRISTIANO

Ma il problema fondamentale per una vostra efficace presenza cattolica nella Scuola rimarrà sempre quello di una testimonianza della vostra fede: fede autentica, fede viva, fede conosciuta, amata, vissuta, quale il Concilio Ecumenico esige da ogni laico nell’ambito della sua professione per l’animazione cristiana della società. Di qui l’importanza della vostra personale formazione spirituale, la quale integra, approfondisce, ravviva quella propriamente culturale. Un insegnante non potrebbe mai considerarsi all’altezza delle sue responsabilità, se, pur preparato culturalmente, limitasse la sua opera all’istruzione propriamente detta, e si ritenesse meno impegnato in quella più vasta e più profonda dell’educazione. E chi allora, meglio dell’insegnante cattolico, potrà assolvere questo compito? Illuminato dalla fede, egli solamente sarà in grado di comprendere in pieno tutta la dignità personale del suo alunno, e per conseguenza tutto il valore, la santità e la responsabilità della sua missione educatrice. In un momento in cui, per l’esplosione scolastica in atto, va grandemente aumentando il numero degli insegnanti, il bisogno di educatori veramente bravi e cristiani è, a parer Nostro, il più impellente che abbia oggi la Scuola italiana. Noi pensiamo perciò che codesta formazione costituisce l’apporto prezioso e originale che l’insegnante cattolico può oggi offrire alla Scuola.

In questo senso Noi invochiamo le più elette grazie del Signore: per voi, che avete scelto la sublime missione di servire la Scuola; per le vostre Scuole, che speriamo sempre più irradiate dai sereni e incomparabili ideali civili e cristiani; per la vostra Unione, infine, per la quale facciamo voti di sempre nuovi sviluppi, ed alla quale, con i suoi Dirigenti e Soci, presenti ed assenti, di cuore impartiamo l’Apostolica Benedizione.            



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