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DISCORSO DI PAOLO VI
AI POPOLI EVANGELIZZATI DA SAN CIRILLO

Mercoledì, 19 febbraio 1969

 

Sono presenti a questa Udienza, a cui conferiscono un tono di particolare fervore, oltre cinquecento pellegrini Slovacchi, venuti con grandi sacrifici da Kosice, nella Slovacchia orientale, per prendere parte anche essi, seppure con qualche ritardo, alle celebrazioni dei loro conterranei, e di tutti i popoli Slavi, per l’XI centenario della morte di San Cirillo. Sono con essi altri gruppi, che la pietà dei padri e il desiderio di venerare la tomba del loro grande apostolo ha portato a Roma, pur nell’inclemenza della stagione, con un’interiore fiamma che non teme rigori: e Ci piace notare, fra gli altri, il gruppo dei Greco-cattolici, che attestano con la loro presenza la felice realtà che la loro Chiesa non solo è viva e vitale, ma è anche di nuovo pubblicamente organizzata e riconosciuta. E questo Ci procura sincera consolazione.

A tutti intendiamo ora rivolgere un particolare saluto, nella loro lingua materna: Vitajte nam milovani Slovazi! Benvenuti, diletti Slovacchi! Benvenuti!

Con lo stesso cuore, con la stessa intensità di affetto con cui abbiamo accolto -i vostri fratelli dell’intera Cecoslovacchia, venerdì scorso, durante la Concelebrazione e nel successivo incontro, così ora Ci rivolgiamo a voi, per ripetervi la gioia e il conforto che Ci procurate, la speranza che alimentate in Noi, la fiducia che nutriamo in un avvenire sereno per le vostre terre, ove la fede di Cristo ha lasciato orma tanto profonda, anche nella storia, nella cultura, nella vita sociale. L’antica armonia e collaborazione tra le due sfere, quella della Chiesa e quella della Patria, nel leale rispetto dei legittimi diritti e doveri, può e deve ritornare a fiorire, portando a una grande pacificazione degli animi, oltre che all’incremento reale del civile progresso. La vostra presenza, con quella dei fratelli che vi hanno qui preceduti. Ce ne dà il fremito dell’attesa, come di una primavera non lontana.

Vi ringraziamo perciò della vostra visita: vi raccomandiamo la fedeltà continua al sacro patrimonio, che Cirillo e Metodio vi hanno lasciato e per il quale essi sono vissuti e sono morti: sappiate che la Nostra preghiera vi accompagna, il Nostro ricordo non vi dimentica, e la Nostra benedizione vi implora dal Cielo ogni desiderato dono di serenità, di letizia e di pace.

* * *

Siamo sinceramente lieti di trovarci oggi in mezzo a cotesto folto gruppo di Professori, Maestri e Alunni provenienti dalla illustre città di Bratislava e da Kosice.

Ci è stato detto del vostro intenso desiderio di avere un incontro, anche se breve, col Papa; eccoCi quindi ben felici di trovarCi tra voi, come Padre in mezzo ai figli, Fratello in mezzo ai fratelli, Amico in mezzo agli amici.

Il vostro è un viaggio turistico e culturale. Siete venuti dalla vostra città fino a questa Roma, che racchiude nelle sue pietre, nel suo spirito e nella sua stessa atmosfera, secoli di storia, che hanno lasciato un’orma nella civiltà del mondo; ma soprattutto siete venuti a quella Roma che nelle sue memorie e nelle sue monumentali vestigia è il centro religioso del cattolicesimo.

Il vostro viaggio non sia perciò solo una pausa in mezzo alle vostre abituali occupazioni di studiosi, ma un vero arricchimento culturale al contatto dei documenti del passato, e sia specialmente dinanzi alla Roma cristiana, la Roma dei Santi Pietro e Paolo e degli innumerevoli martiri della fede, sprone ed impulso ad una vita e ad una testimonianza di vita cattolica sempre più cosciente, generosa e sincera.

Noi auspichiamo che i Professori e i Maestri presenti portino sempre nella loro vita di insegnanti, nelle Università e nelle Scuole, la luce del vero e ricordino la grave responsabilità di essere docenti delle giovani generazioni, le quali, talvolta a tentoni, cercano una loro strada e delle guide capaci, esperte, disinteressate, in un mondo in continua trasformazione.

E ai giovani studenti diciamo il Nostro trepidante affetto e la Nostra speranza. L’avvenire del mondo è affidato al vostro impegno e alla vostra coerenza di oggi. Siate portatori e trasmettitori di cultura, ma specialmente animatori di ricchezze interiori, di ideali di pace e di solidarietà, perché il mondo di domani, e specialmente quello della vostra illustre Nazione, sarà opera vostra.

In pegno di questi voti e del Nostro immutato amore per la nobile Slovacchia, dalla quale siete venuti fino a Noi, vi impartiamo la Nostra Apostolica Benedizione, che estendiamo alle vostre famiglie, alla vostra città, alla vostra Patria.

(Martedì 25 marzo)

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Diletti figli!

Avete voluto intraprendere questo viaggio a Roma, ormai alla A vigilia della vostra Ordinazione sacerdotale, al fine di ricevere forza, saldezza e sprone per il vostro futuro ministero. E in questo pellegrinaggio non poteva mancare, come avete ripetutamente richiesto, l’incontro col Successore di Pietro.

Ed eccoci dunque insieme, figli dilettissimi, in santa letizia. Siamo lieti Noi, lo diciamo con paterna sincerità, perché vediamo oggi un gruppo di giovani che hanno deciso di seguire in definitiva e totale dedizione Gesù Cristo, nella missione più alta e delicata, quale è quella di essere autenticamente partecipi del suo Sacerdozio, per la continuazione della sua opera redentrice.

Ma siete certamente lieti anche voi, carissimi Diaconi, perché, accanto al Vicario di Cristo, potete brevemente rimeditare sul disegno di amore per il quale Dio vi ha eletti.

Come ai suoi discepoli, anche a voi, ad ognuno di voi, Gesù ha rivolto un invito e una promessa: «Veni, sequere me» (cfr. Matth. 19, 21; Luc. 18, 22); «Faciam vos fieri piscatores hominum» (Matth. 4, 19). E voi, lasciando dietro le spalle ogni umano calcolo, lo avete seguito, come i primi discepoli (cfr. Matth. 4, 20; Marc. 1, 18), accettando pienamente le sue consegne: «Si quis vult post me venire, abneget semetipsum et tollat crucem suam et sequatur me» (Matth. 16, 24). E negli anni trascorsi nel Seminario, aiutati dall’affetto, dall’insegnamento e dall’esempio dei vostri genitori, di buoni sacerdoti e fedeli avete atteso con impaziente preparazione il giorno dell’ordinazione sacerdotale.

Ora il giorno santo è vicino. Tra qualche mese, finalmente, sarete sacerdoti.

Vorremmo oggi ricordarvi che questo non è un traguardo, superato il quale ci si possa fermare. È il punto di arrivo di una lunga e faticosa ascesa, ma è, allo stesso tempo, il punto di partenza per un itinerario dall’orizzonte sempre più vasto: «Euntes ergo - ha detto Gesù, indicando un cammino senza riposo e senza abbandoni - docete omnes gentes» (Matth. 28, 19).

Egli, partecipandovi il suo Sacerdozio, vi manderà come dispensatori della sua grazia, vi affiderà nella sua pienezza il messaggio evangelico, che proclama beati i poveri di spirito, i miti, i piangenti, gli affamati e assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, i pacifici, i perseguitati (Matth. 5, 3, 10).

Il Nostro augurio è pertanto questo: amate il vostro sacerdozio, vivetelo a fondo, rispondendo al pressante invito del Concilio Vaticano II: «I presbiteri mediante il quotidiano esercizio del proprio ufficio crescano nell’amore di Dio e del prossimo, conservino il vincolo della comunione sacerdotale, abbondino in ogni bene spirituale e diano a tutti la viva testimonianza di Dio, emuli di quei sacerdoti, che nel corso dei secoli, in un servizio spesso umile e nascosto, hanno lasciato uno splendido esempio di santità (Cost. domm. Lumen gentium, 1).

Con questi voti, di cuore vi impartiamo la Nostra Benedizione Apostolica, che estendiamo altresì ai vostri Ecc.mi Vescovi, e a quanti, nel silenzio e nel sacrificio, vi hanno sostenuto nel vostro cammino verso il Sacerdozio.

(Mercoledì 16 aprile)

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Carissimi Figli!

Siate i benvenuti! Noi vi accogliamo con grande affezione e con riconoscenza per il piacere che ci reca la vostra presenza, e per i sacrifici, che sappiamo deve esservi costato un viaggio così lungo e così numeroso! Noi vi salutiamo: nei nomi dei Santi Pietro e Paolo, gli Apostoli di Roma! Noi vi salutiamo nei nomi dei vostri Santi Cirillo e Metodio, gli Apostoli della vostra Patria, dei quali Roma è lieta ed onorata di custodire la memoria e di avere fra i suoi tesori spirituali la tomba del grande e infaticabile San Cirillo!

Noi vi accogliamo come figli carissimi! Noi riconosciamo nella vostra visita una prova della vostra fede in Cristo c della vostra fedeltà alla Chiesa cattolica! Sappiate che voi date così una testimonianza di grande importanza, che si diffonde nel mondo, come un esempio mirabile e che rimarrà nella storia del vostro Paese.

Voi dovete fare della celebrazione del centenario di San Cirillo una nuova sorgente di vita cristiana. Noi incoraggiamo il vostro proposito di erigere una chiesa alla gloriosa memoria dei vostri Santi; ma soprattutto incoraggiamo il vostro proposito d’essere voi stessi, con la vostra vita cristiana, i monumenti viventi al loro nome e alla loro tradizione;

Noi confidiamo che voi crescerete nella fede: vi diremo con San Pietro: siate forti nella fede; oggi occorre difendere con coscienza personale e con fortezza morale la propria adesione a Dio, a Cristo, alla Chiesa. Voi crescerete nella speranza: siate fiduciosi; sappiamo le vostre difficoltà: il Signore aiuterà a risolverle degnamente! Voi crescerete nell’amore: siate uniti; cercate la concordia anche con i vostri concittadini, con i Fratelli ancora da noi separati; abbiate una giusta coscienza sociale per il bene di tutti; date al vostro lavoro anche un significato di servizio al bene comune, di imitazione di Cristo, che pure fu Lavoratore; vi aiuti San Giuseppe, di cui celebreremo tra poco la festa.

Adesso vi saluteremo e vi benediremo, ricordandovi le ultime parole di San Cirillo: «Signore, Dio mio . . . esaudisci la mia orazione, e conserva fedele a te il tuo gregge!».

La nostra Benedizione si estende a tutte le vostre persone, alle vostre famiglie; ritornando alle vostre case, dite ai vostri cari che il Papa li benedice e prega per loro; invoca da Dio per il vostro Paese la prosperità e la pace!

(Lunedì 28 aprile)

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Una parola di cordiale saluto ai pellegrini delle parrocchie di Pocenice e Paclavice (Prov. di Kromeriz, Moravia), ai membri del circolo culturale «Osvetova Beseda» di Lisov (Boemia) e ai dipendenti della fabbrica «Koh-i-Noor» e «Hardtmuth» di Ceskè Budejovice (Boemia).

Vi vediamo sempre più numerosi a Roma, esultanti in questa Basilica, e siamo anche Noi pieni di letizia nel darvi il benvenuto, perché la vostra presenza Ci dice tutto l’affetto e tutto l’attaccamento che intendete dimostrare alla Cattedra di Pietro, verso la quale guardate con costanza, con serenità e con fermezza.

L’augurio che desideriamo farvi oggi è che, uniti a Cristo e alla Chiesa, sentiate sempre più vivo l’impegno di «diffondere ovunque la viva testimonianza di Cristo, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità» (cfr. Cost. domm. Lumen gentium, 12). Vita di fede al messaggio evangelico, maternamente trasmesso dalla Chiesa, in mezzo alle labili incertezze delle parole umane; vita di carità, che comporta aiuto vicendevole, solidarietà, comprensione verso gli altri, che sono anch’essi figli dello stesso Padre celeste.

Così vivendo, sia nel vostro studio che nel vostro lavoro, sarete degni seguaci del Divino Redentore, cioè di Colui che è la via, la verità e la vita (cfr. Io. 14, 6).

Con questi voti, paternamente vi impartiamo la Nostra Apostolica Benedizione, che estendiamo a tutte le vostre famiglie, ai vostri cari, alla vostra nobile Nazione.

(Mercoledì 30 aprile)

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Siamo lieti di dedicare un saluto di particolare affetto in questa mattinata al distinto gruppo che proviene dalla nobile Città di Bratislava. E ve lo porgiamo di gran cuore, diletti figli, perché il desiderio di includere nel vostro itinerario turistico l’odierno incontro con l’umile Successore di Pietro, Ci reca la consolazione di sentire ancora una volta da vicino l’animo profondamente cattolico del vostro caro popolo. Viaggio quindi, il vostro, non solo di istruzione, ma anche di fede; fede che certamente vi proponete di rafforzare in questa breve sosta nel centro della cattolicità, tanto più che con essa intendete parimenti rendere omaggio alla memoria di S. Cirillo nell’anno delle sue celebrazioni centenarie.

Comprenderete allora facilmente quanto sia grande la Nostra soddisfazione di potervi accogliere, di assicurarvi il Nostro affetto e l’assistenza delle Nostre preghiere. E comprenderete anche come spontanea salga dal Nostro cuore l’esortazione a camminare sulla via che vi è stata luminosamente tracciata dai santi fratelli Cirillo e Metodio, e a conservare gelosamente le tradizioni religiose del vostro popolo, particolarmente benedetto da Dio ed erede di un patrimonio morale e spirituale di incomparabile valore.

Ciò lo esige il momento grave che la Chiesa attraversa, richiedendo essa da tutti i suoi figli, oggi più che mai, una rinnovata. presa di coscienza dei doveri cristiani e un più fervido impegno perché la società si apra all’influsso del regno di Dio. Che il Signore vi aiuti a corrispondere a queste ardenti speranze della Chiesa, diletti figli, mantenendovi saldi in quella fermezza di fede, che tanto vi onora.

Nel ritornare alla vostra bellissima terra, dite ai vostri familiari, ai vostri amici, e a tutti quelli che non vi hanno potuto personalmente seguire, che il Papa li ha presenti insieme a voi nel Suo cuore e nella Sua preghiera, e a tutti imparte la propiziatrice Apostolica Benedizione.

(Lunedì 12 maggio)

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Desideriamo ora esprimere il Nostro particolare compiacimento agli oltre seicento membri del pellegrinaggio dei Cechi e dei Moravi, organizzato dal Centro religioso boemo «Velehrad», nel quadro delle celebrazioni per l’undicesimo centenario della morte del loro apostolo, San Cirillo.

Benvenuti, diletti Figli, in questa vibrante assemblea: salute a voi, Sacerdoti, Religiose, padri e madri di famiglia, con giovani numerosi, venuti direttamente dalla Boemia e dalla Moravia, come da varie nazioni d’Europa, d’America e d’Australia. La vostra presenza Ci conforta e commuove: sia perché voi costituite come il prolungamento delle solennità romane dello scorso febbraio per la commemorazione ufficiale del Centenario, da Noi vissute con le rappresentanze dei vostri compatrioti, e rimaste scolpite a fondo nel Nostro cuore; sia perché avrebbe dovuto essere, con voi, il compianto e tanto diletto Cardinale Giuseppe Beran, il quale si era prodigato per la riuscita del pellegrinaggio: il Signore lo ha chiamato a Sé, ed egli non ha avuto perciò la consolazione di vedervi qui, stretti attorno al Successore di Pietro, come, undici secoli fa, vennero i vostri apostoli, Cirillo e Metodio; ma è presente anch’Egli col suo grande spirito che tanto ha sofferto e tanto vi ha amato, per godere con voi e con Noi dello spettacolo che Ci offrite: quello della continuità della fede cattolica, che si tramanda ininterrottamente presso di voi, come una fiaccola ardente e luminosa.

Sappiatela tenere alta, questa fiaccola, per consegnarla intatta alle nuove generazioni; sappiate vivere nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa, seguendo il solco che vi hanno tracciato i vostri Santi, e i vostri grandi Pastori; sappiate essere testimoni viventi delle convinzioni professate, secondo la consegna affidata ai laici dal Concilio Ecumenico Vaticano II, ricordando loro che sono chiamati «a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per mezzo di essi» (Lumen gentium, 33). Noi vi siamo vicini, preghiamo per voi, per le vostre famiglie, per la vostra generosa terra; e, tornando alle vostre case, dite ai vostri connazionali che il Papa li ama, li segue, li incoraggia, e tutti li benedice «in visceribus Iesu Christi» (Phil. 1, 8), nell’amore profondo di Cristo Salvatore.

(Mercoledì 23 giugno)

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Il nostro saluto si rivolge ora con paterno compiacimento ai pellegrini venuti dalla Cecoslovacchia: al gruppo degli Slovacchi e a quello proveniente dalla parrocchia di Vilkos, in Moravia.

Grazie, figlioli, della vostra visita! Grazie della gioia che Ci procurate col vostro affetto, con la vostra pietà e soprattutto con la vostra testimonianza di devozione al Successore di Pietro. L’odierno incontro col Padre Comune, che avete potuto realizzare a prezzo di chissà quanti sacrifici. Ci reca la consolazione di sentire vibrare da vicino l’animo profondamente religioso della vostra cara gente. È una consolazione che abbiamo esperimentata spesse volte in questo anno delle feste centenarie di San Cirillo. Anche a voi, pertanto, ripeteremo: camminate sulla via che vi è stata luminosamente tracciata dai Santi fratelli Cirillo e Metodio, sempre più coscienti delle gloriose tradizioni sacre del vostro Paese, e sempre più saldi in quella fermezza di fede, di propositi di vita cristiana e di attaccamento alla Sede Apostolica, che tanto vi onora.

A tal fine impartiamo con effusione di cuore a voi e a tutti i vostri cari la Nostra Apostolica Benedizione.

(Mercoledì 6 agosto)



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