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INCONTRO DI PAOLO VI
CON I DIRIGENTI DELL’ASSOCIAZIONE GUIDE ITALIANE

Martedì, 3 agosto 1971

 

Un incontro cordiale, festoso, senza formalità con un significativo gruppo giovanile caratterizza la giornata del Santo Padre. Egli lascia per alcune ore la Villa di Castel Gandolfo e si reca a Villa Mondragone, presso Frascati, dove è in corso la prima assemblea nazionale delle dirigenti dell’Associazione Guide Italiane, il movimento scautistico femminile.

Il Papa sceglie quale tema del suo dialogo con queste giovani proprio quello della posizione della gioventù nella società contemporanea. Il saluto che gli ha rivolto la commissaria nazionale dell’A. G.I. Claudia Conti ha già posto l’accento sulla sostanza viva della presenza giovanile, e sui contenuti dei dibattiti in corso nell’assemblea. Con la semplicità caratteristica dello stile delle Guide, la Sig.na Conti ha brevemente illustrato il modo con cui si intende affrontare i problemi dell’educazione socio-politica, dell’educazione della donna, della Co-educazione, della formazione alla fede.

Paolo VI, dopo aver rivolto a tutti i presenti un saluto cordiale, pone anzitutto una questione di linguaggio, osservando come non sia facile, oggi parlare ai giovani. Ma la Chiesa, oltre che in posizione di ricerca del dialogo, è anche in posizione di attento ascolto. Per il Papa e per la Chiesa quello che dicono i giovani è oltremodo interessante, come i temi su cui l’Assemblea dell’A.G.I. invita oggi a riflettere.

Il problema educativo trova già un primo punto di riferimento comune. Come si educa, come si forma, come si esprime la gioventù del nostro tempo? Alcuni problemi sono ricorrenti, perché la vita è sempre quella. Ma oggi, rispetto a trent’anni fa, è molto diverso il fatto educativo. La gioventù oggi è sornmersa da una pluralità di impressioni, è immersa nella civiltà che viene chiamata «dell’immagine». Il mondo ha accresciuto immensamente le sue percussioni sull’animo giovanile. Se una volta, per esempio, andare al cinema per un giovane era un avvenimento che si verificava di rado, ora l’accostamento agli strumenti audiovisivi è pressoché quotidiano. Siamo circondati da un mondo pieno di voci, di impressioni, di stimoli.

La vita sociale si è grandemente sviluppata. Una volta le coscienze si formavano prevalentemente in seno alla famiglia; oggi si viaggia, si trascorre gran parte del tempo fuori di casa, fuori della propria sede. Se da un lato i giovani sono favoriti da questa ricchezza, d’altro canto c’è un senso di sazietà, di saturazione, di «alienazione». Si è verificata, nei giovani, una sorta di recessione. Si sono sentiti indotti a ricercare un ambiente meno vorticoso, un modo di vita meno condizionato dagli stimoli esteriori. Hanno avvertito l’esigenza di contestare gli sforzi del mondo, divenuto sempre più convulso ed esteriorizzato. Lo stesso stile di vita delle Guide costituisce un esempio di questo distacco dal mondo concitato e della ricerca di un modo di esistenza più ingenuo, più genuino, più semplice. Come si educa la gioventù nuova - si chiede il Santo Padre - in mezzo al frastuono e alla continua aggressione del mondo esteriore? La prima cosa da fare è rendersi conto di ciò che ci circonda. È necessario prendere coscienza di questa selva che si ha intorno, altrimenti si resta, come si suol dire, «alienati». Bisogna riprendere il controllo, il dominio di sé, l’iniziativa. Chi si abbandona al frastuono esterno, non trova più la sua personalità, rimane «frustrato».

Occorre poi applicare il metodo della critica. Si tratta di cercare, di fronte agli avvenimenti, il momento del giudizio personale, sia su ciò che accade, sia sulla coscienza, che va creandosi di ciò che accade. Dopo la visione di un film, per esempio, comincia allora il processo spirituale. Al di là di una classificazione estetica, ci si domanda che cosa significa, per noi stessi e per l’umanità, quanto si è visto. È davvero utile? Oppure distrae, offende e non aiuta la libertà interiore? Si può essere schiavi anche in un mondo che si proclama libero.

Paolo VI richiama, quindi, l’attenzione sulle parole di un canto con il quale le Guide lo hanno accolto al suo ingresso nella Villa Mondragone («Noi vogliamo un mondo più nuovo, noi abbiamo esigenza di vero, noi vogliamo un mondo diverso da fare insieme al più presto»). Lo cambierete il mondo - commenta il Papa -, se saprete giudicarlo, esaminarlo da un sicuro punto di vista. Dove attingere il criterio di giudizio? Dal più grande dono che, oltre la vita, ciascuno di noi ha ricevuto, cioè la Fede. La Fede è l’ago della bussola per trovare la strada in mezzo alle impressioni che si accavallano sulla esperienza di ciascuno.

Si tratta di dare un giudizio di valore, di fare un esame di coscienza quotidiano, di assicurarsi un momento di silenzio interiore. Su questa linea si innesta lo stile delle Guide: andar fuori, andare dove il mondo non è così invaso dall’intreccio dei rapporti sociali impetuosi che non consentono all’uomo di essere se stesso, di ritrovarsi in se stesso. È un distacco che sa di distacco religioso, che ricorda il comando evangelico di lasciare ogni cosa e seguire Cristo. È una escursione nel mondo della natura, è l’abbandono delle comodità, il ritorno alle sorgenti. La volontà riprende le redini, e qui si riscontra il peso di un metodo educativo adeguato alla realtà contemporanea. Un tempo l’educazione era più passiva che attiva; oggi occorre che ciascuno non solo abbia capacità di giudizio e di orientamento, ma anche di scelta. La volontà deve essere più autonoma, più responsabile. Con l’esercizio della volontà si dà l’impronta personale alla vita; è la personalità che si pronuncia, si classifica, si mette in tensione.

Il Papa sottolinea, poi, la caratteristica dell’armonia spirituale che caratterizza la vita delle Guide, la loro forma comunitaria di associazione, il loro apostolato, la loro affermazione nel mondo. Mette, altresì, in luce il valore del loro esempio e le invita ad uno slancio sempre più vivo verso quel livello soprannaturale della carità dove tutti sono uno perché il principio unificatore è il medesimo: Cristo. Esprime inoltre sentimenti di compiacenza e di augurio per l’assemblea così ricca di temi, di problemi, di ipotesi, di esperienze. Esorta infine ad avere fiducia nella formula del movimento che, a differenza di altri, si sta rivelando tutt’altro che invecchiato, e a perseverare nella preghiera, nella quale, oltre che nella Grazia, la vita giovanile trova veramente la sua pienezza.

                                  



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