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DISCORSO DI PAOLO VI
AL SACRO COLLEGIO DEI CARDINALI

Giovedì, 24 giugno 1971

 

Grazie a lei, Signor Cardinale Decano, grazie ai Signori Cardinali presenti e a tutto il Sacro Collegio, come pure a quanti Ecclesiastici e Laici della Curia Romana, della Diocesi di Roma, della Città del Vaticano a voi si associano nella cortese e significativa espressione della loro cordiale devozione e dei loro nobili e spirituali auguri, in occasione delle ricorrenze annuali relative alla Nostra umile persona, e in ordine alla soverchiante funzione, che per recondita disposizione della divina Provvidenza ci è affidata nel servizio della Chiesa di Dio. Se codesta longanime bontà, da un lato, ci confonde e ci fa tremare, una volta di più, al pensiero della Nostra responsabilità e alla sproporzione delle Nostre forze per corrispondervi adeguatamente, dall’altro ci conforta nel sentirci sostenuti dalla vostra leale e solidale collaborazione e dalla vostra preziosa spirituale comunione. Voglia il Signore che, nell’esaudire i vostri voti a riguardo Nostro, siate voi per primi a goderne la ridondanza dei divini favori sulle vostre degne persone e sugli uffici a voi affidati, come pure sulle persone a voi care nella carità del Signore; e sia la santa e amatissima Chiesa cattolica, siano i Cristiani per cui auspichiamo il ristabilimento della perfetta unione con Noi, e sia il mondo tutto, in cui viviamo nell’ansia di renderlo in qualche misura partecipe del messaggio della cristiana salvezza, a godere dell’effusione invocata della superna Bontà.

In questo incontro, ricorrente ormai nella presente circostanza, e propizio a qualche osservazione circa le presenti condizioni della Chiesa, una domanda riassuntiva, d’indole generale, si presenta ai nostri spiriti, non priva di amoroso interesse: come va oggi la Chiesa? Questa domanda è naturale e spontanea, ma essa spazia su troppi vari e larghi orizzonti, e forse essa spinge la Nostra curiosità al di là della Nostra visione umana, alla quale può sfuggire il disegno di Dio sullo svolgimento della vita della Chiesa, che solo ai tempi futuri e fors’anche solo al secolo oltre il tempo potrà essere palese. E anche limitando il nostro sguardo alla osservazione immediata ed empirica delle condizioni presenti della Chiesa, la risposta non può abbracciare tutta la realtà, tanto essa è vasta e complessa. Ma, in omaggio al nostro dovere di «vigilare e pregare per non entrare in tentazione» (Cfr. Matth. 26, 41), possiamo interrogarci ad ogni ora: come va oggi la Chiesa? «custos, quid de nocte?» è la voce biblica (Is. 21, 1) che ancora risuona ai Nostri orecchi, e che risveglia negli animi nostri, stimolati per giunta dallo spirito moderno di osservazione, il desiderio, il bisogno di renderci conto sul come vanno le cose.

Limitiamoci ad alcuni semplici rilievi, che tuttavia sembrano a Noi. a proposito, cominciando da coloro che, più vicini a Noi, si consacrano al servizio generoso e fedele di tutta la Chiesa.

SALDA COLLABORAZIONE FRA I CARDINALI

È in atto da qualche tempo, per merito specialmente del Nostro Cardinale Segretario di Stato, una riunione periodica dei Cardinali Capi dei Dicasteri della Curia Romana, nella quale riunione sono appunto esposte le questioni principali, che interessano la Chiesa e specialmente la Santa Sede, e che offrono elementi di giudizio circa l’attualità ecclesiale. Consideriamo come un fatto molto importante, che una collaborazione più stretta e più abituale avvenga tra voi, Signori Cardinali, e che una informazione reciproca vi permetta di conoscere sempre meglio le necessità della Chiesa nel mondo di oggi. La maggior parte di voi, Signori Cardinali, è già al corrente di molti problemi riguardanti l’andamento presente delle nostre cose.

E a questo riguardo ci sembra doveroso rilevare come questo organismo, che chiamiamo la Curia Romana, è oggi in buona forma e animato da un profondo spirito di servizio. La sua progressiva internazionalizzazione ci permette di contare ormai, tra i Nostri collaboratori quotidiani, Prelati provenienti da quasi tutti i continenti, e da culture, formazioni ed esperienze molto diverse, la cui presenza ci rende ancora più attenti alle varie situazioni ed alle molteplici esigenze delle Chiese locali. Il decentramento, iniziato durante e dopo il Concilio, circa molti affari riservati finora ai Dicasteri Romani, non ha diminuito la quantità e la pressione delle cause, alle quali essi devono rispondere; fenomeno questo che non si può soltanto attribuire all’aumento dappertutto comune della corrispondenza, ma piuttosto alla Nostra preoccupazione di consultare largamente i Nostri fratelli nell’Episcopato, come pure all’aumento e alla accelerazione dei rapporti delle Chiese locali con la Curia Romana; segno questo che anche nelle Diocesi e nelle nuove Conferenze episcopali, è cresciuta l’attività, e che, nonostante la maggiore estensione delle varie competenze proprie degli organi locali ecclesiastici, il bisogno pratico, ed anche spirituale, d’un riferimento al centro visibile della Chiesa è talmente sentito che spesso Noi dobbiamo resistere alle proposte di vario genere circa l’istituzione di nuovi organi al servizio dell’unità interiore e della funzionalità organica della Chiesa stessa. Voi sapete quali articolazioni nuove abbiano assunto i Dicasteri della Curia Romana, quali Segretariati ed Uffici, quali nuove iniziative, quali sviluppi delle relazioni con le varie Nazioni si siano aggiunti al quadro preesistente dell’organizzazione della Sede Apostolica: notiamo questo non certo per vana compiacenza, ma piuttosto con certa apprensione amministrativa, ma altresì con stimolante fiducia nel segno di unità, di collegialità, di amicizia, di speranza, che questo fenomeno ci presenta.

IL LAVORO POST-CONCILIARE

Il quale fenomeno ci sembra rassicurante anche per un altro verso; e cioè per la riprova che il Nostro bilancio di lavoro postconciliare offre alla Nostra coscienza e all’altrui obiettivo giudizio circa la fedeltà con cui Roma ha voluto e vuole dare al Concilio la dovuta applicazione; e ciò non solo sotto l’aspetto normativo, ma altresì sotto quello religioso, spirituale e rinnovatore della vita ecclesiastica. Noi ci sentiamo in obbligo di ringraziare e di citare alla riconoscenza della Chiesa l’opera, enorme compiuta dai Dicasteri Romani, in questo tormentato, ma fecondo periodo, e di ravvisare in tale generosa, sapiente, moderna fatica un indice di vitalità e di tempestività storica, che lascia pensare ad una assistenza misericordiosa dello Spirito Santo. La Chiesa, a Noi pare, non ha perduto il passo della corsa del mondo contemporaneo. La Chiesa Romana compie con sforzo ammirabile e commovente la sintesi (il tentativo prudente e coraggioso, almeno) della tradizione con le esigenze dei tempi nuovi, nella convinzione che solo nella fedeltà alla sua radice storica, canonica, dottrinale, spirituale, cioè alla sua propria secolare, apostolica ed evangelica tradizione, la Chiesa Romana e con lei la Chiesa cattolica, può conservare la sua autentica identità; non solo, ma altresì la sua perenne e sempre giovane vitalità: Filii tui sicut novellae olivarum . . . (Ps. 127, 3) Il vecchio olivo così frondeggia e fruttifica.

VIGILANZA E TEMPERANZA

Ma la domanda ancora incalza: ma come va la Chiesa?

Oh! Fratelli, non lo chiedete a Noi, se codesta nuova domanda si rivolge ad altri aspetti della Chiesa, sia Romana, sia universale; agli aspetti, diciamo, che mostrano certi fenomeni della sua umana composizione e della sua terrena fragilità. Voi li conoscete e li avvicinate forse più di Noi. Sì, notiamo tutti che la Chiesa subisce non poco negli uomini che la compongono, negli studiosi specialmente e nei giovani, l’influsso della cultura e del costume, che caratterizzano il mondo profano, così che una acquiescenza, spesso soverchia, alla moda del tempo ne piega le tendenze verso un relativismo, che richiede vigilanza e temperanza. Non vogliamo disconoscere quanto di vero, di giusto, di bello offre anche alla Chiesa pellegrina nel tempo l’esperienza ricchissima, e sotto certi aspetti meravigliosa, della nostra età; né vogliamo affatto scoraggiare l’ansia apostolica di coloro che cercano di farsi «tutto a tutti» (Cfr. 1 Cor. 9, 22) per tutti attrarre a Cristo: oggi l’uniformità degli usi e la accessibilità del linguaggio sono di grande importanza per stabilire contatti col mondo al quale vogliamo portare il nostro messaggio. Ma esiste il pericolo che questo atteggiamento, lodevole nelle intenzioni, si traduca in un conformismo superficiale, cioè nell’abbandono di cose preziose del nostro patrimonio culturale e morale, e induca nella tentazione di rendere indebitamente facile il Cristianesimo per noi e per gli altri,, a cui lo vorremmo comunicare, togliendogli ciò a cui esso non può rinunciare, il mistero dei suoi dogmi, la scandalo della sua croce, l’esigenza fondamentale della sua comunione gerarchica.

Così che insieme a consolanti progressi nella sua propria autocoscienza e nella sua virtù effusiva e missionaria, la vicenda presente della Chiesa segna alcune dolorose e preoccupanti flessioni, la cune penose difficoltà, sia esterne e (diciamo questo con maggior dispiacere) sia interne. Ma procuriamo, senza indugio, di comprendere il segreto provvidenziale, che si cela in queste prove; cioè cerchiamo di capire quale stimolo di purificazione, di penitenza, di fervore esse contengono per tutti noi; cerchiamo di raccogliere il richiamo benefico a maggiore fede, a maggiore speranza, a maggiore carità. che esse costituiscono per chiunque di noi vuole davvero amare il Signore e servire in amore il prossimo, che il nostro tempo presenta alla nostra missione. Virtus in infirmitate perficitur . . . Cum infirmor tunc potens sum (2 Cor. 12, 9-10).

CIRCOSTANZE DIFFICILI CHE FRENANO IL PASSO

Alcuni sentieri, del resto, sono aperti al buon cammino della Chiesa, anche nelle circostanze difficili che frenano il passo; ecco, ad esempio: dobbiamo tenere presente l’esigenza di far partecipi gli uomini di oggi, per quanto è possibile, all’opera salvifica della Chiesa; e dobbiamo essere attenti a quegli sforzi che tendono, anche se in modo ancora balbuziente, a portare nel mondo odierno una testimonianza autentica dell’amore di Cristo. Spiritum nolite extinguere. Prophetias nolite spernere. Omnia autem probate; quod bonum est tenete. Ab omni specie mala abstinete vos: parole di S. Paolo (1 Thess. 5, 19-22).

Se l’occhio non ci illude, Noi crediamo d’aver seguito questo criterio apostolico in alcuni atti recenti del Nostro ministero, come, ad esempio, nella Lettera apostolica «Octogesima adveniens», e come ci proponiamo di fare in una esortazione sulla vita religiosa, che non tarderemo a pubblicare dopo non poche e meditate consultazioni. Né vogliamo dimenticare che la vita della Chiesa, nei prossimi mesi, sarà caratterizzata dall’Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi. Il Signore ci ha già dato la gioia di presiedere a due Sinodi. Quello che celebreremo in autunno ci sembra rivestire un’importanza capitale, in considerazione degli argomenti che formeranno l’oggetto dei suoi lavori. Ci auguriamo che la sua preparazione - sostenuta dalla preghiera - continui dappertutto con un profondo senso di responsabilità.

Ma la domanda che Noi ci siamo posti: come va la Chiesa? ci obbligherebbe a considerare un altro capitolo di elementi riguardanti la vita presente della Chiesa stessa; e sarebbero i problemi ai quali è rivolto lo studio operoso dei Nostri uffici.

Le questioni pendenti sono molte e gravi, come quelle relative al già menzionato Sinodo, la riforma liturgica, i Seminari, l’ecumenismo, quelle riguardanti la Chiesa in Italia, nella Spagna, nei territori Portoghesi in Africa, le relazioni con i Paesi dell’Est europeo, ecc. Ma non vogliamo ora tentare un’escursione che non avrebbe più fine. Se vi accenniamo, ciò è solo per raccomandare anche alla vostra attenzione e alle vostre preghiere problemi tanto numerosi e complicati.

PACE E AMORE SOSTITUISCANO LA DISCORDIA E LA VIOLENZA

Non vogliamo tuttavia tralasciare di dire una parola circa una situazione, la cui gravità ci obbliga a rinnovare la Nostra istanza.

La tragica situazione in cui è venuta recentemente a trovarsi la popolazione del Pakistan Orientale e il fenomeno di gigantesche proporzioni determinatosi per l’esodo di milioni di cittadini, che hanno cercato il rifugio altrove, hanno dolorosamente colpito il mondo ed hanno suscitato nel Nostro animo sentimenti di profonda pena.

Abbiamo già voluto elevare un pubblico appello, affinché pace e amore siano portati in luogo di discordia e violenza, e, mentre ci siamo affrettati a dare il Nostro modesto ma affettuosissimo contributo all’opera di soccorso ai profughi e ai loro fratelli rimasti in patria, abbiamo rivolto un’esortazione pressante alle organizzazioni assistenziali cattoliche perché non lascino mancare il loro aiuto a chi è in così grave bisogno.

Desideriamo qui nuovamente manifestare i Nostri angosciati sentimenti, rinnovando il Nostro appello di carità e di pace, ed estendendolo in modo particolare a chi detiene i pubblici poteri, affinché per quelle popolazioni possa ristabilirsi una pacifica convivenza umana e civile, in un clima di comprensione e collaborazione, nel quale sia deposto ogni senso di ostilità e sfiducia.

E che diremo degli altri due punti dolenti sulla faccia del globo, dove ancora la guerra, se pur sopita, non è spenta, né spoglia delle sue sempre paurose minacce? Un cenno solo.

Il Vietnam: quando la pace? Com’è noto, noi siamo estranei al conflitto e alle trattative, che dovrebbero condurre alla sua composizione. Ma non siamo estranei alle sofferenze ch’esso comporta, tanto alla regione del Nord, quanto a quella del Sud. Abbiamo fatto quanto era in Nostro potere e in quello delle Nostre istituzioni caritative cattoliche di varie Nazioni per portare qualche soccorso; ma non fu possibile sinora - e vogliamo sperare che lo sia in un prossimo futuro - arrivare al Nord. Senza frutto è rimasto purtroppo anche qualche Nostro discreto, ma sincero tentativo per sollecitare la riconciliazione, e la fine della guerra; non cesseremo, a questo riguardo, di favorire ogni occasione propizia perché la pace, la libertà, la concordia e una nuova prosperità siano concesse a quelle tormentate ed a Noi molto care regioni.

E il Medio-Oriente, dove si trova al centro del conflitto quella Terra Santa, alla quale non possiamo non guardare con appassionato interesse, e augurare, quasi con istinto profetico, la pace, la vera pace. Tutti sanno come questa non possa essere frutto d’una vittoria militare, né come possa trovare una sua formula semplice. È la complessità della situazione che la rende estremamente delicata e difficile.

Ad ogni modo Noi ripetiamo che solo un interesse ed un metodo di pace guida il Nostro comportamento nella aggrovigliata questione. Ci guida anche nell’esercizio del Nostro diritto-dovere per la tutela dei Luoghi Santi, ben sapendo che non solo la cattolicità, ma tutta la cristianità condivide questa inalienabile esigenza. A questa tutela si aggiunge quella della popolazione cristiana, e l’interesse anche per quella non cristiana, araba ed ebraica della regione, perché anche così composita vi possa vivere liberamente e normalmente. Vi è poi la questione di Gerusalemme: a Noi sembra, ripetiamo, che sia interesse - e quindi dovere di tutti - che questa Città, dai destini unici e misteriosi, sia protetta da uno statuto speciale, garantito da presidio giuridico internazionale, e che possa così in migliore condizione diventare non più oggetto di implacabili controversie e di interminabili contese, ma un centro di convergenza, di concordia, di pace e di fede. A questo fine Noi cerchiamo di fare, con rispetto e con amicizia, opera di persuasione.

Per ora, qui finisca il Nostro discorso, mutando la domanda che lo ha ispirato: come va la Chiesa? in quella di più facile ma non meno interessante risposta: dove va la Chiesa? Va, nel tempo e in mezzo alla umanità, verso Cristo, più che mai cosciente dopo il Concilio di non avere altra meta da raggiungere; va lieta e paziente, alternando progressi e difficoltà, e sempre sorretta dalla sua escatologica speranza: va verso il Signore Gesù.

Grazie a voi tutti che con Noi camminate; conforti la vostra sequela la Nostra Apostolica Benedizione.

                                                



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