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DISCORSO DI PAOLO VI
AI DIRIGENTI DELLA FIERA DI MILANO

Giovedì, 6 aprile 1972

 

La vostra visita, Signori, ci fa pensare a molte cose. Voi venite qualificati da un titolo: «Fiera Internazionale di Milano», che non ci è affatto ignoto, e che solleva nel nostro animo molti ricordi, cominciando da quelli delle persone, che di tale colossale impresa sono stati i Dirigenti ed i Promotori, uomini insigni e benemeriti. Limitiamoci a salutare i presenti; e diamo il benvenuto al Signor Presidente, l’Avvocato Adrio Casati, ben degno di occupare funzione di tanto onore e di tanta importanza per avere in antecedenza rivestito cariche pubbliche di grande prestigio e di grande impegno; noi lo ricordiamo Presidente del Consiglio Provinciale della Provincia di Milano, durante il periodo del nostro ministero pastorale nell’arcidiocesi ambrosiana; e ben sappiamo con quale dedizione, con quale saggezza e con quale spirito d’iniziativa egli abbia adempiuto il suo ufficio, cercando di assolverlo non solo con alta e severa probità amministrativa, ma altresì con quella umana cortesia, che mirava a infondere un fraterno senso civile a quanti avevano rapporti con l’Amministrazione Provinciale Milanese: sono ancora, a questo riguardo, nella nostra memoria, le riunioni da lui promosse per le premiazioni e per gli auguri di Natale e di fine d’anno. Lo rivediamo ora volentieri e gli rinnoviamo l’espressione della nostra stima e dei nostri voti.

Poi salutiamo il Segretario Generale della Fiera, il Dottor Michele Franci, il cervello, il polso, il genio di codesta grande e sempre crescente Istituzione; non ne vogliamo qui tessere l’elogio che pur meriterebbero la sua instancabile energia e la sua inesauribile facoltà inventiva, perché lo sappiamo alieno dal consentire che convergano su la sua persona lodi e riconoscimenti, ch’egli preferisce siano rivolti all’opera, alla quale ha dedicato il suo dinamico ingegno, in modo tale che tutti sanno e vedono come l’opera, col procedere degli anni, - e sono cinquanta che voi ricordate e celebrate -, lungi dall’invecchiare s’è fatto sempre più giovane, cioè sempre in crescita d’ampiezza, di modernità e di vivacità operativa.

RICORDI PROMETTENTI

E all’opera allora, cioè all’Ente Fiera Campionaria di Milano, che inaugura tra pochi giorni la sua cinquantesima sessione annuale, si rivolge adesso, per merito di codesta graditissima visita, la nostra attenzione. Abbiamo avuto occhi pieni d’ammirazione per la vostra Fiera, quando, Milanesi anche noi per essere incaricati, caricati potremmo dire, della cura pastorale di quella bellissima, grandissima, storica e santa diocesi, ogni anno eravamo invitati a visitarla, col piacere e con lo stupore di chi passa in rivista un mondo incantato di quanto di più perfetto produce oggi il lavoro umano; ed avevamo la commossa compiacenza di accogliere d’intorno a noi in un’ora di preghiera un gruppo di rappresentanti e di espositori della Fiera. Erano quelli due momenti, la nostra visita alla Fiera, la vostra libera presenza alla cerimonia religiosa, due momenti per noi di somma intensità spirituale, che ricordiamo, non come episodi lontani del nostro soggiorno milanese, ma come luci tuttora accese nel nostro spirito, avido di quelle esperienze del mondo che mettono alla prova, stimolano ed esaltano il Vangelo, che è nostra missione annunciare nel tempo, in questo tempo sbalorditivo per le sue impensate meraviglie, per i suoi abissali problemi.

Cari Signori! noi non abbiamo, né vogliamo avere alcuna pretesa di competenza dei temi enciclopedici, che formano oggetto specifico della vostra appassionata ed espertissima attività. Guardiamo ed ammiriamo; ma quanto ai temi stessi, relativi all’invenzione di nuovi strumenti per moltiplicare l’efficienza dell’attività umana, relativi alla produzione quantitativa e qualitativa di cose fungibili per i bisogni della vita, relativi alla distribuzione commerciale, sempre più estesa e competitiva delle merci prodotte, e così via, noi ci dichiariamo inesperti, e punto iniziati al vostro mondo, incantato per noi, di studi, di fatiche e di affari. Ma possiamo assicurarvi che di cotesto mondo siamo, sotto certi aspetti, noi pure curiosi, anzi noi pure, forse quanto voi stessi, che ne siete i protagonisti, esploratori.

I VALORI DELLA VITA PER L’UOMO MODERNO

Credete voi che dal piano religioso, in cui noi ci troviamo e desideriamo rimanere, noi abbiamo nulla da osservare circa il vostro piano operativo, nel quale si svolge la vostra febbrile attività? Oh! quanto sarebbe indebito concludere dalla nostra inesperienza specifica e tecnica del vostro campo professionale che noi non abbiamo nulla da dire in proposito; ovvero supporre che noi, seguaci della libertà dello spirito, a cui ci educa la povertà evangelica, guardiamo con occhio ostile il monumentale edificio della vostra terrena operosità? No. Codesta visita, non solo gentile, ma - lasciateci dire - intelligente, dimostra che voi ammettete, anzi desiderate che una parola, penetrante nell’officina della vostra affannosa fatica, possa, anche dalle nostre umili labbra, a voi derivare.

Ebbene sì. Con l’antico rispetto, con la consueta benevolenza, con il costante augurio, che sempre abbiamo nutrito per la vostra celebre Fiera, noi vi potremmo dire qualche cosa di nostro, forse non vano per la comprensione globale, umana e cristiana, del grande fenomeno di cui siete gli operatori ed i rappresentanti.

PROMOZIONE SOCIALE E SPIRITUALE DELL’UMANITÀ

Vi diremo ora solo questo, attingendo più alla nostra che alla vostra esperienza. Per noi la Fiera di Milano era, e tuttora lo è, una pagina aperta, documentata e illustrata, della filosofia della vita. Vogliamo dire, era ed è una manifestazione altamente significativa d’uno degli aspetti più notevoli e più interessanti della concezione che l’uomo moderno si fa dei valori, per cui la vita dev’essere spesa.

Quali sono questi valori? voi, forse inconsciamente, lo dite; e noi, coscientemente, li cataloghiamo. Potremmo scrivere un libro per ognuno di questi valori, che voi esprimete vivendo. Diciamo in fretta: la conquista delle cose, della natura, del misterioso e meraviglioso cosmo, in cui ci siamo trovati a vivere; conquistare esige conoscere; ecco la scienza regina nelle sue più caratteristiche ambizioni; e conoscere per utilizzare; ecco la tecnica, ministra delle sue più geniali applicazioni, primissima quella di sostituire le energie stesse della natura, rese docili e pluriformi, alla fatica fisica e opprimente, indispensabile ancora, ma ridotta, sostenuta e protetta. Un fatto meraviglioso a questo punto si allarga sul mondo: il lavoro si fa intelligente; il cervello e il braccio vanno d’accordo, oltre ogni frontiera dell’empirismo tradizionale, e dal loro connubio nasce la civiltà del lavoro, con tutte le sue implicazioni organizzative, pedagogiche e sociali. Lo strumento è la formula, cercata per ogni soluzione dei problemi umani. La terra diventa davvero la patria dell’uomo, ospite e pellegrino nell’immenso regno della natura. E la terra diventa più che mai madre feconda, e profonde dal suo seno tesori ignoti e inesauribili: ecco l’economia! Quale appassionato interesse vi lega l’attenzione dell’uomo nuovo. Tutto sembra essere dominato da questa capricciosa e scrupolosa padrona della società. Essa si sposa al commercio, allo scambio e alla diffusione e circolazione dei beni economici. Un indefinibile ma affascinante istinto estetico porta nel parco dell’umana attività qualche linea, tutta sua, più geometrica che umana, di bellezza, e bellezza autentica. L’uomo ci si trova bene; vorrebbe che tutti ci si trovassero bene; cioè la promozione umana individuale e sociale, estesa a tutte le categorie sociali e a tutte le regioni della terra, sarebbe dunque la stazione d’arrivo di cotesto ciclopico fenomeno, del quale voi ci offrite la visione?

I nostri sguardi s’incontrano; e pare che un dubbio li annebbi: abbiamo percorso tanto cammino; era questa la vera meta? o abbiamo sbagliato strada? Perché tanta fatica? Questo è tutto?

Noi siamo lieti in questa circostanza commemorativa del mezzo secolo di lavoro da voi compiuto di valutare con voi il risultato positivo di tanta fatica, aggiungendo al pubblico encomio che le è tributato anche il nostro, suggerito da motivi superiori, d’indole religiosa e morale. Un’opera come la vostra, confrontata all’immanente disegno, che presiede alle estreme finalità della nostra vita e che riflette il pensiero divino sull’esistenza umana, può dirsi buona, come quella che obbedisce al primitivo comando del Creatore di sottomettere la terra e di ridurre quanto essa contiene al servizio dell’uomo (Cfr. Gen. 1, 28, ss.). Tutto quanto concorre al dominio dell’uomo sul mondo, all’incremento dell’umanità sulla terra, alla promozione dell’attività e del benessere umano, alla conquista scientifica e tecnica della natura, allo sviluppo totale dell’uomo, all’incessante sforzo di migliorare le condizioni della convivenza umana, . . . corrisponde al Pensiero creatore e provvidenziale di Dio. Il lavoro, a ben vedere, è uno studio e quasi un dialogo, che cerca d’interpretare la divina intenzione ideale dormiente nelle cose. La ricerca dell’utile e del perfetto è un onore reso ai valori, che l’infinita prodigalità creatrice ha sepolto nelle cose, ed è allo stesso tempo un omaggio, purtroppo non sempre intenzionale al loro divino principio, dei tesori virtuali, di pensiero e di azione, che l’uomo cava da sé, mentre scava quelli nascosti nelle viscere del cosmo. Perciò, facendo nostre le parole del recente Concilio circa l’attività umana (Cfr. Gaudium et Spes, 34), noi possiamo coronare l’opera vostra con un amplissimo riconoscimento. Dice appunto il Concilio: «L’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, considerato in se stesso, corrisponde al disegno di Dio».

UNA DOPPIA SPIRALE

Ma lasciateci terminare questa breve meditazione di dottrina e di vita. Voi siete dei consumati calcolatori dell’utilità delle azioni e delle cose; voi ci obbligate a finire come si deve! L’utilità suprema dunque, alla cui ricerca non può sfuggire lo spirito umano, termina in codesta gigantesca lotta fra l’uomo e la terra? Anche quando l’uomo è vincitore? La vittoria dell’uomo sul regno temporale è per lui definitiva, sufficiente? È la sua completa ed estrema felicità? o non deve questa stessa vittoria terrestre servire di scala per risalire ad un’altra conquista, a quella del regno dei cieli? Dalle cose visibili a quelle invisibili e spirituali; dalle cose temporali a quelle eterne?

Condensiamo il pensiero vastissimo in un’immagine, che ci sembra espressiva. Conoscete il così detto Pozzo di San Patrizio ad Orvieto?

Questo pozzo fu fatto scavare da Clemente VII, il quale dopo il sacco di Roma del 1527, e liberato dalla prigionia, si ritirò nella tranquilla cittadina umbra , che, come si sa, è posta sopra un colle isolato privo di acqua sorgente; e qui, per ordine del Papa, Antonio da Sangallo, il giovane, eseguì allora (1527-1537) questo magnifico pozzo, quest’opera, che il Vasari chiama «cosa ingegnosa di capriccio e meravigliosa di bellezza». Si tratta d’un grande pozzo circolare, verso cui si scende per una via a spirale, che gira intorno all’esterno del cilindro del pozzo e che arriva finalmente in fondo alla polla d’acqua, traversata la quale, si imbocca un’altra rampa a spirale che riporta il pellegrino sotterraneo, con la sua provvista d’acqua, alla vista del cielo. Questa idea geniale della doppia spirale ci sembra un simbolo anche per noi, che andiamo nelle profondità delle cose terrene alla ricerca di ciò che può saziare la nostra sete; ma quale sarebbe la nostra sorte se non avessimo poi modo di risalire mediante l’altra spirale parallela e spirituale, che sale alla luce del cielo?

San Paolo ci dice bene: «Ogni cosa è vostra; ma voi siete di Cristo (cioè assorbiti nella spirale ascendente della salvezza); e Cristo è di Dio» (1 Cor. 3, 22).

Così, così sia di voi, uomini della Fiera di Milano, e di quanti in essa cercano e trovano i tesori sgorganti dalla terra, da servire alla fine per la nostra sete di vita e di luce. Con la nostra Benedizione Apostolica.

                                 



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