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DISCORSO DI PAOLO VI
AGLI ALUNNI DEL SEMINARIO MINORE DI TORINO

Lunedì, 24 aprile 1972

 

Con grande affetto il nostro sguardo si posa su di voi, giovani seminaristi di Torino, come pure sui vostri Superiori e parenti che vi accompagnano, mentre ci viene spontaneo di ripetervi le parole di S. Paolo: «Le nostre labbra si aprono verso di voi, il nostro cuore a voi si effonde» (2 Cor. 6, 11).

In voi noi vediamo gli esponenti di quella gioventù che, tra le voci che la circondano, la frastornano e la incantano, ha saputo individuare la voce ineffabile di Gesù, che oggi come ieri dice a tanti giovani della vostra età: «Vieni e seguimi» (Matth. 19, 21). Beati voi, figliuoli, che avete avuto la grazia di ascoltare questa voce, e ancor più per avere avuto il coraggio di seguirla. Ciò vuol dire che il vostro occhio è limpido e che il vostro cuore è grande; vuol dire che accettate per programma di vita l’imitazione di Cristo, il suo eroismo, la sua missione di bontà e di salvezza per la redenzione del mondo. Ci congratuliamo con voi, e pregheremo il Signore, affinché vi dia la forza di perseverare nel cammino intrapreso, e possiate così realizzare le grandi speranze che la Chiesa pone nei vostri verdi anni e nei vostri generosi propositi.

Ed ora una parola di raccomandazione a voi, cari Superiori e genitori! Sappiate apprezzare gli incomparabili tesori che il Signore vi ha affidati, ed aiutate questi giovani a custodire e a sviluppare il germe divino deposto nei loro cuori. Ci rendiamo conto che questo è un compito difficile e richiederà molti sacrifici da parte vostra; ma un giorno ne sarete largamente ricompensati. Del resto, per voi in particolare, cari genitori, quale consolazione più ambita, quale gioia più grande di avere un figlio che intercederà per voi e per tutti sullo Altare di Dio? Intanto noi vi ringraziamo per la generosa offerta che avete fatto alla Chiesa e, mentre vi imploriamo da Dio le grazie più elette, con tutto il cuore impartiamo a voi e a tutti i vostri cari, presenti e assenti, la nostra Apostolica Benedizione.

* * *

Il Santo Padre si intrattiene a lungo con i giovani seminaristi e con i loro accompagnatori, aggiungendo altri pensieri ed altre esortazioni, e congratulandosi con loro, tra l’altro, per la fortuna che hanno di vivere in una diocesi così capace di una pedagogia moderna del sacerdozio qual è quella di Torino. In particolare, il Papa si sofferma su alcuni aspetti della psicologia dei giovani del nostro tempo, osservando che spesso non manca loro la chiamata divina ad essere testimoni, servitori, seguaci e apostoli di Cristo, ma manca invece il coraggio di rispondere a questa voce. Manca la virilità spirituale, manca l’energia proprio in quei giovani che peraltro sono tanto portati ad esercitare egregiamente le virtù naturali. Quando si trovano di fronte alla chiamata, molti giovani diventano timidi, si racchiudono in se stessi, sono pieni di dubbi, ed esitano. Paolo VI inoltre sottolinea che il problema delle vocazioni è un problema di libertà, ed ha avuto parole di apprezzamento per tutti coloro che sono capaci di consigliare i giovani senza alterare la loro personale responsabilità e la loro libertà.

«Quando, nelle grandi udienze, mi viene presentato un papà, o una mamma, o un fratello di un sacerdote non dimentico mai di ringraziarli per la corresponsabilità, per la partecipazione al merito di aver aiutato un ministro di Dio alla sua fedeltà e alla rispondenza alla sua vocazione».

                                         



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