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INCONTRO DI PAOLO VI CON SCRITTORI ITALIANI

Sabato, 29 gennaio 1972

 

«Gli uomini, chi dicono che io sia? La domanda che il Signore Gesù pose ai suoi discepoli, durante il cammino verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo, l’abbiamo idealmente rivolta ai poeti e agli scrittori: agli spiriti, cioè, più di altri sensibili all’emozione di tanta interrogazione». Da questo invito, espresso con le parole di Domenico Porzio in apertura della «Presentazione» è nato un libro intitolato «Incontri e scontri col Cristo», a cura della Ferro Edizioni. È: un’antologia nella quale oltre 200 scrittori contemporanei di ogni lingua e estrazione, parlano di Cristo.

Di questo volume «molto interessante, molto profondo, notevole per densità e ricchezza» (così ne parla il Papa) l’editore ha voluto fare omaggio a Paolo VI, all’inizio dell’odierna udienza all’aula dei SS. Pietro e Paolo, accompagnato da un gruppo di qualificati autori, in rappresentanza ideale di tutti coloro che hanno partecipato con un loro scritto a questa opera.

Ci sono Riccardo Bacchelli, Giuseppe Berto, Alberto Bevilacqua, Carlo Bo, Italo Alighiero Chiusano, Enzo Fabiani, Gianna Manzini, Fortunato Pasqualino, Alberto Perrini, Guido Piovene, Domenico Porzio, Alberico Sala, Giorgio Saviane, oltre all’editore Ferro. Il Papa entra nella sala accolto dagli intervenuti con commosso rispetto; e subito riceve dall’editore l’omaggio di due copie del libro finemente rilegate.

Quindi il saluto agli ospiti. Parlando molto familiarmente, Sua Santità si dice lieto di incontrare persone dai nomi famosi e celebrati, ringraziando per la cortesia della visita, in occasione dell’offerta di un libro che a stretto rigore poteva giungere anche da solo. È importante, invece, vedersi e parlarsi, perché nel rapporto diretto c’è un fluido insostituibile di comprensione reciproca.

E se è pur vero che il Papa è molto occupato, la loro presenza è la riprova che non è poi così difficile incontrarsi con lui. Il Santo Padre appare particolarmente lieto di poter dialogare con alti esponenti della cultura, la cui possibilità di influsso nella società è tanto estesa e profonda.

Le sue parole ricordano che ogni incontro, e anche il presente, trova un suo riflesso nel Vangelo, che altro non è se non l’incontro di Cristo con gli uomini. «Venite a me» diceva il Signore, quasi a indicare che a chi fosse venuto avrebbe annunciato il Regno di Dio. La premura di Cristo nel cercare gli uomini ha un seguito nella missione di coloro che egli ha chiamato «pescatori». I suoi apostoli e quanti sono loro succeduti sono ricercatori di incontri, di contatti con gli uomini. «Non siamo chiusi, ma aperti . . .» ribadisce il Papa.

Venendo a parlare del libro, egli dice che anch’esso, già nel titolo tratta di incontri. Anche di s’contri, è vero; ma soprattutto di incontri. Nelle sue pagine si trovano le testimonianze di autentiche folgorazioni, che sorprendono per la loro profondità persino coloro che sono abitualmente immersi nei problemi religiosi. In realtà l’incontro o lo scontro con Cristo avviene perché egli è, nella sua persona, tutto ciò che si esprime col termine Vangelo o Regno di Dio.

Egli personifica il termine divino del rapporto Uomo Dio. Qui Paolo VI vuole in un certo senso unirsi al cero degli scrittori, dando anch’egli la sua risposta al quesito iniziale. Dopo aver parlato delle autodefinizioni date da Gesù a se stesso, del profilo personale di Cristo che esce da talune sue espressioni come quella così religiosa e così umana «Venite a me voi tutti che siete sofferenti e affaticati e io vi ristorerò», Paolo VI ricorda la domanda posta da Cristo presso Cesarea di Filippo e la risposta di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Questa risposta, che Gesù dice non originata dalla carne e dal sangue, ma rivelata dal Padre che sta nei cieli è quella che la Chiesa e il Papa stesso ripetono con incrollabile convinzione. Paolo VI dice con espressione confidenziale che questa risposta costituisce l’assillo del suo ministero. Il Papa deve ripetere a tutti che Gesù è il Figlio di Dio e che non si ha salvezza al di fuori di lui. È forse faticoso per il Papa fare questa affermazione? È un problema per lui? No! esclama Paolo VI, esprimendo la sua intima incrollabile convinzione circa la verità dell’enunciato. Per quanto umanamente debole possa essere la persona del Papa, c’è in lui una forza che viene dall’alto, che lo conferma in ciò che Pietro per primo ed ispirato dichiarò.

Gesù, per difendere questa definizione ha affrontato il patibolo e la morte. Fu condannato infatti dal Sinedrio per essersi definito il Figlio del Benedetto.

Il Papa prosegue esortando l’editore ad allargare la cerchia delle testimonianze, che sono certamente assai più numerose di quelle raccolte in questo volume, che potrebbe considerarsi primo. In realtà esse dimostrano come il nostro mondo, all’apparenza apatico e refrattario ad un rapporto con Cristo, a un certo punto si trova obbligato a dirne qualcosa. L’aveva predetto Gesù: «Quando sarò esaltato sulla croce, trarrò tutti a me». Certo di fronte a Lui l’atteggiamento è duplice. Chi ascolta e accoglie l’invito di Cristo, entra in sintonia con Lui, in un certo senso si «cristizza». Chi non ascolta, rimane ai margini del suo mistero. Ma è scritto già nel Vangelo: «Venne tra i suoi, e non lo accolsero».

Il libro, conclude Paolo VI, rappresenta un documento dell’attuale momento spirituale. E per ringraziare ed elogiare i presenti augurava loro di avere non lo scontro ma l’incontro con Cristo, un incontro intelligente e critico, tale da poter essere saldamente benefico per essi e per i lettori.

«Quanto bene potete fare, con la vostra capacità di scrittori!».

Questa frase il Papa ripete alcune volte, quando, dopo aver impartito la sua Benedizione, si intrattiene con il gruppo degli scrittori, conversando con ciascuno singolarmente. A tutti Egli offre in dono il volume «Cristo nell’uomo d’oggi» che raccoglie secondo l’ordine dei fatti evangelici una serie di considerazioni di Paolo VI sul Cristo. Il dono dell’artistico volume è assai apprezzato dagli intervenuti, che salutano Paolo VI con gratitudine e commozione.

                                            



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