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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLA COMUNIT
À BENEDETTINA DI SUBIACO

Mercoledì, 21 giugno 1972

 

La vostra presenza, carissimi Padri della comunità benedettina di Subiaco, riporta al nostro pensiero il ricordo della visita, da noi compiuta lo scorso anno, il giorno 8 settembre, al vostro cenacolo di spiritualità e di vita benedettina, centro di irradiazione apostolica, culla dell’Ordine insigne, che colà vide, nel sacro Speco, la solitudine orante del suo grande Fondatore, il Padre del monachesimo occidentale. Percorremmo con voi, guidati dal venerando Abate Don Egidio Gavazzi, i luoghi santificati dalla sua preghiera, i ricordi storici e artistici del luogo, incomparabili; e con voi pregammo e ringraziammo il Signore per i doni concessi alla vostra Famiglia religiosa lungo l’arco dei secoli.

Abbiamo rilevato allora il significato della vita consacrata, e il posto che essa ha nel nostro tempo; a quelle parole ci vogliamo riferire oggi, per raccomandare a voi e ai vostri confratelli, come a tutte le anime che si sono legate davanti a Dio e alla Chiesa al conseguimento della perfezione evangelica, con la professione dei voti, la fedeltà totale, e ogni giorno rinnovata, all’impegno assunto di testimonianza del Cristo e dei suoi consigli: e poiché questi, come ha sottolineato il Concilio Vaticano II, «per mezzo della carità alla quale conducono, congiungono in modo speciale i loro seguaci alla Chiesa e al suo mistero, la vita spirituale di essi deve pure essere consacrata al bene di tutta la Chiesa: di qui deriva il dovere di lavorare, secondo le forze e la forma della propria vocazione, sia con la preghiera, sia anche con l’opera attiva, a radicare e a consolidare negli animi il Regno di Cristo, e a dilatarlo in ogni parte della terra» (Lumen Gentium, 44).

Preghiera e opera attiva: che è quanto dire, con San Benedetto, ora et labora, cioè il programma che regge nel suo intimo dinamismo tutta la vita dell’Ordine benedettino, nella sua dedizione a Dio - Liturgia, preghiera comunitaria, lectio divina, canto sacro, ecc. - e nel suo servizio ai fratelli: studio, promozione dei valori della cultura, progresso sociale nelle varie forme dell’attività umana.

Il messaggio del vostro Patrono e Padre rimane tuttora vivo: a voi custodirlo, avvalorarlo, illustrarlo, renderlo attraente alle nuove generazioni, perché la continuità della vocazione e della missione benedettina perduri immutata. Ve lo auguriamo di cuore; e, nel raccomandarci alle vostre preghiere, tutti abbracciamo con la nostra Apostolica Benedizione.

                                          



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