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CONGRESSO EUCARISTICO AD UDINE E SOSTE A VENEZIA ED AQUILEIA

INTERVENTI DEL SANTO PADRE PAOLO VI

Sabato, 16 settembre 1972

ANNUNZIO AL POPOLO

Oggi, qui a Castel Gandolfo - così il Santo Padre prima della recita dell’Angelus Domini domenica 10 settembre - è festa, una festa tutta sua, la festa patronale, dedicata a San Sebastiano, scelto come protettore celeste di questa comunità terrestre. Mentre onoriamo questa tradizione religiosa, che per essere sotto ogni aspetto comunitaria si esprime anche nel costume civile della popolazione, la festa locale anticipa nel nostro spirito l’interesse felice del nostro prossimo viaggio a Udine, il 16 settembre, a Dio piacendo, come è stato annunciato, per partecipare, sia pure con un rapido intervento, quasi fuori programma, al Congresso Eucaristico Nazionale, dove tema centrale di riflessione è stato fissato il risalto, anzi la pienezza, che il mistero eucaristico appunto conferisce alla Chiesa locale. Il centro, il cuore della fede e del culto cattolico, cioè l’Eucaristia, Sacramento della presenza reale di Cristo, raffigurato nel suo sacrificio per la nostra salvezza, irradia infatti una luce, una virtù che i moderni possono ben dire sociologica, destinato, com’è, a riunire intorno a sé un gruppo, una famiglia, una comunità di credenti e di partecipanti al mistero, e a fare di loro quella comunità, quella città di Dio, che chiamiamo «Chiesa», il Corpo Mistico di Cristo. La Chiesa locale acquista la dignità e la dovizia della Chiesa totale, universale.

E questa è teologia e sociologia insieme, meravigliosa, e diventa ora per noi, storicamente, di grande attualità. Essa canonizza il processo perfettivo dell’umanità, che tende alla unificazione, e nello stesso tempo lo integra conservando alla società, che fatalmente cammina verso le forme quantitative e impersonali della moltitudine umana, la spiritualità, altrimenti in via di spegnersi, tanto delle singole persone quanto dell’unità collettiva. La società cristiana non è una pura concentrazione anagrafica, tecnicamente organizzata; è un popolo vivo e cosciente, composto di singole persone vive, libere, responsabili, capaci d’un proprio colloquio con Dio e di una conversazione interpersonale con tutti gli altri, ispirata dal reciproco amore.

È la Chiesa, con i suoi Santi, e con Cristo, uno per tutti.

E tale sia in ogni sua espressione locale, oggi qui, domani a Udine, nell’Italia intera e nel mondo.

Auspice Maria.

AL CLERO ED AI RELIGIOSI NELLA BASILICA DI SAN MARCO

Pace a voi, Fratelli e Figli, in nomine Domini!

Giunti felicemente a Venezia, nella Basilica di S. Marco - cuore della Città - rivolgiamo il nostro primo saluto a voi, cari sacerdoti, religiosi e religiose, parte eletta di questa amatissima comunità ecclesiale.

Non vi nascondiamo la gioia di questa sosta, di questa visita, desiderata e voluta; non vi nascondiamo il gaudio e il conforto di questo primo significativo incontro, che è stato fin dall’inizio nei nostri auspici e nelle nostre intenzioni. Sia per noi tutti, la presente riunione, momento di grazia, illuminante e corroborante.

Che cosa vi dirà il Papa, dopo avervi manifestato la sua paterna affezione e la sua sincera riconoscenza per una presenza così cordiale e così numerosa?

Vi parliamo nella cornice di un luogo tanto nobile ascoltandone noi stessi la voce misteriosa, carica di storia, risonante di echi confluenti da civiltà diverse; densa di sublimi espressioni artistiche, maturate in tempi lontani, e pur sempre potentemente eloquenti nel corso dei secoli, fino ai nostri giorni; nel quadro di un luogo pieno di melodie e di armonie religiose - voce che certo voi, fors’anche meglio di noi avvertite e cogliete con la vostra squisita ed abituata sensibilità spirituale -; è voce piena di sacertà e di cultuale grandezza - anche l’arte qui è sacra, e forma di culto - e di testimonianze di fede, risalenti alle origini cristiane, e tuttora, e proprio per questo, vibranti nel profondo delle anime nostre, suscitandovi un’ondata di intensa purissima emozione. E come non menzionare subito esplicitamente San Marco, «evangelista meus», del quale l’umile successore di Pietro non può non ricordare i singolari legami col Principe degli Apostoli?

E quale visione incantevole, questa che ci è concesso di poter ricreare nell’intimità del nostro spirito, evocatore di una meravigliosa e secolare esperienza cristiana, che ha qui costruito non solo e non tanto il suo monumento, quanto una sua viva e originale espressione, che raccoglie ed unisce in un identico e ininterrotto palpito di fede e di amore le generazioni lontane alle generazioni presenti e a quelle avvenire.

Vorremmo allora sottolineare l’importanza della tradizione; raccomandarvi di conservarne, di alimentarne il senso e il rispetto; incoraggiarvi a mantenere in essa la vostra fiducia: a capirla e ad usarla come potente forza ispiratrice, e come grave e responsabile impegno di ulteriori incrementi, di continuo progresso.

Pensiamo che la bontà e la saggezza delle genti venete, a cui appartenete, insieme con la solidità e la serietà della vostra consacrazione sacerdotale e religiosa, vi rendano particolarmente aperti ad accogliere e a rendere fruttuosa questa nostra ovvia e paterna esortazione : amate il tesoro dell’eredità spirituale che qui Venezia quasi in forma riassuntiva ed emblematica a voi consegna.

Il problema della fedeltà al patrimonio religioso ricevuto non è soltanto di oggi, anche se oggi si presenta con qualche gravità, che maggiormente giustifica, ci pare, questa spontanea conversazione. Del resto, quale altra parola potreste, in una occasione come questa, aspettare da noi? Ricordate la preoccupazione di San Paolo? «Si quis vobis evangelizaverit praeter id quod accepistis, anathema sit» (Gal. 1, 9): dove l’«accipere», il ricevere, indica un momento essenziale della continuità e della fecondità del messaggio cristiano, cioè della tradizione. Lo confermano, voi ricordate, le parole con cui l’Apostolo introduce la sua importante testimonianza circa il Mistero Eucaristico, che tra poche ore celebreremo a Udine: «Ego enim accepi a Domino quod et tradidi vobis» (1 Cor. 11, 23). Ricevere e trasmettere: ecco la tradizione, della quale San Paolo si mostra tanto geloso.

Questo ricevere dal Signore, e quindi trasmettere, e ancora ricevere e continuare a trasmettere - con fedeltà e nella integrità: «depositum custodi, devitans profanas vocum novitates» (1 Tim. 6, 20) senza alterazioni, senza distogliere l’ascolto dalla verità e indirizzarlo alle interpretazioni arbitrarie, o alle favole, ai miti di ieri e di oggi (Cfr. 2 Tim. 4, 4) - costituisce una catena che non può essere infranta. È il dovere del nostro momento storico. E riguarda anzitutto, com’è ovvio, il contenuto immutabile della dottrina religiosa e morale della fede cattolica.

Ma poi la tradizione è portatrice di tanti altri valori. Basti pensare a quelli riguardanti la disciplina ecclesiastica, il culto e la pietà cristiana, la spiritualità, l’ascesi; a quelli concernenti la figura o, come oggi si usa dire - indulgendo talvolta ad un problematicismo spesso vano e pericoloso - la identità del sacerdote e del religioso, venutasi definendo e consolidando nel corso dei secoli, sulla base degli elementi essenziali che risalgono alla volontà del Signore. Sono tutti valori sperimentati, comprovati, e variamente garantiti dagli insegnamenti e dalle direttive dell’Autorità ecclesiastica, dalla vita dei Santi, dal «sensus fidelium». Quale ricchissimo e prezioso patrimonio! , che certa mentalità conformista, iconoclasta, mondanizzante e desacralizzante rischia ora di minare e di disperdere. È facile togliere, sopprimere ma non è facile sostituire, sempre che si cerchi e si voglia davvero non una sostituzione qualunque, ma una sostituzione che abbia un autentico valore.

E considerazioni analoghe potremmo fare per taluni e non pochi valori umani, del pensiero, dell’arte, della vita e della convivenza civile. Non vuole essere, la nostra - badate bene - una «laudatio temporis acti», ma il riconoscimento e l’accettazione - consapevole, giustificata, doverosa - di valori che trascendono la competenza umana e vincono il tempo, anche se la maturazione di alcuni di essi è avvenuta attraverso la storia.

Riconoscere e apprezzare i valori della tradizione non è passività, ma un atteggiamento positivo, riflesso, critico, libero. È un modo di essere impegnati. Il rispetto, il senso e l’amore della tradizione non è immobilismo. Al contrario, richiede forza morale, disciplina nel pensiero e nel costume, solidità, profondità, capacità di resistenza alla effimera moda dei tempi; richiede, in una parola, personalità: quella personalità, umana e cristiana, di cui tanto si discute, ma che non è tanto facile formarsi e possedere.

Per i valori di cui essa è veicolo, e per l’impegno che essa esige da noi, è ovvio che la tradizione non può non essere elemento di progresso, tanto personale come comunitario. Essendo una realtà viva, la tradizione ha in se stessa una proiezione in avanti. Essa garantisce una crescita organica; assicura, del progresso, l’autentica, non ingannevole, realizzazione; assicura il genuino, e non solo apparente, sviluppo. Rispecchia, a noi pare, il problema di Venezia: durare e crescere fedele a se stessa.

Ed allora possiamo sinceramente rallegrarci degli sforzi che anche a Venezia si compiono, e incoraggiare quelli che è doveroso intraprendere, per un sano aggiornamento sul piano della dottrina e della pastorale, allo scopo di ottenere una fede più profonda, più pura, più impegnata; una vita cristiana più intensa in tutte le sue dimensioni, individuali e sociali; una testimonianza di vita sacerdotale e religiosa maggiormente aderente al Vangelo e all’esempio di Gesù, nostro Signore, e quindi maggiormente efficace in ordine alla salvezza dell’uomo moderno. A quante grandi iniziative ha saputo dare impulso la Chiesa veneziana nel corso della sua storia, per affrontare e risolvere i problemi del tempo! Quante e quali opere ha realizzato! E com’è numerosa la schiera dei suoi Santi! Da ciò sappiate dunque prendere slancio ed entusiasmo per un balzo in avanti, mantenendo sveglia e rinnovando la vostra capacità creatrice, in vista di una adeguata e preveggente soluzione dei problemi di oggi e di domani.

Nell’affidare alla vostra intelligenza e alla vostra buona volontà queste riflessioni, concludiamo esortandovi: Siate fedeli, generosamente e dinamicamente fedeli a Cristo, alla Chiesa, alla vostra vocazione, alla vostra missione. Portate il nostro paterno ricordo ai confratelli e alle consorelle che non hanno potuto partecipare a questo incontro, specialmente a quelli che fossero ammalati e sofferenti. A tutti, di gran cuore, la nostra confortatrice e propiziatrice Benedizione Apostolica.

AI FEDELI DELLA SERENISSIMA

Veneziani!

Poteva il Papa, pellegrino in volo verso Udine, dove in questi giorni si celebra il XVIII Congresso Eucaristico Nazionale, sorvolare Venezia senza sentirsi attratto a discendere, come uccello migratore alla pastura, e a posare un istante su questa Città incantata e benedetta?

Non poteva; ed eccoci tra voi, Veneziani, con nostra gioia e con nostra sorpresa.

Ma prima che il nostro saluto a voi si pronunci, noi non possiamo sottrarci all’incantesimo, di cui la breve visita ora compiuta alla vostra Basilica d’oro e il primo incontro col vostro Patriarca circondato dalla sua comunità ecclesiale ci hanno inebriato lo spirito. Sì, noi stiamo sognando, mentre l’una su l’altra le onde dei ricordi portano lontano il nostro pensiero. L’una, quella delle memorie personali, che rievoca a noi stessi dolci memorie della nostra infanzia, quando bambino, con i nostri familiari, noi fummo in questa Piazza, non senza provarne fin d’allora un fascino singolare ed arcano: era allora appena iniziata la ricostruzione del prestigioso Campanile, «com’era e dov’era» quello da poco tempo caduto, e noi stavamo accanto all’impalcatura della fabbrica ad osservare l’incantevole facciata di San Marco, con i cavalli apocalittici, e ad attendere che i fanti di bronzo battessero le ore, e c’era anche allora la Madonna, e maestoso sempre il Leone con le ali misteriose e col vaticinio di pace, che Cristo, con voce perenne, rivolge Lui stesso al suo Evangelista diletto Marco, quello che l’Apostolo Pietro chiama «figlio mio» (1 Petr. 5, 14). E poi altri ricordi indimenticabili, negli anni successivi, ultimo il nostro viaggio a Venezia nel 1956, ospiti del Patriarca Roncalli, da lui invitati per le onoranze a S. Lorenzo Giustiniani, a cui primo dal nostro predecessore Nicolò V ( 1451) fu attribuito il titolo patriarcale; ed è stato allora che il futuro Papa Giovanni XXIII, con la sua incomparabile giovialità, ci volle accompagnare sul Campanile, e di là mostrarci il panorama, immagine unica, di Venezia.

Ed ecco allora affluire al nostro animo impetuosa l’altra onda di ricordi, l’onda di quelli storici, dieci secoli di meravigliose avventure. Ci appare come una delle Città tipiche nella storia della civiltà. La vediamo sorgere dalla laguna quasi come un mito; affermarsi ed estendere il suo dominio nel retroterra con faticoso ma incessante progresso; galleggiare e poi veleggiare sul mare, ardita spola fra l’Oriente mediterraneo e l’Occidente latino; aristocratica e democratica la sua legge; fortezza e ricchezza e bellezza le sue corone, religioso il suo genio, cattolica la sua fede.

Ed a questo riguardo quanto interesse rappresenta Venezia per Roma! Ed oggi più che mai. Ai cinque Papi che Venezia diede alla sede di Pietro nei secoli andati, due se ne sono aggiunti in questo secolo, venerati nel mondo, S. Pio X (di cui noi ricordiamo l’Udienza privata, alla quale noi avemmo la fortuna di partecipare, non ancora decenni, con la nostra Famiglia, meravigliati di tanta sua bontà, e divertiti di ascoltare le sue frizzanti parole in dialetto veneto); e Papa Giovanni XXIII, ch’ebbe per noi costante e speciale affezione, sempre ricambiata da noi da cordiale devozione, e che con gli atti sapienti del suo Pontificato e con l’esempio della sua gioconda e profonda virtù è ancor oggi a noi Maestro di apostolico ministero.

Vedete, Veneziani, come trovandoci in mezzo a voi, noi vi siamo non meno vicini col cuore che con la persona. Gustiamo noi pure, dopo la rievocazione del passato, la bellezza di questo pur fugace momento presente. Siamo fra voi come un Amico. Ringraziamo il Signor Sindaco delle sue alte e cortesi parole; esse resteranno nel nostro cuore. A lui porgiamo il nostro distinto saluto. Lo porgiamo a tutte le Autorità, che abbiamo l’onore di vedere presenti. Lo porgiamo a quanti ci circondano, a tutta la Città, a tutta la Regione. Lo porgiamo ai Forestieri, che assistono a questo incontro, alle persone, e ai loro rispettivi Paesi. E lo porgiamo a tutti quelli che si sono prodigati in premure e servizi in questa occasione: grazie a tutti di cuore.

E possiamo noi ancora da questa Piazza rivolgere una menzione speciale ad alcune categorie di persone, che noi abbiamo in questo momento particolarmente presenti nell’animo nostro? Ecco: vada un pensiero e un augurio ai Gondolieri di Venezia: siamo lieti d’aver anche noi, poco fa, profittato delle loro prestazioni attraversando in gondola lo specchio di mare dalla Madonna della Salute al Molo della Piazzetta. Tutti li salutiamo e li benediciamo; che il loro caratteristico profilo abbellisca sempre la veduta veneziana, e sia sempre simbolo della bontà, dell'operosità e della eleganza del popolo di Venezia.

Poi vogliamo rivolgere un elogio e un ringraziamento per tutti coloro - Governanti, Amministratori, Tecnici, Operai e Benefattori - che s’interessano della conservazione, della difesa, dell’incremento della Città. Sappiamo anche noi quanto Venezia sia minacciata nella sua statica e nella complicazione dei suoi problemi urbanistici. Venezia deve vivere. Il nostro voto è quello di quanti amano questa Città, per i cento titoli che le conciliano l’ammirazione universale, dei quali uno primeggia per noi, quello d’essere intitolata a S. Marco, evangelista di Cristo.

E non solo sopravvivere alla corrosione del suo mare deve Venezia, ma vivere. Dal presente il nostro sguardo si dirige al futuro. Un futuro, ch’è già in atto, ma che ha per sé il tempo avvenire: vogliamo dire il suo sviluppo moderno, il quale non può prescindere dal lavoro moderno, che già si attesta nei centri industriali attorno alla Città storica, come Mestre, Marghera, Murano, eccetera. Problema assai difficile, ma che deve trovare soluzione plausibile tanto per l’incolumità del carattere peculiare della Città e dei suoi incomparabili monumenti, quanto per il benessere delle popolazioni lavoratrici, alle quali mandiamo oggi un nostro benedicente saluto.

E neppure corrosa da manifestazioni di decadenza estetica e morale sia Venezia, città di bellezza ideale; ma coerente alla sua storia e alla sua dignità possa essa risplendere sempre con regale eccellenza nei cieli della cultura e della fede. Sì, figli carissimi, perché le glorie del passato non devono costituire soltanto oggetto di sterile contemplazione o di pur legittimo orgoglio; ma patrimonio vivo e fecondo devono essere anche per i nostri tempi, sorgente di ispirazione e di impegno, motivo di emulazione per i fortunati e intelligenti eredi di quelle tradizioni. E questo tanto più si avvererà per voi, quanto maggiormente sarà in armonia coi valori familiari, morali e spirituali, che hanno fatto Venezia nobile e stimata nel mondo, e quanto più soprattutto si inserirà sul tronco di una tradizione che non muore, quella della fede cattolica.

Ecco allora i voti che salgono dal nostro cuore per la prosperità della vostra vita religiosa e civile, e che noi desideriamo lasciarvi come un ricordo e una consegna di questo nostro memorabile incontro: fate vostra la formula evangelica: «Nova et vetera»! Sappiate avere, sì, il senso della storia scritta nei monumenti e nelle antiche vestigia dei secoli andati; ma abbiate insieme l’ambizione di fare di Venezia una città viva, bella, moderna e buona.

Confermi questi voti la nostra pontificale e cordiale benedizione.

ALLE AUTORITÀ CIVILI  

Onorevoli Signori,

Vi esprimiamo la nostra sentita riconoscenza per questo incontro, tanto gradito, e vi porgiamo il nostro deferente e cordiale saluto.

Fin dal primo annuncio della nostra visita a Venezia, il vostro signorile senso dell’ospitalità si è cortesemente fatto interprete dell’attesa di tutti i Veneziani e delle gentili disposizioni d’animo con cui erano pronti a riceverci. Ora abbiamo visto come l’accoglienza che ci è stata riservata non smentisca le vostre nobili e grandi tradizioni civili. Di nuovo, a voi e all’intera popolazione, il nostro grazie sincero e commosso.

Parlando a responsabili della cosa pubblica, non possiamo non considerare la molteplicità delle gravi questioni, che domandano il vostro studio, la vostra dedizione, il vostro sacrificio. Sono davvero tanti i problemi d’ordine sociale ed economico, che interessano la civile convivenza di una città, di una provincia, di una regione; e di essi non debbono sfuggire le implicazioni e le dimensioni etiche, morali ed anche religiose, da rispettare e da curare quali imprescindibili istanze dell’autentico e completo bene comune. Per talune manifestazioni, poi, Venezia diventa spesso centro di attrazione e punto di riferimento a cui si guarda da tutta l’Italia e da altri Paesi del mondo; e a questo proposito lasciateci dire che tanto maggiore diventa anche l’obbligo di rendere testimonianza ai valori genuini, e di evitare tutto ciò che potrebbe offendere la sentita e vissuta tradizione cristiana della Città di San Marco.

Ma ora il nostro pensiero, che è insieme partecipazione ed augurio, va soprattutto a quello che possiamo chiamare «il problema di Venezia», il problema, cioè, della conservazione, dell’esistenza, dell’essere stesso di questa meravigliosa e singolare città.

Arduo è il vostro compito, grande la vostra responsabilità dinanzi al mondo e alla storia. Ma conosciamo la determinazione che vi anima, e la varietà di iniziative che avete promosso e secondato, e nelle quali è attiva la lodevole collaborazione di altre persone, enti ed istituzioni.

Vi sia di incoraggiamento il ricordo e l’esempio dei vostri avi, che alla difesa e alla protezione della città e della sua incantevole laguna hanno dedicato opere memorabili, prima fra esse i celebri Murazzi, costruiti «ausu romano, aere veneto»: scultorea e potente espressione, della quale ci piace sottolineare la ben meritata esaltazione dell’audacia, l’appropriato e significativo accostamento a Roma, e il realistico richiamo alla necessità dei mezzi materiali, della cui effettiva disponibilità si poteva essere, allora, legittimamente orgogliosi.

Venezia è vostra, ma, come Roma, appartiene anche all’umanità e alla civiltà, nelle sue più nobili ed alte espressioni. Per questo formuliamo fervido l’auspicio che non venga meno l’ardire e che non manchino i mezzi. La felice soluzione del problema di Venezia è e deve essere un impegno comune, da fomentare con motivazioni morali profonde e da assolvere nel nome della fraternità e della pace. L’impegno vostro è oggi tanto più difficile, ma insieme anche tanto più degno e stringente per i bisogni della Venezia odierna, avvolta anche essa dai problemi del lavoro moderno, dall’affluenza di nuove ondate di popolazione meritevole delle cure più attente e più gravi: l’interesse per questi fenomeni sociali conferisce all’opera vostra il dovere e il merito d’un’ardua, ma indeclinabile missione umana e cristiana.

Questi i nostri voti di prosperità e di progresso: che volentieri estendiamo alle vostre illustri persone e a tutte le vostre attività. Con la nostra Benedizione Apostolica.

VISITA AD AQUILEIA

Figli carissimi!

Ripartiti da Venezia per continuare il nostro viaggio verso Udine, non potevamo non sostare, sia pur brevemente, qui ad Aquileia, il cui solo nome serve a ridestare un’onda di ricordi e di tradizioni nobilissime nella storia ecclesiastica e civile. Aquileia, bel nome romano, «urbs primaria in decima regione Italiae», il suo antico Patriarcato, che esercitò nei secoli una vasta giurisdizione e fu centro d’irradiazione cristiana per tutta la Venezia e per le terre limitrofe, il patrimonio artistico che essa conserva, tra cui la famosa Cattedrale, costituiscono per ogni visitatore motivo e materia di profonda riflessione ed invito ad una pausa stimolante. Per noi, che successori dell’Apostolo Pietro contempliamo con commozione le vestigia e le testimonianze del lavoro apostolico svolto dai pionieri della fede cristiana, Aquileia rappresenta un ricordo vivo e parlante della nostra storia religiosa.

Ma non una meditazione storica, indubbiamente suggestiva, intendiamo ora proporvi. Non ce lo consentono né il breve tempo a disposizione, né la natura squisitamente spirituale del nostro pellegrinaggio. Piuttosto, è l’incalzare delle memorie che ci invita a ripensare al tesoro della tradizione ed a raccogliere le alte lezioni, che ne derivano per la nostra vita. La tradizione dev’essere conosciuta, apprezzata e rispettata! Aquileia fu, fin dalle sue origini, punto d’incontro di vari popoli, autentico «crocevia» delle genti che entrarono, in epoche successive, a contatto col mondo romano e cristiano. Non vale, forse, tale rapido accenno a suggerire, in termini di attualità e di urgenza, l’ideale dell’unione? Proprio qui, in questa terra illustre e sacra, noi vogliamo richiamarvi, carissimi Figli, questo alto ideale, perché l’unione è incontro spirituale, è armonia di intenti, è coordinamento di opere. Sì, è nostro dovere approfondire le ragioni e studiare i modi per stare insieme, per lavorare insieme, per costruire insieme. E se un tale proposito appare validissimo nell’ordine umano e civile, in quanto aiuta efficacemente a superare i dissidi emergenti dalle differenze di lingua, di cultura e di stirpe, quanto più non si rivela utile e prezioso per la vita religiosa e morale? Esso contiene, anzitutto, una precisa indicazione per la causa ecumenica, la quale chiama tutti i Fratelli cristiani all’unità che il divino Fondatore ha voluto e chiesto al Padre suo per la sua Chiesa; rappresenta, ancora, per i Cattolici un diretto invito a sviluppare ed a vivere, nell’unione operosa, il senso della propria fede, collocando in giusta prospettiva il necessario servizio dell’autorità e la libertà che Dio dona a ciascuno; vuol essere, da ultimo, un rinnovato appello a trovar sempre nel- l’Eucaristia la fonte alimentatrice della vera unità. Così questa sosta, mentre procediamo per la Città del Congresso, offra a tutti voi, cari fedeli, la spinta e l’impulso per accorrere a Cristo Signore, re e centro dei nostri cuori. Così sia, con la nostra Apostolica Benedizione.

INCONTRO CON LE RAPPRESENTANZE CIVICHE

Signor Sindaco,

Le nobili espressioni con le quali Ella ha voluto porgerci il cordiale benvenuto non ci trovano insensibili, ma suscitano nel nostro animo sentimenti di profonda e sincera benevolenza per questa amabile città, verso la quale, in queste radiose giornate di preghiera, di studio e di pietà eucaristica, sono rivolti i cuori di tutti i cattolici d’Italia.

A Lei, pertanto, al Consiglio comunale al quale Ella presiede, alle personalità religiose e civili presenti davanti a noi, e a quanti sono qua convenuti, la nostra più viva gratitudine per il deferente omaggio e per questa calorosa accoglienza, ben degna della tradizionale ospitalità del popolo friulano.

Tanto più volentieri, poi, accettiamo l’onore che ci è reso, in quanto l’alto ufficio che La qualifica e La distingue conduce il nostro pensiero ad abbracciare con un palpito di riverente affetto l’intera cittadinanza, che Ella così degnamente rappresenta e di cui qui ci porta il saluto e l’omaggio. Sentiamo anzi che tutta la gente del Friuli è qui presente con Lei per attestarci la sua devozione sincera, la sua franca e spontanea generosità e la vitalità della sua secolare fede religiosa.

Giungiamo or ora dall’antica e gloriosa città di Aquileia, dove in pensosa ammirazione abbiamo sostato davanti ai monumenti che testimoniano fin dai più remoti tempi la presenza operosa della Chiesa in mezzo a voi; presenza che si è radicata profondamente nella vita e nei costumi del vostro popolo, contribuendo alla formazione di quelle robuste virtù civiche, morali e familiari, caratteristiche di questa terra, che costituiscono un patrimonio spirituale di incomparabile valore. Noi vorremmo ricordare, nella significativa e solenne circostanza del presente Congresso Eucaristico, la necessità di custodire nella maniera più gelosa questa eredità preziosa lasciata dai vostri padri, perché essa, oggi non meno che nel passato, costituisce la premessa indispensabile per una costante pacifica convivenza e per un ordinato progresso civile e sociale.

E allora ecco l’augurio che formuliamo davanti a voi, signor Sindaco, per il prospero avvenire di Udine, cuore pulsante della forte e laboriosa terra del Friuli: che il Signore continui ad effondere i suoi favori su questa tanto amata città, affinché le sue autorità e ogni ordine dei suoi cittadini vivano nella concordia degli spiriti e progrediscano continuamente nella comune ricerca del giusto benessere e della sana prosperità alla luce dei principi del Vangelo.

Intanto, mentre vi assicuriamo di tenere presenti nel nostro spirito le intenzioni, le necessità, le ansie di ciascuno, le nostre mani si elevano per benedire voi tutti, con l’ardente desiderio che insieme alla nostra Benedizione discenda larga e propiziatrice di ogni vero bene l’abbondanza dei divini favori.

PATERNO COMPIACIMENTO PER GLI ORGANIZZATORI DEL CONGRESSO

Ci procura un'intima consolazione questo incontro con voi, membri del Comitato del Congresso Eucaristico. Salutandovi con paterno affetto, siamo lieti di esprimervi la nostra gratitudine per le varie iniziative opportunamente promosse e per gli sforzi generosamente compiuti, allo scopo di preparare nel modo più adeguato queste giornate di fede e di pietà.

Ben sappiamo che la vostra attenzione non si è soffermata soltanto alle manifestazioni esteriori, le quali, peraltro, hanno richiesto un notevole impegno unitario; voi avete dedicato le vostre energie e il vostro zelo soprattutto nel disporre gli animi, affinché il Signore non soltanto ricevesse il tributo di devozione e di lode nelle assemblee solenni, ma avesse anche in ogni cuore e in ogni famiglia come un Tabernacolo, dove fosse accolto ed amato. Questa preparazione spirituale è stata l’anima della partecipazione delle moltitudini di fedeli, che hanno ricolmato di gioia il nostro cuore e di meritata soddisfazione le vostre persone.

Una nota fra tutte vogliamo rilevare, traendone motivo dal tema generale del Congresso. Le assise eucaristiche, richiamando davanti al Santissimo Sacramento le folle adoranti, sono anch’esse una espressione, quanto mai viva ed efficace, dell’unità ecclesiale interiore ed esteriore: sì, Cristo presente sotto le Specie eucaristiche chiama a sé tutta la Chiesa, e la fa riflettere sulla sua vocazione all’unità e alla carità; Cristo, solennemente e pubblicamente adorato, riporta la comunità cristiana alle fonti primigenie della sua vita, della sua stessa ragion d’essere.

Continuate ad adoperarvi, affinché gli ideali e i frutti del Congresso abbiano a sopravvivere e a diffondersi; affinché la consapevolezza approfondita dell’ineffabile Mistero del Corpo e del Sangue di Cristo, del dinamismo che da esso promana, delle esigenze individuali e comunitarie che esso impone, come Sacramento di unità e vincolo di carità, costituisca uno stimolo e una energia costante in ogni sacerdote, in ogni anima consacrata, in ogni fedele.

Noi auspichiamo che la comunione di fede, di amore e di vita soprannaturale, sgorgata dal Sacramento che la significa e la produce, sia sempre una realtà meravigliosa nelle famiglie, nelle comunità ecclesiali e anche nella società civile.

Risponda il Signore ai nostri ardenti voti, con l’effusione segreta e possente della sua grazia, che invochiamo su ciascuno di voi, e su quanti hanno contribuito alla riuscita di questo XVIII Congresso Eucaristico Nazionale, mentre di cuore a tutti impartiamo la nostra speciale Benedizione Apostolica.

COMMIATO NEL DUOMO DELLA CITTÀ

Figli carissimi,

Desideriamo manifestarvi la nostra profonda gioia per questo incontro con voi, sacerdoti, religiosi, religiose, laici impegnati nell’apostolato. Pellegrino in mezzo ai pellegrini di tutta l’Italia, abbiamo adorato il Cristo Eucaristia, fonte e centro della vita della Chiesa, ed ora, nel congedarci alla fine di questo giorno benedetto, sentiamo il bisogno di rivolgervi una parola di saluto, di conforto, di speranza e di fiducia.

Ogni Congresso Eucaristico vuole essere una manifestazione pubblica e solenne della fede, che la Chiesa tutta proclama nella presenza reale di Gesù nel sacramento dell’Eucaristia; ma vuole e deve essere anche, nella meditazione di questo «Mistero della fede», un invito, uno sprone, un impegno per la conversione del cuore e per un continuo, incessante rinnovamento interiore, mediante il costante confronto con le esigenze del messaggio evangelico, da approfondire, vivere e realizzare nel tessuto della nostra quotidiana esistenza.

La Chiesa di Udine, nel periodo di fervida preparazione a queste solenni giornate, ha dato un esempio di generosità e di sacrificio non comuni, affinché il Congresso rappresentasse soprattutto una tappa fondamentale del suo rinnovamento interiore e pastorale, secondo le indicazioni e le direttive del Concilio Vaticano Secondo. Voi tutti siete ora impegnati sempre più a dare all’Italia l’esempio di una Comunità che, aderendo ai suoi Pastori e da loro unita nello Spirito Santo per mezzo del Vangelo e della SS.ma Eucaristia, costituisca una Chiesa particolare, nella quale è veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e Apostolica (Cfr. Christus Dominus, 11).

Questo rinnovamento della vostra Chiesa locale è affidato in modo del tutto speciale a voi, sacerdoti, religiosi, religiose, laici delle varie organizzazioni dell’Azione Cattolica.

E anzitutto, voi, sacerdoti secolari e regolari, siete, in mezzo alla comunità cristiana, che vive dello Spirito Santo, il pegno della presenza salvifica di Cristo, Figlio di Dio e figlio dell’uomo, il quale mediante la Chiesa si rende presente nella storia. Siete stati inviati agli uomini per annunciare il Vangelo di Dio (Cfr. Presbyterorum Ordinis, 4), Vangelo di salvezza, di amore, di speranza, di pace. Ma, affinché la vostra voce risuoni dalle profondità del vostro cuore, dovrete conformare la vostra vita a quella di Gesù, partecipare alla sua intimità, di modo che sia il suo amore a motivare e a spronare lo zelo per le anime; amore che trova il suo nutrimento nella devozione verso il mistero dell’Eucaristia, in quanto la celebrazione eucaristica rimane il centro della vita di tutta la Chiesa e il cuore dell’esistenza sacerdotale (SYNODUS EPISCOPORUM, De sacerdotio ministeriali, pars altera, 1, 3) Rispondete, pertanto, ogni giorno generosamente alla chiamata di Gesù, con instancabile amore verso i poveri, gli ammalati, gli umili; nel dono del celibato, abbracciato per il Regno dei Cieli (Matth. 19, 12) e vissuto nella preghiera, nella vigilanza e in serena letizia. «Per mezzo del celibato - ha ricordato il recente Sinodo dei Vescovi - il sacerdote, seguendo il suo Signore, si dimostra più pienamente disponibile e, prendendo nel gaudio pasquale la via della Croce, desidera ardentemente di consumarsi in una offerta che si può paragonare a quella eucaristica» (SYNODUS EPISCOPORUM, De sacerdotio ministeriali, pars altera, 1, 4).

Configurati in tal modo a Cristo sarete gli apostoli dell’autentico rinnovamento delle vostre parrocchie, delle vostre comunità, dei vostri gruppi, che diverranno centri di animazione e di irradiazione di testimonianza cristiana.

Anche voi, religiosi e religiose, vivendo con amore e fedeltà i consigli evangelici mediante i sacri voti della povertà, della castità e dell’obbedienza, uniti a Cristo con una donazione che coinvolge l’intera vita, contribuirete all’arricchimento della vitalità della Chiesa e alla fecondità del suo apostolato (Cfr. Perfectae Caritatis, 1). In mezzo ad un mondo che, purtroppo, pone sempre più il suo scopo nel facile successo, nel denaro, nell’esasperato spirito di indipendenza, voi dovrete testimoniare il Cristo povero, puro, obbediente al Padre fino alla morte di croce (Cfr. Phil. 2 , 8), e la realtà dei valori e dei beni che non passano.

Anche da voi, membri dell’Azione Cattolica e delle altre organizzazioni dedite all’animazione cristiana delle realtà temporali, la Chiesa attende molto. Consapevoli del nobile impegno di lavorare affinché il divino messaggio della salvezza sia conosciuto ed accettato da tutti gli uomini, agite, nelle vostre parrocchie, in intima unione con i vostri sacerdoti; date il vostro contributo ad ogni iniziativa apostolica; coltivate costantemente il senso della comunità ecclesiale, pronti sempre, all’invito dei vostri Pastori, ad unire le vostre forze per le varie iniziative diocesane (Cfr. Apostolicam Actuositatem, 10).

In tal modo, la Chiesa di Udine, animata e rinvigorita dall’azione unitaria e concorde dei sacerdoti, dei religiosi, delle religiose, dei laici, continuerà a vivere il suo Congresso Eucaristico. Abbiate fiducia, figli carissimi: la vostra Chiesa locale rifiorirà; è in via di rinnovarsi. Ce lo dice lo zelo dei vostri Pastori, che finora vi hanno guidato con tanta saggezza; ce lo conferma la vostra presenza - che è come un impegno ed una promessa - in questo storico Duomo; come pure ce lo assicurano l’esempio e la memoria di tanti uomini dotti e santi, che la Chiesa di Udine ha dato nel corso della sua storia, anche recente.

Al riguardo non possiamo fare a meno di ricordare in questo momento, i vincoli di profonda amicizia che, nella gioventù, ci legarono a Monsignor Giuseppe Nogara, vostro indimenticabile Arcivescovo; e ci viene, altresì, alla mente, con venerazione, la figura di Monsignor Pio Paschini, sacerdote esemplare e cultore insigne della storia ecclesiastica.

Abbiamo voluto manifestarvi in questo incontro, figli carissimi, il nostro affetto e la nostra trepidazione di Padre. Nel salutarvi, invochiamo su tutti voi l’abbondanza delle grazie divine e la celeste protezione di Maria Santissima «Mater Ecclesiae», mentre vi impartiamo di cuore la Benedizione Apostolica.

SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL PRESIDENTE LEONE

Nel momento in cui lasciamo il suolo di Roma iniziando il nostro pellegrinaggio verso la sede del XVIII Congresso Eucaristico Nazionale, desideriamo rivolgere un pensiero grato e beneaugurante al popolo italiano e a Lei, Signor Presidente, che così degnamente lo rappresenta, mentre di gran cuore benediciamo invocando su tutta la Nazione a noi tanto vicina e cara la continua protezione del Signore.

PAULUS PP. VI

A Sua Eccellenza il Signor Giovanni Leone, Presidente della Repubblica Italiana, Roma.

Al termine dell’odierno nostro pellegrinaggio fra le popolazioni laboriose e fedeli del Veneto, e dopo aver sorvolato benedicendo con sempre vivo commosso ricordo il sacrario di Redipuglia, il nostro primo deferente saluto si dirige a Lei, Signor Presidente, e a tutto il caro popolo italiano, che con la sua fervorosa adesione alle celebrazioni Eucaristiche di Udine ha confermato in maniera solenne la partecipazione grande e generosa alla fede dei padri, e mentre con animo grato rinnoviamo i nostri voti augurali di prosperità e di pace, volentieri li accompagniamo con la nostra propiziatrice Apostolica Benedizione.

PAULUS PP. VI

Risposta dell’on. Presidente

Ringrazio di cuore Vostra Santità per il saluto che ha voluto rivolgermi al ritorno dal Suo apostolico viaggio a Venezia e ad Udine e per le parole di paterna sollecitudine per il popolo italiano che lo hanno accompagnato.

Il viaggio di Vostra Santità è stato salutato con commossa unanime gratitudine dalle genti venete e friulane e seguito con devota partecipazione dal popolo italiano che è stato particolarmente toccato dal benedicente pensiero rivolto al sacrario di Redipuglia. Nel confermarle la viva gratitudine della Nazione per la particolare considerazione che la Santità Vostra costantemente le dimostra, mi è caro rinnovare l’espressione dei miei migliori sentimenti.

AUSPICI DI NUOVE AFFERMAZIONI CON MARIA MADRE DELLA CHIESA

Ieri - così il Santo Padre prima dell’Angelus Domini di domenica 17 settembre - noi eravamo a Udine, al Congresso Eucaristico Nazionale, ed è stata una bellissima giornata sotto ogni aspetto, specialmente per la moltitudine di popolo, di Autorità, di Cardinali, di Vescovi, di Sacerdoti, di Religiosi e di Religiose, di fedeli, tra cui molti giovani e molti pellegrini da molte parti d’Italia e anche da zone oltre i confini nazionali; ma ciò che tutti abbiamo ammirato e goduto è stato il senso religioso, animatore del Congresso, nell’ordine, nella serietà, nella devozione, e questo ci ha lasciato capire che il tema prefisso al Congresso, cioè l’Eucaristia come centro animatore delle Comunità ecclesiastiche locali, è stato da tutti meditato e, in qualche misura, certamente capito, e sarà perciò ricordato e messo in pratica secondo le varie condizioni locali e ambientali.

E cioè: primo, Gesù Cristo deve essere il fulcro, il punto centrale, la sorgente della nostra religiosità soggettiva, personale e collettiva, come lo è della nostra Religione oggettiva, via, verità, vita. Non c’è fede senza di Lui; secondo, questo contatto con Cristo, che può e deve avvenire, in un primo grado, mediante la conoscenza di Lui, Gesù Cristo, e del suo Vangelo, si perfeziona e si integra nella meravigliosa e misteriosa realtà dell’Eucaristia; terzo, la quale realtà non si raggiunge se non mediante un ministero, cioè, mediante il Sacerdozio ministeriale, prodigiosamente ed esclusivamente qualificato ad attuare l’Eucaristia, a celebrare la Messa, la Cena del Signore, e rinnovare il Memoriale della sua Passione, e perciò a formare la Comunità che si raccoglie intorno all’Altare, a formare cioè la Chiesa. Eucaristia e Chiesa, diventano cose correlative. E quarto, le Comunità così formate sono molte, moltissime chiese locali, ma sono in realtà una sola entità spirituale e sociale; le varie chiese sono porzioni di una Chiesa unica. Quinto: donde il programma nostro: dare grande intensità di vita religiosa, morale, sociale ad ogni chiesa locale (diocesi, parrocchia, comunità riconosciuta), non in senso separatista ed autonomo, ma nella coscienza e nell’effettiva fusione nella unità, nella solidarietà, nella carità dell’unica Chiesa Cattolica, cioè universale. Disegno autentico e magnifico della vita religiosa, con evidenti conseguenze spirituali e sociali, che speriamo vedere praticate, come frutto del Congresso Eucaristico, il quale avrà oggi a Udine per il ministero del nostro Inviato, il Card. Antonio Poma, Arcivescovo di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, la sua solenne conclusione.

Preghiamo, affinché questa sia efficace e felice, con l’assistenza di Maria Madre della Chiesa.


Dopo l’«Angelus» il Papa incontra un gruppo di visitatovi della Repubblica Dominicana e di Portorico, pellegrini in Terra Santa.

Nuestro cordial saludo a vosotros, amadísimos hijos dominicanos y puertorriqueños, que presididos por Monseñor Polanco Brito y Monseñor López de Victoria os dirigís a Tierra Santa.

Os acompañamos con nuestra Bendición en esta piadosa peregrinación a aquella tierra bendita, y con nuestros paternos votos para que el mensaje de amor y de paz, proclamado allí por Jestis y sellado con su sangre, se haga vida en vosotros y en todos los queridos moradores de vuestras Islas.



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