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DISCORSO DI PAOLO VI
AI REDUCI DELLA SPEDIZIONE ITALIANA SULL'EVEREST

Mercoledì, 27 giugno 1973

 

Porgiamo il nostro il nostro cordiale benvenuto a voi, componenti la Spedizione Italiana all’Everest 1973, portata felicemente a termine nel maggio scorso; ed esprimiamo la viva compiacenza con la quale abbiamo risposto al vostro desiderio di essere ricevuti in Udienza; come diciamo la consolazione che il vostro omaggio ci procura, e il riconoscimento dei devoti sentimenti che vi hanno suggerito di venire alla casa del Padre comune.

Cogliamo l’occasione di questo pur breve incontro per testimoniarvi l’interesse, non disgiunto da trepidazione, con cui abbiamo seguito la vostra scalata alla montagna più alta del mondo, nella catena gigantesca dell’Himalaya. I nostri voti, avvalorati dalla preghiera, vi hanno accompagnati nel susseguirsi di molteplici difficoltà: ed ora, ammirando il coraggio, l’ardimento, la tenacia da voi dimostrati nell’affrontarle e nel superarle, vi presentiamo sincere congratulazioni, estendendole a tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione e alla realizzazione dell’ardua impresa.

Amiamo ricordare altresì un gesto tanto premuroso e cortese, che ha suscitato il nostro vivo apprezzamento. Al momento della conquista della vetta, il signor Guido Monzino ci fece giungere un devoto messaggio, a nome di tutti i partecipanti alla spedizione, comunicando che i vincitori dell’Everest avevano collocato sul «tetto del mondo» la targa bronzea raffigurante la Madonna col Bambino, da noi stessi offerta per la circostanza. È stato questo un atto di profonda fede, associato all’intenzione di implorare la pace tra gli uomini. Ve ne diamo lode, non senza trarne motivo per una particolare considerazione. Vogliamo dire che l’alpinismo, inteso come conquista di mete sempre più difficili, nella padronanza di se stessi, può essere scuola di maturazione di forti personalità umane, che vi apprendono l’aiuto reciproco e generoso, il continuo allenamento fisico e morale, la solidarietà, lo spirito di servizio, la fraternità. Ma aggiungiamo che tale scuola può e deve essere anche valido sussidio per un’autentica formazione cristiana? risvegliando il bisogno di infinito che è nell’anima umana, e destando una più chiara coscienza dell’immensità e dell’onnipotenza di Dio. Sappiate ravvivare sempre nelle vostre esplorazioni alpinistiche, insieme con l’esercizio di forti virtù, anche questo genuino senso di fede cristiana, che sublima l’uomo alle altezze per cui è stato creato.

Mentre dal vostro animo sale al Signore il rinnovato sentimento della riconoscenza per il successo della vostra impresa, e per il felice ritorno in seno alle vostre famiglie e al compimento dei doveri che vi impegnano nelle professioni della vita quotidiana, noi cordialmente vi ringraziamo per la vostra gentile visita e impartiamo a ciascuno di voi, unitamente a tutte le persone che vi sono care, la nostra propiziatrice Benedizione Apostolica.

                            



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