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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLA REGIONE FRIULANA ED ALLA CITTÀ DI UDINE

Mercoledì, 30 maggio 1973

 

Salutiamo con affettuoso omaggio il Cardinale Ildebrando Antoniutti, l’Arcivescovo di Udine e il suo Ausiliare, il Presidente della Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia, nonché il Sindaco, i rappresentanti della Giunta municipale di Udine e i membri del Comitato del Congresso Eucaristico Nazionale. La vostra presenza, illustri e cari Signori, ci richiama al pensiero l’indimenticabile visita che facemmo nella vostra storica città, per la celebrazione di quel Congresso: e quel ricordo, già tanto vivo per noi, avrà occasione di incidersi ancor più a fondo per questo trittico di medaglie commemorative, coniate a cura del Signor Sindaco e dei suoi Collaboratori, e che oggi tanto gentilmente ci offrite. Per tale delicatezza noi vi ringraziamo di cuore; rinnoviamo il nostro compiacimento per la testimonianza di fede autentica e generosa, che ci è stata offerta allora con tanta spontaneità, e che oggi si rinnova in questo incontro, che idealmente prolunga quello dello scorso settembre; costatiamo ancora una volta con viva consolazione che, come dicemmo a Udine nell’incontro con le Autorità civili, la presenza operosa della Chiesa «si è radicata profondamente nella vita e nei costumi del vostro popolo, contribuendo alla formazione di quelle robuste virtù civiche, morali e familiari, caratteristiche di quella terra, che costituiscono un patrimonio spirituale di incomparabile valore». E facciamo voti affinché questa ricchezza vera continui non solo a dare le sue convinte prove nel campo strettamente religioso, ma altresì a irradiarsi sulle molteplici forme della vita civica, a contribuire al progresso sociale, a consolidare nelle coscienze il vincolo della solidarietà, della fratellanza e dell’amore.

Il nostro pensiero ritorna con commossa nostalgia al diletto Friuli-Venezia Giulia, in special modo a Udine: e la nostra Benedizione, che ora impartiamo a voi, si estende perciò all’intera regione, ai suoi lavoratori, ai suoi emigrati, per invocare su tutti la continua protezione del Signore e della Vergine Santa.

Pellegrini di Amalfi e di Cava de’ Tirreni

Ci piace rivolgere un caloroso saluto a voi, pellegrini delle diocesi di Amalfi e di Cava de’ Tirreni, che, guidati dal vostro comune Pastore, il caro e venerato Monsignore Alfredo Vezzi, e insieme a molte Autorità civili della vostra zona, siete venuti in sì gran numero a testimoniare la vostra devozione alla Chiesa e al Papa. Il vostro pellegrinaggio, figli carissimi, ci porta il saluto delle buone e laboriose popolazioni di una terra che, allo splendore della natura unisce la ricchezza di antiche e nobili tradizioni religiose. Accogliendo voi, che siete venuti a ritemprare la vostra fede presso la tomba del Principe degli Apostoli, non abbiamo miglior voto da esprimervi se non questo, che non solo custodiate gelosamente il prezioso patrimonio di fede e di pietà ricevuto dai padri, ma sappiate altresì svilupparlo, accrescerlo e farlo rivivere in rinnovate forme di vita cristiana fra le generazioni di oggi. Giacché l’appartenere alla Chiesa non si esaurisce in un’adesione puramente esterna e passiva, ma richiede da parte di ognuno un continuo sforzo di approfondimento, un anelito di conquista, una professione della propria fede aperta, coraggiosa e sempre coerente con la vita. È un invito che rivolgiamo a tutti, ma in modo particolare ai giovani - e sono tanti qui presenti in mezzo a voi! - perché è sui giovani, sul loro impegno, sulle loro fresche energie, sulla loro generosità, che si fonda l’avvenire della società e della Chiesa.

Grazie adunque, figlioli, di questa vostra visita e grazie della vostra testimonianza di affetto, che volentieri ricambiamo, assicurandovi un particolare ricordo nelle nostre suppliche al Signore Gesù; e nel Suo nome a tutti con effusione di cuore impartiamo la propiziatrice Apostolica Benedizione.



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