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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE
DELL’AZIONE CATTOLICA ITALIANA

Lunedì, 25 aprile 1977

 

Con gioia grande apriamo stamane le porte della nostra casa, e più quelle de nostro cuore, a tutti voi, Delegati dell’Azione Cattolica Italiana, che, insieme con la Presidenza Nazionale, avete voluto recarci di persona l’attestazione dei vostri sentimenti, dell’affetto sempre vivo, della fedeltà a tutta prova, dell’impegno generoso per la causa del Vangelo. Diamo a tutti e a ciascuno un cordiale benvenuto, particolarmente intenso, giacché nella freschezza del vostro entusiasmo noi sentiamo vibrare lo slancio, i propositi, le speranze delle numerosissime persone, giovani e meno giovani, che in ogni parte di questa diletta Italia condividono i vostri ideali, militando nelle file delle Associazioni, che voi qui rappresentate.

Siete infatti convenuti a Roma per celebrare la vostra Assemblea Nazionale e siete tutti consapevoli delle attese, che su questo avvenimento si appuntano da ogni Diocesi, da ogni comunità parrocchiale, ove ferve l’impegno cristiano. Non è solo questione di rinnovare le cariche elettive; si tratta di operare una franca verifica dell’attività svolta durante il decorso triennio, si tratta soprattutto di delineare gli obiettivi e di programmare gli impegni per il triennio futuro.

Impresa non facile davvero, solo che si ponga mente alla complessità ed urgenza dei problemi proposti all’azione pastorale della Chiesa nell’ora presente. Ebbene, figli carissimi, ci pare doveroso profittare di questo incontro per sottoporre alla vostra considerazione alcune indicazioni operative, con le quali desideriamo contribuire alla progettazione della vostra attività nell’immediato futuro.

La prima indicazione, su cui vorremmo insistere, per quanto scontata essa possa apparire, va in direzione di una ripresa decisa e forte dell’impegno formativo. L’Associazione deve riproporre, con fiducia, coraggio ed originalità, l’importanza primaria della preghiera, della lotta quotidiana per la fedeltà al Battesimo, della castità secondo lo stato proprio di ciascuno, della disponibilità alla consacrazione verginale e al servizio dei fratelli per chi a tanto è chiamato, della testimonianza di vita, privata e pubblica, nel cuore delle diverse, e spesso tanto difficili, situazioni esistenziali. In una parola: l’Azione Cattolica Italiana deve essere, potremmo dire, scuola di santità, sulla scia di tanti uomini e donne, giovani e ragazzi, che nel programma «preghiera, azione e sacrificio» hanno trovato la strada della loro fedeltà generosa e perfino eroica al Signore.

Su di un secondo punto vogliamo richiamare la vostra attenzione: la particolare rilevanza dell’Azione Cattolica che, in quanto collaborazione dei laici all’apostolato gerarchico della Chiesa, ha un posto non storicamente contingente, ma teologicamente motivato nella struttura ecclesiale. Dopo quanto ne ha detto il Concilio (Cfr. Apostolicam Actuositatem, 20; Ad Gentes, 15) e quel che noi stessi avemmo occasione di sottolineare nella nostra Esortazione Apostolica «Evangelii Nuntiandi» (Cfr. PAULI PP. VI Evangelii Nuntiandi, 73) il ruolo specifico dell’Azione Cattolica nel disegno costituzionale e nel programma operativo della Chiesa non può essere sottovalutato. Essa è chiamata a realizzare una singolare forma di ministerialità laicale, volta alla «plantatio Ecclesiae» e allo sviluppo della comunità cristiana in stretta unione con i ministeri ordinati. Per meglio rispondere a questa sua funzione specifica essa dovrà curare con particolare impegno le strutture associative, mediante le quali non solo si esprime e si attua il principio di obbedienza, che è valore irrinunciabile, ma si rende possibile quella programmazione delle attività e degli interventi, che sola, in via normale, assicura una incidenza di rilievo sull’ambiente. Il criterio associativo, del resto, se inteso rettamente e applicato con saggezza, non solo non soffoca, ma stimola anzi la responsabile iniziativa dei singoli e la sagace percezione delle istanze emergenti dalle situazioni concrete, ed offre anche gli strumenti validi per una risposta adeguata.

La terza indicazione ci è imposta da un fenomeno, nel quale ci pare di scorgere un non trascurabile segno dei tempi: la presenza tra gli iscritti di diecimila coppie di sposi, che hanno voluto dare come tali la loro adesione all’Azione Cattolica, segna l’emergenza di una nuova sensibilità sacramentale e pastorale, che va colta e promossa. L’Azione Cattolica Italiana deve fare spazio al suo interno alle coppie e deve aiutare le comunità parrocchiali e diocesane a riconoscerne il ruolo di «protagoniste della pastorale», che a loro viene dalla grazia del sacramento. In una società, che emargina sempre più la famiglia e, praticamente, tende a vanificarne la consistenza e i compiti nelle realtà civili e nell’educazione dei figli, l’Azione Cattolica deve impegnarsi a promuovere il ministero dei coniugi anzitutto nei confronti della crescita nella fede dei figli; nei confronti poi dell’evangelizzazione delle coppie e delle famiglie deboli nella fede, con le quali essi hanno quotidiani contatti di vicinato, di lavoro, in situazioni spesso totalmente chiuse ad altre presenze ecclesiali; nei confronti infine dei fidanzati, che si preparano al matrimonio.

Una quarta, ma preminente indicazione ci pare imporsi oggi con urgenza: l’Azione Cattolica deve riscoprire la passione per l’annuncio del Vangelo, unica salvezza di un mondo altrimenti disperato. Certo, l’Azione Cattolica ama il mondo, ma di un amore che trae ispirazione dall’esempio di Cristo. Il suo modo di servire il mondo e di promuovere i valori dell’uomo è primariamente quello di evangelizzare, in logica coerenza con la convinzione che nell’Evangelo è racchiusa la potenza più sconvolgente, capace di fare veramente nuove tutte le cose. Evangelizzatori laici sono dunque i militanti di Azione Cattolica, abilitati dal dono dello Spirito e in piena fedeltà alla parola ricevuta dai Pastori, a realizzare nella vita quotidiana la sintesi tra fede e vita, ricuperando quell’unità, che l’insidia del secolarismo con lucida intenzionalità instancabilmente mira a dissolvere. In altre parole, si tratta di privilegiare il momento pastorale. La mentalità oggi dominante induce ad assolutizzare l’impegno «politico» a scapito di quello pastorale, negando a quest’ultimo una vera efficacia in ordine al cambiamento della società. Occorre rivalutare l’impegno per la crescita della comunità cristiana nella fede e nella testimonianza di vita, proclamando ben forte il fine soprannaturale dell’uomo e aiutando i credenti a riscoprire i valori anche politici, che una coerente professione del cristianesimo sviluppa a vantaggio di una più umana convivenza: il fermento rinnovatore introdotto dalla primitiva comunità cristiana entro le strutture socio-politiche dello stato pagano è testimonianza di per sé eloquente.

E, su questo punto, ciò che particolarmente ci preme sottolineare è l’urgenza di una più coraggiosa e qualificata azione evangelizzatrice in alcuni settori della civile convivenza, particolarmente bisognosi di uno stimolante confronto col messaggio di Cristo. Intendiamo alludere più specialmente al mondo del lavoro, spesso segnato da un’avversione profonda per ogni espressione di vita ecclesiale; al mondo della scuola, simbolo di tutte le contraddizioni, che drammaticamente investono la vita dei ragazzi e dei giovani, coinvolgendoli in spirali disperate, al mondo dell’Università e della cultura, pericolosamente esposto al fascino di teorie materialistiche in radicale contrasto col Vangelo; infine al mondo femminile, proteso alla ricerca di un discorso liberante sull’identità e sull’autonomia della donna, ma percorso anche da torbidi fermenti sovvertitori, che sconvolgono le generazioni più acerbe, spingendole spesso a comportamenti aberranti e a un atteggiamento di rifiuto totale nei confronti della Chiesa.

Il campo di lavoro, come vedete, carissimi Delegati dell’Azione Cattolica Italiana, è vastissimo ed anche singolarmente impegnativo. Non lo si può affrontare alla leggera. L’azione evangelizzatrice dell’Azione Cattolica nel mondo attuale esige studio e impegno culturale; impiego di strumenti adatti per la lettura delle esigenze storiche, che emergono nella vita del Paese e delle Chiese locali; tempestività di intervento e organicità di presenza; rigorosa qualificazione della stampa e dell’editoria; collegamento stretto e cordiale con i Pastori; coordinamento e collaborazione con le altre associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali, in particolare con la FUCI e i Movimenti Maestri e Laureati Cattolici (presenti questi ultimi – e significativamente - a questa Udienza); chiarezza di obiettivi e di metodi, affinché ogni energia sia utilizzata senza sprechi inconcludenti e frustranti.

Figli carissimi, questi erano i suggerimenti, che più ci premeva di comunicarvi. Li affidiamo alla vostra intelligente riflessione e al vostro generoso impegno. Non senza un richiamo all’esperienza gioiosa, che il tempo liturgico ci invita a ravvivare: l’esperienza della presenza, reale anche se misteriosa, del Cristo risorto in mezzo a noi. È Lui che sostiene, con la grazia del suo Spirito, la nostra testimonianza. È Lui che fa ardere nel petto i nostri cuori quando, stanchi per il cammino, ci mettiamo in ascolto della sua parola, che risuona nelle Scritture, e ci accostiamo alla mensa, sulla quale nel suo nome viene spezzato il pane. Con la forza che ci viene da questo incontro, andiamo fiduciosamente per le vie del mondo e diciamo a tutti, con umile fermezza, la parola che riempie di gioia i nostri cuori: «Il Signore è veramente risorto» (Luc. 24, 34). Sappiamo che questo è l’annuncio, del quale è in attesa, magari senza esserne conscio, ogni essere umano.

Vi accompagni la nostra Apostolica Benedizione.

                           



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