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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AL SACRO COLLEGIO PER LA PRESENTAZIONE
DEGLI AUGURI NATALIZI

Giovedì, 22 dicembre 1977

 

Signori Cardinali,

E Voi tutti, Venerabili Fratelli e diletti Figli della Curia Romana, nostri apprezzati collaboratori!

Vi siamo molto grati per l’odierna presenza, in occasione dell’imminente Natale. Il significato e l’affetto di questo incontro sono stati nobilmente manifestati dalle parole del Cardinale Carlo Confalonieri, Decano del Sacro Collegio: e mentre lo ringraziamo di cuore per l’espressione di sentimenti sì eletti, siamo sinceramente lieti di cogliere l’occasione per rivolgere a lui pubblicamente, per la prima volta, il nostro compiacimento, il nostro plauso, il nostro augurio per la sua recentissima elezione, per la quale è stato chiamato a succedere al compianto Cardinale Luigi Traglia, il cui ricordo rimane indelebilmente scolpito nei nostri cuori come la cara immagine sorridente di umana e sacerdotale bontà.

NATALE VIENE

La circostanza che ci fa ritrovare uniti è la prossima Natività del Signore. Tutti noi l’abbiamo attesa con vigilante e fiduciosa preghiera durante tutto il periodo dell’Avvento: ed in particolare è stato nostro pastorale intento, nonché letizia sempre rinnovata, ricordare la ricchezza dei temi di questo fortunatissimo «tempo forte» della sacra Liturgia alle folle dei pellegrini che sono venuti a visitarci nelle Udienze Generali di questo periodo. Natale ormai è vicino. Gesù viene: viene tra noi a rinnovare il dono della sua nascita terrena, mediante la ripresentazione misteriosa e reale del lontano avvenimento nella mediazione della celebrazione del Sacrificio divino; viene tra noi per prolungare questa presenza sotto le specie del pane e del vino, come nella guida invisibile e potente ch’Egli continua a dare alla sua Chiesa, secondo la promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matth. 28, 20); viene tra noi ad abitare nel nostro cuore con l’offerta ineffabile della sua grazia, e attende la risposta generosa della nostra volontà: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Apoc. 3, 20; cfr. Io. 14, 21-23). E, nel suo Nome, iniziamo con gioia un nuovo anno di lavoro, certi che la sua protezione non ci lascerà mai. Ma intanto ci piace riandare col pensiero alle tappe salienti dell’anno che ormai si chiude.

L’80° GENETLIACO

Il pensiero va anzitutto spontaneamente all’80° genetliaco che abbiamo celebrato nello scorso settembre. Sentiamo il bisogno di ringraziare ancora una volta tutti i nostri figli per la corale partecipazione presa a questo evento, che ci ha fatto riflettere a fondo sulla fugacità del tempo e sulla ricchezza dei doni che Dio ci ha dispensato in tutto l’arco della nostra ormai lunga vita. Un fatto che pensavamo di dover considerare come privato, chiuso nel segreto della nostra personale intimità, è diventato invece occasione di riaffermata coscienza ecclesiale. Da tutti i Paesi ci sono infatti giunte espressioni numerosissime e affettuose di Vescovi, di diocesi e parrocchie, di organismi cattolici, di sacerdoti e di famiglie religiose, di bambini e studenti, di uomini e donne di tutte le età e condizioni sociali, che han tenuto ad assicurarci il loro attaccamento, il loro augurio, la loro vicinanza spirituale: talché, nel vedere la vastità di tale movimento di anime, non abbiam potuto fare a meno di rilevare come, ben al di là della nostra umile persona a cui quegli auguri erano diretti, questa attestazione di amore fosse un fatto di Chiesa e giungesse al cuore stesso della Chiesa, nella quale il Papa è garante e simbolo di unità e di coesione.

Manifestiamo perciò di nuovo la nostra riconoscenza a tutti coloro che, in qualsiasi modo, ci hanno inviato i loro voti: né vogliamo dimenticare quanto gli artisti hanno fatto col loro singolare magistero, con una presenza che ci parla, meglio di ogni parola, di una riaffermata armonia tra la fede e l’arte, chiamata questa, com’è avvenuto in tutti i secoli, a esprimere le realtà meravigliose che la Chiesa propone agli uomini, spiegando la Parola di Dio e dandone il lieto annuncio: e per tanta testimonianza, che corrisponde ad una profonda aspirazione di tutta la nostra vita, in particolare del nostro Pontificato, non avremo mai detto grazie abbastanza.

FATTI SALIENTI DELL'ANNO

Abbiamo già menzionato, nel Concistoro dello scorso 27 giugno, la Costituzione Apostolica «Vicariae Potestatis» del 6 gennaio, con la quale abbiamo dato un nuovo ordinamento al Vicariato di Roma. Se ritorniamo su questo riordinamento, è per ribadire quanto dicemmo l’8 gennaio nel presentare la menzionata Costituzione nella nostra Cattedrale di S. Giovanni in Laterano: che cioè «sentiamo . . . con viva sollecitudine la responsabilità che, in quanto Vescovo di questa Chiesa locale, su cui riposa misticamente e storicamente un disegno divino, noi abbiamo di fronte a Cristo, la cui santità siamo tenuti ad effondere, col ministero della parola e con i sacramenti, nelle anime dei fedeli, serbando i loro costumi immuni da ogni male e, per quanto è possibile, mutandoli in bene, così da poter giungere, insieme con loro, alla vita eterna» (AAS 69 (1977) 54).

Ricordiamo poi, come conferma visibile di quella essenziale nota costitutiva della Chiesa, che è la santità, le figure di uomini e di donne che, in quest’anno, abbiamo avuto la gioia e l’onore di indicare alla pubblica venerazione della Chiesa, come campioni generosi ed eroici di un’umanità benefica e trascinatrice, che si è formata alla scuola del Vangelo di Cristo: diciamo la nuova santa Raffaella Maria del S. Cuore di Gesù, fondatrice delle Ancelle del S. Cuore di Gesù, canonizzata il 23 gennaio; la nuova beata Maria Rosa Molas y Vallvé, fondatrice delle Suore di Nostra Signora della Consolazione, portata agli onori degli altari l’8 maggio; il 19 giugno è avvenuta la canonizzazione del Vescovo di Philadelphia, Giovanni Nepomuceno Neumann; il 9 ottobre quella del monaco Charbel Makhlouf, dell’Ordine Libanese Maronita; e infine le due glorie dei Fratelli delle Scuole Cristiane, Mutien-Marie Wiaux e Miguel Febres Cordero, beatificati il 30 ottobre. Sono figure, umili e grandi, balzate alla ribalta dell’attenzione universale con lo straordinario rilievo della loro vita, tutta dedita alla gloria di Dio e alla elevazione delle anime, e che hanno lasciato un’orma tuttora viva e incancellabile; e ricordano a noi, affinché non ci lasciamo prendere dal turbine dell’effimero e del secondario, «che - come ha ribadito la Costituzione conciliare sulla Chiesa - tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità: da questa santità è promosso, anche nella società terrena, un tenore di vita più umano» (Lumen Gentium, 40).

Siano rese grazie al Signore, che ogni anno ci chiama a questa fondamentale meditazione sull’universale appello ch’Egli ci rivolge alla santità, senza la quale saremmo soltanto «un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna» (1 Cor. 13, 1).

Richiamiamo brevemente ancora il Concistoro celebrato nello scorso giugno, nel quale, tra l’altro, abbiamo aggregato al Sacro Collegio cinque fedelissimi servitori della Chiesa e della Sede Apostolica. Né questo ci fa dimenticare i gravi lutti che, in quest’anno, hanno privato il supremo consesso della Chiesa di uomini devotissimi alla vita ecclesiale, che hanno speso le loro energie in un servizio senza risparmio, e la cui memoria rimane in benedizione.

Portiamo poi scolpito nel cuore il ricordo soavissimo della nostra partecipazione al Congresso eucaristico nazionale italiano, a Pescara, il 17 settembre: le buone e operose popolazioni cristiane d’Abruzzo, come delle altre regioni là convenute, non potevano dare, col loro contegno di fede silenziosa e profonda, più alta e fervorosa prova del loro amore forte e delicato a Cristo vivente nell’Eucaristia; soprattutto ci hanno edificato i giovani, presenti con una magnifica testimonianza di cristianesimo vissuto in letizia e a fronte alta. Ricorderemo sempre quella folla, raccolta in preghiera attorno all’altare, e attenta ad ascoltare la nostra umile voce, come segno eloquente di una sempre più consapevole maturità dei tempi, che sorge a difendere, con la propria fermezza composta e convinta, i supremi valori della Legge divina e i principii dell’ordinata convivenza civile.

IL SINODO DEI VESCOVI

Ma due eventi vogliamo particolarmente sottolineare in quest’anno, che hanno avuto un significato e una portata che va ben al di là di ogni limite cronologico.

Il primo è la celebrazione del Sinodo dei Vescovi, in ottobre, nelle intense e continue sedute dedicate dai rappresentanti dell’Episcopato di tutto il mondo ai problemi assillanti e indilazionabili della catechesi, con particolare riguardo agli adolescenti e ai giovani. Non abbiamo mancato di rilevare a più riprese l’importanza di questo incontro, incentrato sul fatto essenziale e costitutivo della Chiesa: «Praedicate Evangelium omni creaturae» (Marc. 16, 15); e non è il caso di riprendere in questa sede quell’amplissimo tema. Desideriamo peraltro ringraziare i Padri Sinodali per la ricchezza dei contributi portati ai lavori; per la competenza dei rilievi e delle proposte che rispecchiando tutte le aree e tutte le civilizzazioni, sono state estremamente interessanti e utili; e altresì per l’unanime volontà, pur nelle diversità evidenti di mentalità e di esigenze, dimostrata nel riconoscere un valore prioritario alla evangelizzazione del mondo moderno. E soprattutto riconosciamo ancora una volta la validità dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, auspicata dal Concilio Vaticano secondo, da noi prontamente realizzata, e sostenuta alacremente da tutti i nostri Fratelli nell’Episcopato; essa, dopo l’esperienza di questi anni, si dimostra insostituibile strumento di collaborazione; miniera doviziosa di informazioni e di temi sui problemi più scottanti, come si ama dire oggi, della pastorale ecclesiale, presentata alla nostra attenzione e al nostro ministero universale; nonché felice formula di incontro tra i Vescovi per lo studio congiunto delle questioni e per la programmazione tempestiva e meditata di un’azione a livello mondiale, veramente corrispondente alle necessità dell’oggi.

LA NUOVA VOLGATA

Il secondo avvenimento è quello della recente conclusione - dopo dodici anni di lavoro - dell’opera di revisione della Vulgata latina con la ormai avvenuta pubblicazione di tutti i libri della Bibbia nella edizione approntata dalla apposita Commissione, ch’era stata da noi istituita poco prima della fine del Concilio, il 29 novembre 1965. L’anno seguente, in questa stessa circostanza dell’udienza al Sacro Collegio e alla Prelatura Romana, davamo notizia della iniziativa già avviata sotto la guida del compianto Presidente il Card. Bea, per la preparazione, dicevamo, di una « edizione desiderata dal progresso degli studi biblici e dalla necessità di dare alla Chiesa e al mondo un nuovo e autorevole testo della Sacra Scrittura. Si pensa ad un testo - aggiungevamo - in cui quello della Volgata di S. Gerolamo sarà rispettato alla lettera, là dove esso riproduce fedelmente il testo originale, quale risulta dalle presenti edizioni scientifiche; sarà prudentemente corretto là dove se ne scosta, o non l’interpreta rettamente, adoperando allo scopo la lingua della latinitas biblica cristiana, in modo che siano contemperati il rispetto per la tradizione e le sane esigenze critiche del nostro tempo.
La liturgia latina avrà così un testo unitario, scientificamente ineccepibile, coerente alla tradizione, all’ermeneutica e al linguaggio cristiano; esso servirà anche da punto di riferimento per le versioni nelle lingue volgari» (AAS 59 (1967) 53 ss.).

Quelle promesse sono state adempiute. Grazie alla collaborazione di un ristretto e preparato gruppo di esperti nei vari settori delle scienze bibliche e linguistiche, la revisione è stata compiuta; il testo è già entrato in larga parte, fin dove è stato possibile, nelle edizioni liturgiche dei libri pubblicati in questi anni, com’è correntemente adoperato nelle solenni celebrazioni da noi presiedute; e ci sorride il pensiero che il testo potrà servire come base sicura per gli studi biblici del dilettissimo Clero, specialmente là dove la consultazione di biblioteche specializzate o la diffusione di studi adeguati è più difficile. E perché l’intero testo, ora disponibile in edizioni separate, possa essere accessibile a tutti, esso sarà raccolto in un’unica edizione, ampia, elegante e maneggevole, degna del sacro Libro, storica per l’avvenimento; un’apposita Commissione è già all’opera per la realizzazione dell’iniziativa.

Ci rallegriamo intimamente nel darvene la lietissima notizia, mentre si eleva a Dio la nostra riconoscenza per la conclusione di tale impresa, con la preghiera affinché ne accompagni con la sua grazia i benefici effetti per l’avvenire, «ut sermo Dei currat et clarificetur» (2 Thess. 3, 1): è solo questo l’intento che ci ha mossi.

VITA DELLA CHIESA

Abbiamo ricordato, come siamo soliti fare a confortante riepilogo dell’anno che si chiude, i momenti salienti dell’attività di questa Sede Apostolica e dell’intera Chiesa. Ma questa, come ben sappiamo, ha una ricchezza ben più vasta e complessa dei fenomeni che si possono registrare, né si lascia ridurre a schemi o a resoconti. Essa è come la vita, che continuamente pulsa, impercettibile e profonda.

La grazia di Dio è all’opera nei cuori che l’accolgono, e vi suscita meraviglie di generosità, di luce, di forza, di fedeltà, di apostolato. La Chiesa, formata dalla fitta trama di tutti i credenti, si estende nel mondo come un albero che dà riparo agli uccelli del cielo (Cfr. Matth. 13, 31-32), e lo permea come lievito che fa sollevare la pasta (Ibid. 13. 33). E questa realtà, che amiamo contemplare, col pensiero e per la quale preghiamo, ci riempie l’animo di speranza e di consolazione.

Pensiamo ai nostri dilettissimi sacerdoti, che assicurano al Popolo di Dio il nutrimento della Parola divina e del Pane eucaristico in un ministero che quotidianamente costruisce per l’avvenire; pensiamo ai missionari e alle missionarie, che, docili alla chiamata di Cristo, stanno sugli avamposti della Chiesa, spesso isolati, privi di mezzi adeguati, solo sostenuti dalla fede, condividendo angustie, sofferenze e privazioni di coloro ai quali rivolgono il messaggio liberatore del Vangelo; pensiamo alle Religiose di vita contemplativa e attiva, che come api industriose, in un’oblazione materna ch’è immagine della disponibilità totale della Vergine Maria, soccorrono incessantemente le necessità spirituali e materiali dell’umanità, specie dei piccoli, dei poveri, degli infermi; pensiamo alle famiglie consapevoli del loro impegno di testimonianza per la costruzione cristiana della società, della scuola, della vita pubblica; pensiamo ai giovani che si preparano alle responsabilità del domani ed hanno la forza di andare contro la corrente di tanto conformismo ideologico e morale; e tra essi un particolare incoraggiamento va ai seminaristi e ai novizi religiosi, che hanno scelto coraggiosamente di consacrare la vita a Cristo Signore.

È tutta una pienezza di vita che si dispiega al nostro sguardo, e ci dice che possiamo e dobbiamo guardare al domani con sicurezza e fiducia, procedendo spediti sulla via segnataci dalla bontà provvidente di Dio.

VOTI PER IL NUOVO ANNO

Ormai alla soglia dell’Anno Nuovo, non possiamo trattenerci dall’inviare a tutti i nostri Figli nel mondo, come a tutti gli uomini di ogni lingua e nazione, specie ai più provati da privazioni, oppressioni, sofferenze e calamità naturali che prolungano nel tempo effetti tanto dolorosi, l’augurio più santo di serenità e di letizia. Esso nasce dalla fede nel Verbo di Dio incarnato, venuto nel mondo per portare i doni messianici della giustizia e della pace.

In questa luce, noi salutiamo l’anno che si avvicina perché anch’esso è già stato segnato, fin da allora, dall’impronta di Dio, e nel suo svolgersi manifesterà la continuità di un unico disegno di redenzione e di elevazione, che abbraccia tutti gli uomini, La Chiesa, prima collaboratrice di quest’opera di salvezza inaugurata dalla incarnazione del Figlio di Dio, continua nel tempo la sua missione di annuncio, di insegnamento, di santificazione: ed è pronta a dare agli uomini la sua collaborazione, nella sfera spirituale che le è propria, ma anche sul piano materiale, poiché i suoi figli sono chiamati a impegnarsi per l’elevazione e il progresso del genere umano, come spiega, nel suo denso impianto programmatico, la Costituzione pastorale «Gaudium et Spes» del Concilio Vaticano II. Nessun ostacolo la può fermare nessuna difficoltà trattenere, nessuna persecuzione impaurire. La forza dirompente della Parola di Dio che si è fatta Uno di noi per tutti salvarci sorregge, con la logica della Croce e della Risurrezione, l’opera che la Chiesa umilmente ma fermamente svolge tra gli uomini fratelli. Essa è chiamata, per sua natura istituzionale e carismatica insieme, a indicare che Cristo è la luce del mondo (Cfr. Io. 8. 12).

Questo è il suo onore e il suo dovere, ma questo è altresì il compito di tutti i suoi figli. Lo è stato sempre, e oggi specialmente. Tutti i cristiani sono chiamati in quest’ora importante, che porta in sé i germi di un rinnovamento profondo ma anche di una potenzialità distruttrice - com’è avvenuto in tutti i momenti cruciali della storia - a recare il loro contributo per la costruzione di un ordine più giusto e più buono, fondato sul rispetto della Legge di Dio dalla quale soltanto è garantito il rispetto dell’uomo. Ombre scure si addensano sul destino dell’umanità: la violenza cieca, la minaccia alla vita umana già fin dal seno materno, il terrorismo spietato, che accumula odi e rovine nell’utopico disegno di una palingenesi che sorga dalle ceneri della distruzione globale, il rincrudimento della delinquenza, le discriminazioni e le ingiustizie a scala internazionale, la privazione della libertà religiosa, l’ideologia dell’odio, come pure l’apologia sfrenata degli istinti peggiori mediante la pornografia dei mass-media, che ammanta di pseudo-intenti culturali un’avvilente sete di denaro e uno sfruttamento inverecondo della persona umana, con minacce e lusinghe costantemente rivolte all’infanzia e alla gioventù, scalzandone e inaridendone le fresche energie creative della mente e del cuore: tutto ciò indica come la stima dei valori morali si sia paurosamente abbassata a opera di un’azione occulta e organizzata del vizio e dell’odio. Non possiamo tacere di fronte a questa realtà, che è purtroppo retaggio dei popoli di più alto sviluppo economico; tanto più che un’esigua minoranza che agisce nell’ombra abusando del dono della libertà, acquistato a caro prezzo, non può impunemente attentare all’ordine, al progresso, alla convivenza civile, alla sanità morale di tutta una maggioranza ormai stanca di tanto ardire, ma impaurita nelle sue elementari esigenze di lavoro costruttivo, e forse - ma sarebbe tristissima cosa - rassegnata ormai al peggio.

Noi facciamo appello a tutti gli uomini di buona volontà, ripetendo di qui quanto abbiamo affidato al recente Messaggio per la imminente Giornata della Pace 1978. Soprattutto chiamiamo i Vescovi, i sacerdoti, gli uomini e le donne cristiane a fare argine con opportune iniziative alle forze disgregatrici dell’ordine morale, a isolare i violenti, a emarginare gli sfruttatori, a opporre una civile e dignitosa resistenza a tutto ciò che è contrario all’innata dignità dell’uomo, creato a immagine di Dio e redento dal Sangue di Cristo. Una pavida incoerenza potrebbe portare a conseguenze funeste, Pensiamoci fin che c’è tempo.

L’avvenire è nelle mani di Dio; ma dipende altresì dalla coscienza e dalla operosità degli uomini. Noi confidiamo che la legione immensa e silenziosa degli uomini retti, sani e coscienziosi di tutto il mondo sappia continuare, senza remore e paure, nella sua opera di pacifica costruzione dell’umana società.

LA CHIESA E IL MONDO

In occasione di questo incontro natalizio è nostra consuetudine volgere lo sguardo, oltre che ai problemi della vita interna della Chiesa, anche ai suoi rapporti con il mondo nel quale tale vita si svolge e dal cui atteggiamento essa è tante volte condizionata nelle possibilità delle sue esterne manifestazioni e nella sua stessa libertà; così come alla situazione della vita internazionale, negli aspetti che più da vicino toccano l’ordine morale e interessano la solidarietà – in termini cristiani, la carità - fra gli uomini.

Se ne avessimo il tempo, ci sarebbe caro soffermarci, per la sua attualità e per la sua importanza, su un argomento che sta richiamando sempre più ampiamente l’attenzione, si può ben dire, del mondo intero: quello, cioè, del rispetto dei diritti umani; rispetto, del quale uomini e popoli, di ogni Continente, sentono sempre maggiormente l’esigenza, mentre risentono ancor più vivamente che in passato le offese che ad esso si recano e che purtroppo si riscontrano in tante parti.

Ci riserviamo di ritornare in una prossima propizia occasione su una questione che anche ai nostri occhi assume, per il nostro tempo, un rilievo singolare e merita, pertanto, di esser fatta oggetto di speciale riflessione.

Oggi, nella luce di Colui che con la sua nascita è venuto a redimere l’umanità dalla schiavitù del peccato, dell’egoismo, dell’odio, vorremmo almeno assicurare la nostra partecipazione a quanti soffrono a causa di ingiuste strutture o per la cattiva volontà degli uomini ed augurare che la coscienza di un dovere che si identifica con i superiori interessi di una pacifica convivenza umana prenda il sopravvento sullo spirito di sopraffazione che spinge a disconoscere il buon diritto di altri, siano essi individui, gruppi sociali, popoli interi.

L’espressione della nostra comunanza nella sofferenza e il nostro augurio vanno, in particolare, a quanti subiscono oppressioni o ingiuste limitazioni nell’esercizio di quel primo fra i diritti umani che è quello della coscienza religiosa e della pubblica professione della fede, secondo le proprie convinzioni e le proprie tradizioni o il proprio rito: diritto tante volte e da tutti, almeno a parole, fondamentalmente riconosciuto e proclamato (basterebbe ricordare le dichiarazioni e i Patti delle Nazioni Unite e, per l’Europa, i più recenti impegni dell’Atto Finale della Conferenza di Helsinki), ma tanto spesso e in tanti modi conculcato talvolta in maniera radicale (come ancora ai nostri giorni avviene - per fare solo un esempio, a noi più vicino - nella piccola ma sempre carissima Repubblica albanese).

Vorremmo ripetere, a quanti ne soffrono, che il nostro orecchio non è sordo, né il nostro cuore - è necessario dirlo? – insensibile al lamento e alle domande di aiuto che da essi si alzano.

È nostro impegno e proposito continuare ad adoperarci con tutte le nostre forze per andare loro in aiuto, per le vie e nei modi possibili e che ci appariscano più opportuni ed efficaci. E vogliamo confidare che tali sforzi, uniti a quelli di quanti hanno a cuore il vero bene dei popoli, non rimarranno senza risultati.

Una parola ci è doveroso aggiungere in merito al Medio Oriente. Seguiamo con un’attenzione ed un interesse del tutto particolari gli sviluppi della situazione. Senza voler prendere partito nelle diversità o divergenze di pareri che si stanno in proposito manifestando, non possiamo nascondere la speranza o tacere il voto che le iniziative in atto, coraggiose al punto da apparire audaci, valgano a mettere in movimento un processo dal quale, grazie alla partecipazione ed alla buona e saggia volontà di tutti i responsabili, abbiano finalmente a prender forma soluzioni rispondenti ai criteri di giustizia, di equità e di chiaroveggenza politica, oltreché di umana sensibilità, che soli possono equilibrare convenientemente esigenze, aspirazioni, interessi tanto complessi e fra di loro spesso contrastanti.

La Santa Sede non ha mancato di manifestare anche in questa occasione, discretamente ma fiduciosamente, il proprio pensiero, particolarmente sui punti che più da vicino toccano la sua missione di carità e le sue responsabilità nei riguardi di legittimi interessi della cristianità. Noi ripetiamo ora l’auspicio che l’annosa e difficile questione sia sollecitamente avviata ad equa composizione e che tutte le popolazioni di quella regione così ricca di storia, religiosa e civile, e tanto tormentata possano finalmente godere di una giusta e durevole pace.

Affidiamo tutti i nostri voti, che han fatto oggetto di questa Allocuzione, alla materna intercessione della Vergine Santa, Madre purissima e Regina della Pace. Ci rivolgiamo a Lei per ottenere la grazia di accogliere nei nostri cuori il Figlio di Dio che viene, com’Essa lo accolse nel suo seno immacolato per donarlo al mondo, come Madre della Chiesa; e in questi ultimi giorni di Avvento Essa ci indicherà la via più sicura per giungere al Cristo, e ci guiderà a Lui.

Che le prossime feste di Natale segnino per tutti noi, con l’esempio e la protezione di Maria, un decisivo incontro di fede e di amore col Salvatore. È questo il nostro ripetuto augurio, accompagnato dalla nostra cordiale Benedizione.

                                



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