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ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE PAOLO VI
PER LA PRESENTAZIONE DELLA
COSTITUZIONE APOSTOLICA
«VICARIAE POTESTATIS IN URBE»

Sabato, 8 gennaio 1977

 

L’avvenimento, che qui oggi ci riunisce, presenta caratteri così rilevanti nella via della Diocesi di Roma da potersi qualificare storico. Sebbene infatti esso non si distingua per novità incoerenti dal corso ormai secolare della tradizione, propria dell’istituzione che presiede al governo pastorale di Roma e che siamo soliti chiamare «Vicariato», tuttavia esso assume importanza degna d’essere avvertita e onorata da successiva memoria per il fatto ch’esso si collega canonicamente e logicamente con la Costituzione Apostolica del nostro Santo Predecessore Pio X, designata dal titolo «Etsi nos» (PII PP. X Etsi Nos: AAS 4 (1912) 5-22) e si conforma ai criteri dottrinali e disciplinari del Concilio Vaticano secondo, così da doversi riconoscere nell’avvenimento stesso un atto di conferma e di rinnovamento molto significativo.

Dopo ponderata elaborazione, che ha impegnato per un non breve periodo di tempo numerose e qualificate persone, noi siamo dunque in grado di presentarvi oggi la Costituzione Apostolica «Vicariae Potestatis in Urbe», la quale provvede finalmente a quella ristrutturazione della Curia diocesana di Roma, che molte voci da tempo ormai sollecitavano.

Vada pertanto innanzitutto il nostro ringraziamento a coloro che hanno collaborato nella preparazione del Documento. In particolare l’espressione della nostra gratitudine si dirige al Signor Cardinale Luigi Traglia, Decano del Sacro Collegio e già nostro Vicario per codesta amatissima diocesi. Profittiamo di questa circostanza per porgere all’Em.mo Porporato l’attestazione della nostra stima ed apprezzamento, sicuri di interpretare in ciò il pensiero di tutti.

Ci è gradito poi salutare con affetto i Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, nonché i membri del laicato, che - accogliendo l’invito del nostro Cardinale Vicario – sono presenti a questo incontro.

Non vi è certamente bisogno di attardarci ad illustrare le ragioni che ci hanno indotti ad affrontare questo non facile impegno. Esse possono ben sintetizzarsi in quest’unica: promulgando la nuova Costituzione, noi intendiamo attestare la nostra consapevolezza di Vescovo di Roma, che giustifica e sostiene quella Pontificia. È infatti proprio in quanto Successore del Beato Pietro in questa Sede romana che noi ci sappiamo investiti del compito formidabile di Vicario di Cristo in terra e perciò di Supremo Pastore e Capo visibile della Chiesa universale (Cfr. PAULI PP. VI Romano Pontifici Eligendo: AAS 67 (1975) 609).

Sentiamo perciò con viva sollecitudine la responsabilità che, in quanto Vescovo di questa Chiesa locale, su cui riposa misticamente e storicamente un disegno divino, noi abbiamo di fronte a Cristo, la cui santità siamo tenuti ad effondere col mistero della parola e con i sacramenti, nelle anime dei fedeli, serbando i loro costumi immuni da ogni male e, per quanto ci è possibile, con l’aiuto di Dio mutandoli in bene, così da poter giungere, insieme con loro, alla vita eterna (Cfr. Lumen Gentium, 26, 3).

Quale trepidazione, quale coscienza della nostra umiltà, quale fiducia nell’esaltazione in ‘Cristo del nostro ufficio sia episcopale sia pontificale vibrano nel nostro animo in un momento come questo, nel quale vediamo stretta attorno a noi questa nostra Diocesi, degnamente rappresentata dai suoi esponenti più qualificati. Se è vero che in ogni Chiesa locale, sebbene piccola e povera, è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica (Cfr. Lumen Gentium, 26, 1), quanto più questo può essere detto di questa Chiesa romana, alla quale guardano tutte le altre Chiese come a quella «che presiede nella carità» (Cfr. S. IGNATII ANTIOCHENI Epistola ad Romanos, Inscr.: Patres Apostolici, I, ed. F. X. FUNK, 1901: p. 253).

Questa prerogativa, tuttavia, comporta anche il dovere della esemplarità nella vita cristiana a beneficio di tutta la Chiesa di Cristo, vivente ed operante nelle varie comunità o Chiese particolari sparse in tutto il mondo. Ecco, perciò, l’intendimento che ha presieduto all’elaborazione di questa nostra Costituzione: per ravvivare la vita cristiana di Roma, dare all’organo di governo pastorale della diocesi nuova efficienza, in sintonia con le mutate esigenze dei tempi presenti, pur senza venir meno ad una doverosa fedeltà alle gloriose e collaudate tradizioni del passato.

Per facilitare comunque l’esatta comprensione dello spirito, oltre che della lettera, delle nuove disposizioni, vorremmo subito precisare che esse devono essere lette avendo presente il denominatore comune che le anima: ed è quello della fiducia e della stima. Fiducia e stima per la persona del Cardinale Vicario e dei suoi Vescovi ausiliari, fiducia e stima per i diversi Organi della Curia diocesana, per i Parroci e i loro Coadiutori, per gli operatori di pastorale religiosi e laici, per le organizzazioni diocesane e parrocchiali. Il Papa ha fiducia nei suoi Collaboratori: questo è ciò che vogliamo innanzitutto riaffermare.

Sulla base di questa ispirazione di fondo, quali sono stati i criteri principali che hanno orientato l’elaborazione della nuova disciplina? Essi possono essere succintamente così formulati:

a) mettere in più chiara luce il naturale legame che esiste tra la persona del Papa, Vescovo di Roma, e la sua Diocesi, con la conseguente necessità della comunione dottrinale e pastorale con lui di tutta la comunità diocesana, specialmente di coloro che sono chiamati a collaborare nell’attività apostolica;

b) precisare la partecipazione di tutte le componenti della comunità diocesana al lavoro pastorale secondo le prescrizioni conciliari e Post-conciliari; stimolarne una coordinata attività, mediante un costante collegamento con la Curia diocesana; definire i modi della collaborazione di Sacerdoti, Religiosi e laici a questo scopo;

c) assicurare il coordinamento dell’attività della Curia diocesana in ordine ad un unitario lavoro pastorale;

d) riordinare i Tribunali del Vicariato secondo criteri di funzionalità e di adeguamento alla peculiare condizione della Diocesi di Roma;

e) stimolare l’impegno di tutta la comunità diocesana nell’animazione cristiana della vita della Città di fronte ai pericoli della decadenza religiosa e morale della popolazione tanto varia e aumentata, e ai bisogni crescenti di assistenza spirituale e culturale delle nuove generazioni;

f) coordinare le iniziative di promozione umana con quelle varate in sede civile, nel rispetto dovuto, secondo i principii cristiani, a coloro che sono investiti di autorità e nel doveroso contributo al bene comune, perseguito nell’ambito a ciascuno proprio.

Queste, in breve, le grandi linee ispiratrici della riforma. Noi vi preghiamo di considerarle con animo aperto e di disporre la mente e il cuore ad accoglierne volenterosamente la traduzione concreta, così come essa viene proposta nella normativa della Costituzione. Siamo convinti che da una loro intelligente e concorde attuazione potrà derivare un efficace rilancio dell’iniziativa pastorale nella nostra Chiesa locale, a beneficio di questa Città, che il sangue dei martiri e la testimonianza eroica di numerosissimi santi hanno reso gloriosa di fronte al mondo.

Noi invochiamo il divino Spirito perché anche in questa circostanza si degni di effondere l’abbondanza dei suoi doni sulla nostra Chiesa, portandoci ad una sempre più viva esperienza della comunione di grazia, che in Cristo ci lega e ci sospinge verso un impegno rinnovato di zelo operoso.

Intercedano per noi i beati Apostoli Pietro e Paolo, che su questa terra e sotto questo cielo sono nati, attraverso il loro glorioso martirio, alla vita senza fine del Paradiso; ci sia accanto San Giovanni Battista, alla cui memoria si intitola la Basilica, che ci vede oggi raccolti; e soprattutto si chini su di noi con sguardo materno Colei, che è qui di casa, essendo questo Tempio dedicato anche al suo divin Figlio, il Salvatore del mondo, Maria che la nostra gente ama invocare con l’appellativo tradizionale di «salvezza del popolo romano». Sotto la sua protezione noi poniamo questa nostra iniziativa pastorale, a lei chiedendo che ne favorisca la fruttificazione benefica, a gloria di Dio e a vantaggio delle anime.

                             



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