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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI VESCOVI DELLA SCANDINAVIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 2 maggio 1977

 

Venerabili e carissimi Fratelli della Conferenza Episcopale di Scandinavia,

Non possiamo nascondervi la nostra particolare letizia, nel ricevervi oggi in questa Sede Apostolica nella quale voi, ne siamo certi, riconoscete anche la vostra Casa, perché aperta e accogliente soprattutto per coloro che provengono dalla perseveranza in una testimonianza cattolica esigente. Salutando voi, noi abbracciamo altresì, con un solo movimento di affetto, quei cattolici che voi rappresentate, e che sono degni di tutte le vostre cure, con un pensiero tutto speciale per i Sacerdoti e per le Religiose, che tanto generosamente collaborano alle vostre responsabilità di Pastori.

Quanto ameremmo discorrere familiarmente con voi dei vostri impegni pastorali, delle vostre gioie, delle vostre amarezze e delle vostre speranze, per dirvi che le condividiamo appieno e intendiamo avvalorarle facendole completamente nostre. Del resto, voi siete venuti in visita «ad limina Apostolorum» così come S. Paolo salì a Gerusalemme «per incontrarsi con Pietro» (Gal. 1, 18), e ricevere da lui garanzia e sostegno per il proprio ministero apostolico. E, come in quell’abbraccio, i nostri cuori si fondono nell’unica fede e nell’unico amore a Cristo e alla Chiesa.

Voi provenite da Paesi, dove la quasi totalità della popolazione è di confessione luterana, e perciò rappresentate una Chiesa Cattolica in forte diaspora: minoritaria, cioè, e dispersa, come può esserlo una goccia d’olio emulsionata in un bacile d’acqua.

Riconosciamo peraltro con voi che la situazione dei Cattolici in Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Islanda è davvero quel «piccolo gregge» evangelico, il quale però ha con sé la radiosa assicurazione di Gesù a «non temere, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il Regno» (Luc. 12, 32).

Oltre che per la diversa confessione cristiana, le vostre Regioni si caratterizzano per una determinata condizione storico-sociale: la loro singolare tradizione culturale e politica ha raggiunto punte elevatissime di progresso umano, civile, sociale, economico, che fanno meritamente onore alle vostre industri popolazioni, e attirano su di esse, a pieno titolo, l’ammirazione e l’emulazione degli altri popoli. È pur vero che non vanno disgiunte, da quel pur nobile livello di vita, forme pericolose di un secolarismo e di un pratico materialismo che sono insite in ogni espressione di avanzato progresso. Ma si notano, d’altra parte, segni confortanti di risveglio spirituale e morale, di un appello ai valori più alti, di una ricerca anche inquieta dei «perché» che stanno al fondo dell’umana esistenza e non trovano spiegazione nella mera sicurezza del progresso e della civiltà fine a se stessa. A ciò si aggiunga il fatto innegabile, dovuto a vari fattori, dell’espansione della comunità cattolica; un impegno esemplare di testimonianza cristiana, specie da parte degli Ordini religiosi. Anche il recente passaggio delle vostre comunità allo ius commune della Chiesa, che inserisce strutturalmente le Diocesi Scandinave nella vita religiosa e cattolica d’Europa, vi impegna maggiormente al confronto con un tipo di società che oggi tende a diventare ordinario, corrente, in tutti i Paesi del Vecchio Continente. E tutti questi fenomeni impegnano a fondo la Chiesa, quindi la vostra azione pastorale.

Cari Fratelli, nell’ambito di queste riflessioni, ci permettiamo allora di ricordare, assieme con voi, quali siano i doveri elementari e fondamentali non solo del vostro ministero episcopale, ma anche di tutti quei battezzati che sono in comunione con questa Sede Apostolica.

In primo luogo, desideriamo sottolineare l’impegno di una persistente fedeltà a tutto ciò che vi è proprio in quanto Cattolici. Va sempre tenuto presente che in tutti i Paesi Scandinavi la Chiesa è nata cattolica ed è rimasta tale fino al secolo XVI dando origine ad una fiorente e indivisa vita cristiana dai molteplici frutti. Aderite perciò tenacemente alla vostra tradizione, nel senso più nobile, vitale e dinamico del termine: i vostri Santi - come non ricordare almeno S. Brigida? -, i vostri riti, le vostre consuetudini religiose e popolari, i vostri tesori d’arte cristiana devono esser motivo di grande fierezza, e dare ali al vostro zelo, perché rappresentano la matrice del Cristianesimo in Scandinavia.

In secondo luogo, vi esortiamo a continuare in una sempre cordiale forma di convivenza col vostro ambiente. Ciò dev’essere vero già a livello di semplici relazioni civili e sociali, come ci ricorda S. Paolo: il non aver parte con questo mondo non significa «uscire dal mondo», ma soltanto non far parte di esso (Cfr. 1 Cor. 5, 9-11). Soprattutto però voi con le vostre comunità avete in sorte il delicato problema delle relazioni religiose con fratelli cristiani da noi separati. Il trovarvi gomito a gomito con essi non può impedirvi, anzi vi sollecita a stringere legami di sincera amicizia nel nome del nostro unico Salvatore e Signore Gesù Cristo; ciò è possibile, senza peraltro sconfinare in un ecumenismo equivoco, rinunciatario delle proprie originalità e passivamente disposto a lasciarsi assorbire. I Cattolici, nei vostri Paesi, hanno dei valori propri da custodire: la ricchezza del deposito dottrinale, la fedeltà ad esso nel doveroso aggiornamento voluto dal Concilio, il dovere dell’evangelizzazione nella convinzione e nella gioia, la comunione con la Chiesa universale, l’obbedienza al successore di Pietro e l’unione al suo ministero che garantisce l’unità ecclesiale, il rispetto per i sani valori della cultura e del progresso, la fratellanza sincera e costruttiva. Sono tutte tessere di un mosaico splendente, il quale dà del cattolicesimo, nelle vostre terre, un’immagine straordinariamente bella e persuasiva, che può portare ad un accostamento fecondo con gli altri fratelli di denominazione cristiana sulla via della ricomposizione dell’unità nel Signore Gesù. Qualunque possa essere il quadro sociologico, nel quale la Chiesa è chiamata a operare all’interno dei vari popoli, la sua vocazione, il suo assillo, il suo vanto è quello di essere al servizio della società, così com’è: in Scandinavia, la Chiesa è perciò al servizio di quella precisa, concreta, esistenziale società, con tutti i suoi limiti, sì, ma anche con tutte le sue ricchezze. E là vuoi contribuire, volonterosamente, alla crescita dei valori eterni dell’uomo, nel suo rapporto con Dio, servendo in umiltà e letizia, paga solo di rispondere così alla propria vocazione.

Di conseguenza, in terzo luogo, vi invitiamo ad una testimonianza limpida e salda, quale a tutti noi propone l’Apostolo Paolo: «dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita» (Phil. 2, 15 ss.). A nessuno come a voi, forse, si addicono le immagini evangeliche del sale, della luce e del lievito (Cfr. Matth. 5, 13-15; 13, 33) per la sproporzione esistente tra la loro quantità e il benefico effetto che possono causare attorno a sé. Sarà allora soprattutto la vita quotidiana e l’esempio concreto dei Cattolici, il loro culto vissuto (Cfr. Rom. 12, 1a), le loro buone iniziative a far sì che gli altri « vedano e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Matth. 5, 16). In particolare, vorremmo insistere con voi sul problema delle Vocazioni sacerdotali e religiose: sia vostra cura pressante individuare e favorire lo sbocciare, con l’aiuto del Signore, dei carismi spirituali che assicurino la prosecuzione dei servizi ministeriali anche alla Chiesa di domani.

Al di sopra di tutto regni sovrano il gaudio della fede comune, secondo l’esortazione dell’Apostolo a quella gioia (Cfr. Phil. 4, 4; 1 Thess. 5, 16), che è frutto maturo e inalienabile dello Spirito Santo (Cfr. Gal. 5, 22; Io. 16, 22).

Concludiamo questa conversazione confermandovi ancora non solo la nostra stima, ma soprattutto la nostra fraterna affezione, sulla quale potete incessantemente contare, perché è tale da non lasciarvi mai soli. Di questa totale e premurosa disponibilità ai vostri bisogni pastorali vuol essere pegno e segno la nostra paterna Benedizione Apostolica, che di gran cuore impartiamo a voi e a tutti i diletti membri delle vostre comunità.

                         



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