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ENCICLICA
AMANTISSIMUS HUMANI

DI SUA SANTITÀ
PIO PP. IX

 

Ai Venerabili Fratelli Vescovi delle Chiese Orientali.
Il Papa Pio IX. Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

Amantissimo del genere umano, Cristo Redentore e Signore, Figlio Unigenito di Dio, volendo (come Vi è ben noto, Venerabili Fratelli) liberare tutti gli uomini dalla schiavitù del demonio, dal giogo del peccato e richiamarli dalle tenebre alla Sua meravigliosa luce e farli salvi, cancellò il decreto, a noi avverso, affiggendolo alla croce; formò e istituì la Chiesa Cattolica, conquistata con il suo sangue, come la sola dimora del Dio vivo (1Tm 3,15), il solo regno dei cieli (Mt 13; ecc.) o come la sola città posta sopra il monte (Mt 5,14) o come il solo ovile (Gv 10,16) e il solo corpo consistente e vivente di un solo spirito, unito e congiunto da una sola fede, speranza e carità e dagli stessi vincoli sacramentali, religiosi, dottrinali (Ef 4,4), e dotò poi la Chiesa di reggitori da Lui nominati e scelti e stabilì che essa, così da Lui creata e istituita, perdurasse finché il mondo stesso non crolli e perisca. Decretò inoltre che la Chiesa avrebbe abbracciato tutti i popoli e le nazioni dell’orbe terracqueo, affinché gli uomini di ogni razza accogliessero la sua divina religione e la sua grazia, conservandole fino all’ultimo respiro onde conseguire la salvezza e la gloria eterna. Affinché questa unità di fede e di dottrina fosse sempre conservata nella Sua Chiesa, scelse tra tutti uno solo, Pietro, che designò come Principe degli Apostoli e Suo Vicario in terra, inespugnabile fondamento e capo della Sua Chiesa, così che, sovrastando su tutti sia per il grado di nobiltà, sia per l’ampiezza e il prestigio dell’autorità, del potere e della giurisdizione, pascesse le pecore e gli agnelli, rincuorasse i Fratelli, reggesse e governasse la Chiesa universale. Cristo volle pertanto che questa sua Chiesa rimanesse una e immacolata fino alla consumazione dei secoli, e ordinò di conservare integra una sola fede, una sola dottrina e la struttura di governo; volle inoltre che la pienezza della dignità, della potestà e della giurisdizione, la purezza e la saldezza della fede concesse a Pietro fossero tramandate anche ai Romani Pontefici successori di Pietro che sono elevati a questa Romana Cattedra dello stesso Pietro ed ai quali – che impersonano il Beatissimo Principe degli Apostoli– dallo stesso Cristo sono stati divinamente affidati la suprema cura di tutto il gregge del Signore e il supremo governo della Chiesa Universale. Voi ben sapete, Venerabili Fratelli, in che modo questo dogma della nostra divina religione sia sempre stato dichiarato, difeso e inculcato con unanime e perenne spirito e parola dei Sinodi e dei Padri. Gli stessi, invero, non hanno mai cessato di insegnare che vi è “un solo Dio, un solo Cristo, una sola Chiesa, una sola Cattedra fondata su Pietro per volontà del Signore [S. Cyprian., Epist. 40], e che su tale pietra, come su solidissimo macigno, è stata costruita, in tutta la sua grandezza, la mole della comunità cristiana [S. Cyrill. Alexand., In Ioan., lib. II, cap. 42]. Invero, questa Cattedra di Pietro (sempre così chiamata e definita) è unica e prima per i suoi pregi [S. Optat. Milevit., lib. II Cont. Parmen.]; splende in tutto il mondo per il suo primato [Synod. Nicaen., II, Act. 2]; è radice e matrice da cui deriva l’unità sacerdotale [S. Cyrian., Epist. 15 et 55]; è madre e maestra (e non solo vertice) di tutte le Chiese [Pelag. II, Epist. I Ad Episcop. Oriental.; Conc. Trid., sess. 7, De Baptism., can. 3]; è metropoli di pietà, in cui è integra e perfetta la saldezza della religione cristiana [Litter synodic. Ioan. Constantinopolit., Ad Hormisd. Pont. et Sozom., Histor., lib. III, cap. 8] e in cui sempre primeggiò il Principato della Cattedra Apostolica [S. August., Epist. 162]; è fondata su quella pietra che le superbe porte degli inferi non abbattono [S. August. In Psalm. contra part. Donat.]  e per la quale gli Apostoli profusero tanta dottrina e sangue [Tertull., De praescript., c. 36]; da essa si diffondono nei confronti di tutti le leggi che presiedono a una venerabile comunione[S. Ambros., Epist. 12, Ad Damas.] ; ad essa occorre prestare totale obbedienza e onore [Conc. Ephesin., Act. IV]; chi l’abbandona, vanamente confida di appartenere alla Chiesa [S. Cyprian., De unit. Ecclesiae]; fuori di essa, è profano chi si ciba d’agnello [S. Hieronym., Epist. 51, Ad Damas.]. E inoltre Pietro, che nella propria Sede vive e governa, offre ai postulanti la verità della fede [S. Petrus Chrysol., Epist. ad Eutich.]; Pietro che vive fino ad oggi e sempre nei suoi Successori e pratica la giustizia [Synod. Ephes., Act. 3], ha detto per bocca di Leone [Synod. Chalced., Act. 2] che il Romano pontefice detiene il primato su tutta la terra, è il Successore del beato Pietro, Principe degli Apostoli, è il vero Vicario di Cristo, capo di tutta la Chiesa, Padre e Dottore di tutti i cristiani” [Conc. Florentin., In Decreto union. Graecorum]. Altri innumerevoli passi, tratti da splendidi testi, in modo esplicito insegnano e rivelano con quanta fede, religione, rispetto e obbedienza devono seguire questa Sede Apostolica e il Romano Pontefice tutti coloro che vogliono appartenere alla vera, unica e santa Chiesa di Cristo per conseguire l’eterna salute.

Invero non contrasta affatto con l’unità della Chiesa Cattolica la molteplice varietà dei sacri e legittimi riti, ché anzi concorre ad accrescere la dignità, la maestà, il decoro e lo splendore della stessa Chiesa. Ma non sfugge ad alcuno di Voi, Venerabili Fratelli, in che modo alcuni uomini cerchino di ingannare e di indurre in errore gli incauti e gli inesperti calunniando questa Santa Sede, come se essa, accogliendo i dissidenti orientali nella fede cattolica, volesse indurli ad abbandonare il proprio rito e ad abbracciare quello della Chiesa latina. Quanto ciò sia falso e lontano dalla verità, lo mostrano e attestano, con piena evidenza, le tante Costituzioni dei Nostri Predecessori, e le Lettere Apostoliche (attinenti alle questioni degli Orientali) con le quali gli stessi Nostri Predecessori non solo dichiararono concordemente di non aver mai avuto in animo un simile proposito ma anzi riconobbero che era loro precisa volontà di preservare intatti i riti delle Chiese Orientali purché in essi non si insinuasse qualche errore a proposito della fede cattolica o della purezza dei costumi. A queste reiterate e limpide dichiarazioni dei Nostri Predecessori corrispondono sia le antiche che le recenti azioni, in quanto non si può mai affermare che questa Apostolica Sede abbia ordinato alle sacre gerarchie o agli ecclesiastici o ai popoli orientali ritornati alla unità cattolica, di mutare il loro legittimo rituale. Infatti tutta la cittadinanza di Costantinopoli vide di recente in che modo il Venerabile Fratello Melezio, Arcivescovo di Drama, ritornato nel grembo della Chiesa cattolica con la Nostra più viva consolazione e con la gioia di tutti i buoni, abbia celebrato la divina funzione col proprio rito, con solenni e festose cerimonie e alla presenza di numerosa folla. Pertanto, Venerabili Fratelli, in virtù della vostra eminente sollecitudine episcopale, non tralasciate di insistere presso il Clero delle vostre Diocesi perché nei modi opportuni si sforzi di smascherare e respingere la calunnia con cui uomini malevoli tentano di indurre in errore gli ingenui e di suscitare odio e sospetto contro questa Sede Apostolica.

D’altra parte Noi, innalzati a questa Cattedra di Pietro e al supremo governo di tutta la Chiesa di Cristo per arcano disegno della Divina Provvidenza, pieni di fiducia e di speranza in Gesù Cristo, aspiriamo ad assolvere le funzioni del Nostro ministero Apostolico come Ci chiedono l’insistenza e la sollecitudine quotidiana di tutte le Chiese. Pertanto, sorretti dal divino aiuto di Colui del quale su questa terra, sebbene senza merito, facciamo opera vicaria; di Colui che disse: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli” e confermò che le porte dell’inferno non avrebbero mai prevalso contro la sua Chiesa, Noi non temiamo affatto tante malvagie e sacrileghe macchinazioni, tanti tentativi e attacchi con cui (in questi tempi così iniqui) i nemici si sforzano di sovvertire radicalmente (se mai fosse possibile) la religione cattolica, ma non desistiamo dal provvedere al bene e alla salute spirituale di tutte le genti. Infatti l’amore di Cristo, di cui nulla è per Noi più forte, Ci sospinge ad affrontare lietamente ogni affanno, fatica, decisione affinché i popoli possano convergere in unità di fede e crescere nella conoscenza di Dio e del nostro Signore Gesù Cristo “che è la via, la verità e la vita; via di santa intimità, verità di divina dottrina, e vita di beatitudine sempiterna” [S. Leo, Serm. II, De Resurrect. Domini]. Né invero Voi ignorate, Venerabili Fratelli, con quale singolare amore, con quale assiduo impegno abbiamo dedicato le nostre cure paterne a codesta eletta parte del gregge del Signore affidata alla vostra vigilanza, fin dall’inizio stesso del Nostro supremo Pontificato; dalla recentissima nostra lettera, sigillata con l’anello del Pescatore e pubblicata il 7 gennaio scorso, avete potuto comprendere ancora di più quanto Ci stiano profondamente a cuore il bene, l’interesse e la prosperità di codeste Chiese Orientali. Infatti con quella Lettera abbiamo costituito una Congregazione apposita (nell’ambito della Congregazione di Propaganda Fide), che alla stessa Congregazione di Propaganda Fide (da tante assidue e gravi occupazioni quasi sommersa) sia del maggiore aiuto e possa svolgere l’opera finora prestata dalla stessa Congregazione di Propaganda Fide con molto zelo e con somma lode, in modo che tutte le questioni delle Chiese Orientali siano trattate e risolte con unico criterio. Invero siamo sostenuti dalla speranza che, con l’aiuto di Dio, ogni giorno di più sovrabbondi il bene spirituale in tutti i Paesi Orientali, anche in virtù del Nostro consiglio e del Nostro zelo. Pertanto abbiamo piena fiducia che questa nuova speciale Congregazione recentemente istituita da Noi non lascerà mai nulla di intentato, in conformità dei Nostri desideri: nulla, in ogni caso, di ciò che riguardi la promozione dell’unità cattolica nel trattare le vostre questioni, o che accresca la prosperità delle vostre Chiese, o che tuteli l’integrità dei vostri legittimi riti, e che procuri un maggiore vantaggio spirituale ai fedeli.

Affinché questa Congregazione possa esercitare con ogni cura ed energia il compito che le abbiamo affidato, e contribuire con laborioso impegno alla maggiore prosperità di codeste Chiese, è del tutto necessario che essa abbia piena conoscenza dei bisogni spirituali delle nazioni Orientali, sulle quali è opportuna e provvida una consultazione. E poiché a Voi, Venerabili Fratelli, è ben nota la condizione presente del gregge affidato alla vostra cura, saprete anche, grazie alla vostra saggezza, quanto sia urgente che Voi Ci informiate, con la maggiore diligenza possibile, su tutte le questioni che riguardano le vostre Chiese e il vostro gregge, e che Ci mandiate un’accurata relazione sullo stato delle vostre Diocesi, nella quale si esponga con cura tutto ciò che si riferisce alle Diocesi stesse, in modo che Noi possiamo considerare con tutta diligenza le necessità dei fedeli. Sarà per Noi motivo di somma consolazione se ognuno di Voi, Venerabili Fratelli, Ci riferirà sollecitamente tutte le questioni della propria Diocesi: quanti fedeli dimorino nella stessa Diocesi; quanti siano gli ecclesiastici che affrontando i doveri del proprio ministero assistono gli stessi fedeli; quale il modo di comportarsi di quei fedeli; di quale fede, di quale integrità di costumi, di quale dottrina sia dotato il Clero; quale la formazione dello stesso Clero; in che modo il popolo sia educato alla santissima nostra religione e alla disciplina dei costumi, e in che modo il popolo stesso possa ogni giorno meglio essere conformato e sospinto alla pietà e alla purezza dei costumi. Ardentemente poi desideriamo conoscere quale sia la situazione delle vostre scuole e con quale assiduità la gioventù le frequenti. Sapete bene, Venerabili Fratelli, che tutte le speranze, sia delle cose sacre, sia civili, sono riposte nella retta, salutare e religiosa educazione dei fanciulli, e perciò è del massimo interesse che gli stessi sin dagli anni più teneri frequentino le scuole cattoliche in cui imparando presto la verità e i precetti della divina nostra religione, siano allontanati dal pericolo che le loro tenere menti siano corrotte da perversi principi. E neppure dimenticate di avvertirci se mancate di libri, e contemporaneamente di farci conoscere quali libri soprattutto (secondo il vostro parere) possono essere più adatti alle esigenze culturali del Clero, a promuovere l’educazione del popolo, a confutare le opinioni degli acattolici, e ad assecondare la pietà dei fedeli. Inoltre abbiamo appreso che in alcuni luoghi sono stati adottati libri liturgici e rituali nei quali s’insinuò qualche errore o fu introdotto qualche arbitrario mutamento; perciò sarà vostro dovere comunicarci quali libri sono stati adottati e dirci inoltre se tali libri sono stati in altro tempo approvati da questa Santa Sede, o se a vostro parere contengono errori da correggere, e se abbiate qualche dubbio da dissipare o vi siano abusi da cancellare. Inoltre Vi chiediamo con insistenza di registrare quali progressi abbia compiuto nelle vostre Diocesi la santa unità cattolica, quali impedimenti la ostacolino, in quali modi più opportuni si possano rimuovere siffatti impedimenti, al fine di promuovere e di consolidare sempre più tale unità.

Certamente vi è dato constatare, Venerabili Fratelli, con quanto amore e con quanto zelo seguiamo codeste Chiese Orientali e con quanta passione desideriamo che tra i popoli orientali la nostra santissima fede, la nostra religione, la nostra devozione raggiungano una diffusione sempre più estesa e si consolidino e fioriscano. Siamo certi che Voi con ogni energia (secondo il dovere del vostro ministero episcopale e del vostro impegno pastorale) consacrerete tutte le vostre premure e i vostri pensieri alla protezione e alla propagazione della nostra divina religione e alla salute del vostro gregge. In questi luttuosi tempi, il nemico non cessa di seminare zizzania nella terra del Signore, sia con libri e giornali pestiferi, sia con mostruose ed aberranti opinioni che apertamente avversano la fede e la dottrina cattolica; perciò ben comprendete con quanta sollecitudine, vigilanza e costanza dovrete affaticarvi e stare all’erta per allontanare da questi pascoli avvelenati i fedeli a Voi affidati e per sospingerli verso quelli salutari, al fine di pascerli generosamente con la dottrina della Chiesa Cattolica. Affinché siate in grado di conseguire più facilmente tale scopo, persistete nel sollecitare lo zelo dei curatori di anime, Venerabili Fratelli, in modo che essi, compiendo con scrupolo il loro dovere, continuino a diffondere il Vangelo di Dio tra sapienti e insipienti, soccorrano con ogni opera santa il popolo cristiano loro affidato, con amore e pazienza insegnino soprattutto ai fanciulli e agli ignoranti i fondamenti della fede cattolica e la disciplina nel comportamento, e con insistenza li esortino a una sana dottrina, affinché non siano avviluppati da ogni fatua teoria. Inoltre esortate sempre tutti i Sacerdoti delle vostre Diocesi perché valutino ed esercitino severamente il ministero che ricevettero nel nome del Signore, perché offrano al popolo cristiano esempi d’ogni virtù, insistano nella preghiera, pratichino assiduamente le sacre discipline e con tutte le loro forze intendano assicurare l’eterna salvezza ai fedeli. E per disporre più facilmente di attivi e industriosi operai, capaci di prestare nel tempo il loro aiuto nel coltivare la vigna del Signore, non risparmiate cura alcuna, consiglio alcuno, Venerabili Fratelli, in modo che i chierici adolescenti fin dalla prima età siano plasmati da eletti maestri alla pietà e al vero spirito ecclesiastico, e con molta diligenza siano educati alle lettere e particolarmente alle sacre discipline, assolutamente lontane da ogni pericolo di qualsivoglia errore. Certamente non ignoriamo, Venerabili Fratelli, quali e quante siano le difficoltà cui siete soggetti nell’esercizio del vostro ministero episcopale. Ma vi sia di conforto nel Signore, (riandando con la memoria alla potenza della Sua virtù) di essere ambasciatori di Cristo, che offrì la sua anima per il suo gregge, lasciando a noi un esempio che ci induce a seguire le sue vestigia.

In verità nessuno ignora quanto servizio e decoro recarono in Oriente alla Chiesa Cattolica le Religiose Famiglie di Monaci. Infatti con l’integrità della loro vita, con la severità dei loro costumi e con la fama di una specchiata disciplina religiosa, offrivano esempi di opere virtuose ai fedeli, educavano la gioventù, coltivavano le lettere e gli studi e prestavano la loro utile opera ausiliaria alle sacre Gerarchie. In seguito a tristissime vicende di luogo e di tempo, quelle Sacre Famiglie, così meritevoli al cospetto della società cristiana e civile, vennero meno, in alcuni luoghi, alla disciplina del proprio Ordine o si estinsero del tutto. Invero, alla nostra santissima religione verrebbe un grande giovamento se queste Sacre Famiglie potessero rinascere specialmente là dove scomparvero, e se irradiassero l’antico splendore tra le nazioni orientali; perciò Vi chiediamo di manifestarci la vostra opinione su tale argomento e in che modo potrebbe compiersi la rifondazione di quelle Sacre Famiglie.

Siamo fermamente persuasi che Voi, Venerabili Fratelli, accoglierete con animo fervido e lieto non solo questi Nostri desideri e queste sollecitazioni, ma che vorrete anche esporre tutte le cose che converrebbe fare a maggior vantaggio della nostra santissima religione, del Clero e del popolo fedele in codeste regioni. Non appena avrete appreso, dalla lettera Enciclica del Cardinale Prefetto della Nostra Congregazione del Concilio, quanto Ci sarà gradita la presenza dei Venerabili Fratelli Sacri Prelati nella solenne canonizzazione di numerosi Santi che con l’aiuto di Dio celebreremo nel prossimo giorno della Pentecoste, allora Ci sorreggerà la speranza che in tale occasione (se lo consentiranno le incombenze delle vostre Diocesi) potremo vedervi, affettuosamente abbracciarvi e ascoltare da Voi stessi le relazioni concernenti le vostre Diocesi. Frattanto poi, forti della vostra eccelsa pietà e del vostro zelo episcopale, perseverate, Venerabili Fratelli, nell’adempiere al vostro ministero con la massima alacrità e costanza, nel provvedere con grande impegno alla salute dei vostri fedeli, ad ammonirli e ad esortarli perché persistano sempre più saldi e immobili nella professione della fede cattolica, perché osservino religiosamente i comandamenti di Dio e della Sua Santa Chiesa e perché procedano degnamente, piacendo in tutto a Dio e fruttificando in ogni opera buona. Inoltre, con la consueta vostra benevolenza e con paterno affetto accogliete coloro che ritornano nel grembo della Chiesa Cattolica con immensa gioia dell’animo Nostro; impegnatevi con ogni cura affinché essi, sempre più amorevolmente alimentati dalle parole della fede e rinvigoriti dai carismi della grazia, rimangano saldi nella santa vocazione, incedano con il più sollecito passo sui sentieri del Signore e seguano la via che conduce alla vita. Nell’interesse della insigne vostra religione, non rinunciate mai a qualsiasi tentativo di riportare a Cristo i miseri erranti con atti di bontà, con la pazienza, con la dottrina, con la mansuetudine, con la dolcezza; di ricondurli al Suo unico ovile, di restituirli alla speranza del premio eterno. Tra le angustie e le difficoltà che non possono mancare al vostro incarico episcopale, soprattutto in questi tempi calamitosi, confidate nella grazia di nostro Signore Gesù Cristo, tenendo presente che chi insegna la giustizia ai molti, rifulgerà come le stelle per tutta l’eternità.

Infine, Venerabili Fratelli, vogliamo che abbiate per certa la somma benevolenza con la quale Vi accompagniamo nel Signore. E frattanto non tralasciamo, in ogni preghiera, in ogni supplica e in ogni atto di grazia, di chiedere con umile insistenza a Dio Ottimo Massimo che effonda sempre propizio sopra di Voi tutti i più fecondi doni della Sua bontà, e che essi possano scendere copiosamente anche sul diletto gregge affidato alla vostra vigilanza. Come auspicio di quei doni e come pegno della Nostra volontà tutta incline verso di Voi, amorevolmente impartiamo a Voi, Venerabili Fratelli, a tutti i sacerdoti e ai laici fedeli affidati alla cura di ciascuno di Voi, l’Apostolica Benedizione dal profondo del cuore.

Dato a Roma, presso San Pietro, l’8 aprile 1862, nell’anno decimosesto del Nostro Pontificato.

 



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