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PIO XII

UDIENZA GENERALE*

Mercoledì, 15 aprile 1942

 

L'uomo nella famiglia:

II. La cooperazione dell'uomo nell'assetto e nei bisogni domestici

Gran fonte di meraviglia, diletti sposi novelli, a chi considera e contempla tutto il mondo creato, è il vedere la somma varietà che ci offrono le cose inanimate, come i minerali e le terre, o l'immenso regno dei vegetali, quali sono le erbe, i fiori, i frutti, le biade e gli alberi, o il vastissimo impero degli animali, che ci appaiano nell'aria e nelle acque, sui monti, nelle pianure e nelle selve. In questa varietà voi avvertite come anche nella medesima specie gl'individui si differenziano per caratteri morfologici e fisiologici, per vigore e per bellezza di colori e di forme. E voi stessi nei figli, che il Signore si degnerà di concedervi, saprete osservare e discernere quelle dissimili inclinazioni che separano un fanciullo da una fanciulla e diversamente improntano e avviano l'uomo e la donna nella vita che Dio loro prepara.

Non altrimenti nell'unione coniugale l'uomo è capo della donna (1 Cor. 11, 3), e d'ordinario la supera per forza e vigore. Questa distinzione però non umilia l'animo di lei, che, se spesso pone mano ad opere in apparenza tenui, in realtà effettua cose grandi e forti per la sua responsabilità di procurare il felice stato della famiglia e meritarsi la riconoscenza del marito.

Tuttavia per cordiale che sia tale riconoscenza, voi, uomini, potete e dovete fare di più. La vostra perfezione di capi di famiglia non consiste soltanto nell'adempire le azioni attinenti alla vostra professione, al vostro mestiere o alla vostra arte particolare, fuori o dentro della casa; nella casa stessa che è dominio proprio di vostra moglie, anche voi avete una parte attiva da compiere. Voi, più validi di forze, voi sovente più destri nell'uso di strumenti o arnesi, voi nell'assetto della vostra dimora troverete innanzi tutto in molti piccoli lavori momento e luogo per operazioni le quali sono piuttosto dell'uomo che della donna. Non saranno fatiche e imprese pari a quelle dell'ufficio, dell'opificio o del laboratorio che voi frequentate, né indecorose alla dignità vostra; saranno però una partecipazione di sollecitudine a quella della vostra compagna spesso sopraccarica di cure e di lavoro, una prestazione di mano amichevole a sollevare un peso, che per lei sarà un aiuto, per voi quasi uno svago o un mutamento di occupazione. Per coltivare un orto o un giardino, se la Provvidenza vi farà la grazia di averlo, per abbellimenti diversi, per varie riparazioni, per tante cose più o meno lievi da muovere o collocare e ordinare, come continuamente suole accadere, non opereranno forse più adatte e franche le vostre mani che quelle della vostra sposa? E, in generale, dove e quando una faccenda esigerà più forza, non avrete voi cuore così gentile e prudente da riservarla per voi? Che cosa potrebbe mai incontrarsi in una dimora cristiana di più triste e ripugnante al senso cattolico, quanto tutto ciò che in qualsiasi forma ritraesse il quadro e la scena, un tempo troppo frequenti fra alcuni popoli non ancora illuminati e addolciti dal divino mistero di Nazareth: la donna che cammina curva sotto il suo pesante fardello, come una bestia da soma, avanti al suo signore che la segue e la sorveglia tranquillamente fumando?

Fu in passato uno dei grandi benefici sociali quel lavoro a domicilio, allora tanto comune anche per l'uomo, che univa marito e moglie in una medesima fatica, l'uno presso dell'altra, in una stessa casa, vicini al focolare dei figli. Ma il progresso della tecnica, il gigantesco ingrandirsi delle fabbriche e degli uffici, il moltiplicarsi dominante di ogni sorta di macchine hanno reso oggidì tale comune lavoro domestico assai raro fuori delle campagne, e spesso hanno costretto e separato l'uno dall'altro i genitori e li han tratti lungi dai figli per molte ore della giornata. « Oh tiranno signore — De' miseri mortali,... Bisogno, e che non spezza — Tua indomita fierezza!» (Parini, Ode « Il bisogno »). Ma, per quanto imperiosa possa, o uomini, esser l'occupazione di quel lavoro che vi trattiene per gran part del dì lontani dai vostri cari, Noi non dubitiamo che a fervore della vostra affezione rimarrà ancora forza, arte attenzione per i piccoli servigi domestici, così da conciliarvi tanto più cordiale e benevola gratitudine, quante meglio verrà conosciuto che li prestate superando ogni stanchezza e brama di riposo, per quella condiscendenza ac aiutare anche nelle tenui occorrenze la famiglia, che tutti accomuna nel procacciarne e goderne il bene.

Non è però mai che nella vita familiare non giungano occasioni più difficoltose, ore e tempi che mescolano gioie e dolori, pene e travagli, disagi e lacrime; ore di nascite, di malattie, di lutti. Allora, sì, vi è più da fare. Allora la donna non potrà affatto, o solo a stento e con insolita fatica, accudire ai suoi molteplici doveri, divenuti più gravi e urgenti. Tutti allora quei di casa dovranno mettervi de. loro meglio, anche i figli giovanetti coi loro piccoli aiuti ma il primo a operare non dovrà essere forse il padre, i capo di famiglia, il quale, in ogni momento scabroso, avrà da dare esempio del prestarsi e del prevedere e provvedere, subito pagando della sua propria persona senza risparmio:

In tali occasioni e cimenti apparirà la saggia dignità paterna nel vigore della sua efficace azione di governo familiare. A così importanti e inevitabili prove, preparate, diletti sposi, e raffermate il vostro animo e la vostra mente, perché l'avvenire che vi attende difficilmente potrà essere diverso dal comune di tutte le domestiche pareti. Dalle vicende altrui apprendete a illuminare e a guidare voi stessi. E vi illumini e guidi altresì il corso ordinario della vita quotidiana. Entro il recinto della vostra casa non fermatevi a calcolare, a misurare, a paragonare chi si stanca e si affatica di più, chi dà più del suo tempo e delle sue forze. L'amore vero ignora questi calcoli, questi paragoni : si dona, stimando sempre troppo poco quanto fa per quelli che ama. Ciò che dice la Imitazione di Cristo dell'amore divino (l. III, c. V), si può applicare anche all'amore così profondo e così santo, qual è l'amore coniugale : « L'amore non sente gravame, non conosce fatica, brama più che non può, non si scusa con la impossibilità,... Esso può tutto, e adempie e perfeziona molte cose, in cui chi non ama manca e soccombe ». Non vi stupite pertanto se l'Apostolo delle Genti, pur pieno la mente e il cuore della carità di Cristo da esaltarla sopra la profezia, sopra i misteri e la fede dei miracoli, sopra le lingue e la scienza, sopra la liberalità verso i poveri e il darsi al martirio (cfr. 1 Cor. 13, 1 e segg.), non temette di assomigliare l'amore dei mariti per le loro donne all'amore di Cristo verso la Chiesa (cfr. Ephes. 5, 25-29). Oh sì; amate le vostre mogli: voi siete ad esse responsabili del dovere dell'amore, come del più alto e necessario dono, perché in tal dono è la tutela della castità coniugale e della pace familiare; perché in tale amore si rafferma la fedeltà, si glorifica la prole, si perpetua inviolabile il sacramento che ha uniti l'uomo e la donna al cospetto di Dio. Santificate le vostre mogli col vostro esempio di virtù; date loro il vanto di imitarvi nel bene e nella vita religiosa, nell'assidua operosità e nell'intrepidezza sotto i duri casi e le non lievi sofferenze che mai non mancano al vi-vere umano. Potrebbe forse lo sposo dimenticare quali pesi e dolori, talvolta anche quali pericoli e sacrifici sublimi, rappresenta per la sua sposa quella maternità che darà a lui la gioia di essere e dirsi padre? E là ove l'istinto e l'amore materno ha fatto a lei tutto accettare senza porre in conto; l'amore coniugale e paterno permetterà a lui di lesinare la propria dedizione?

Date uno sguardo alla storia della Chiesa, sposa di Cristo. Quanti eroi e quante eroine nel segreto del santuario della famiglia! Quante virtù solo a Dio note e agli angeli! In quell'epoca talvolta dura del Medio Evo, fra il popolo, nei castelli aviti, nelle reggie, per tacere dei monasteri, quali anime di donna raccoglievano omaggio di rispetto misto a tenerezza! Fanciulle, fidanzate, spose, madri parevano circondate da aureola celeste, irradiazione su tutte le figlie di Eva dell'amore ispirato a quei cuori di credenti dalla novella Eva, la Madre di Cristo e degli uomini, o da altro pensiero di fede, che, rampollante dal loro profondo spirito cristiano, faceva in essi fiorire quel senso di deferente e affettuosa cortesia, ignota agli antichi e ai moderni paganesimi, alteri dell'orgoglio maschile, come delle rivolte dell'orgoglio femminile. Innanzi alla donna allora la fede esaltava il poeta, che prorompeva nel canto, inneggiando alla « Vergine Madre, figlia del suo Figlio», alla « Vergine bella, di sol vestita», affinché « raccomandasse al suo Figliuol, verace uomo e verace Dio, che ne accogliesse lo spirto ultimo in pace».

O uomini, volgete l'occhio a Nazareth; entrate in quella piccola e modesta dimora. Guardate quel falegname, santissimo custode dei segreti divini, che coi suoi sudori sostenta la famiglia, umile ed alta più che quella dei Cesari in Roma; osservate con quale devozione e rispetto aiuta e venera quella Madre, sua sposa immacolata e intemerata; mirate quel creduto « Figlio del falegname », Virtù e Sapienza onnipotente, che fabbricò il cielo e la terra, e senza del quale nulla fu fatto, come nulla alcun uomo può fare senza di lui, e pur non disdegna nei servigi della casa e della bottega di essere soggetto a Maria e a Giuseppe; contemplate un tanto modello di santa vita familiare, spettacolo di meraviglia e di adorazione per tutte le gerarchie angeliche. Possa questa vostra contemplazione conservare nei vostri cuori quei sentimenti di riconoscente e tenero dono di voi stessi, che nelle loro manifestazioni quotidiane formeranno il vostro generoso concorso al bene e alla tranquillità della casa. Se nella vita professionale stimate del vostro onore il non sottrarvi ad alcuna responsabilità che a voi spetti, nella vostra vita cristiana sia nobile franchezza e vanto della vostra coscienza il prendere largamente e amorosamente la vostra parte di collaborazione e di cura all'edificio della domestica felicità.

Mentre pertanto domandiamo a Dio di accordarvi, agli uni e alle altre, diletti figli e figlie, le grazie necessarie a questa feconda e santa cooperazione, vi impartiamo di cuore la Nostra paterna Benedizione Apostolica.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, IV,
  Quarto anno di Pontificato, 2 marzo 1942 - 1° marzo 1943, pp. 37-41
  Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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