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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AI GRUPPI ITALIANI DI «RINASCITA CRISTIANA»*

Mercoledì, 22 gennaio 1947

 

Il movimento di « rinascita cristiana »

All'alba della storia della Chiesa, durante l'impero di Traiano, S.Ignazio di Antiochia scrisse un pensiero che affascina anche gli animi moderni, come la scoperta di un tesoro di esperienza due volte millenaria: « Nei tempi in cui è oggetto dell'odio del mondo, il cristianesimo non è affare di parole persuasive, ma di grandezza » (ad Romanos, 3, 3).

Questo passo dell'eroico Vescovo e Confessore della fede Ci torna alla memoria nel vedervi qui raccolte intorno a Noi, dilette figlie. Il vostro movimento di « rinascita » vuol essere l'espressione dello spirito, che dettò quel pensiero al martire di Cristo. E veramente, nella crisi religiosa del nostro tempo — la più grave, forse, che la umanità abbia attraversata dalle origini del cristianesimo —, la ragionata e scientifica esposizione delle verità della fede, per quanto efficace essa possa essere e sia in realtà, da sè sola non basta. E non basterebbe nemmeno la dose, troppo spesso così scarsa, di una vita cristiana fatta di convenzionale abitudine. È necessaria oggi la grandezza di un cristianesimo vissuto nella sua pienezza con perseverante costanza; è necessaria la balda e valorosa schiera di coloro — uomini e donne —, che, vivendo in mezzo al mondo, sono in ogni istante pronti a combattere per la loro fede, per la legge di Dio, per Cristo, con gli occhi fissi su di Lui come modello da imitare, come capo da seguire nel loro lavoro di apostolato. Tale è la norma che voi, dilette figlie, vi siete proposta.

Fermezza di fede 

I. – E innanzi tutto, voi volete essere anime di fede cattolica, piena ed integra. È stato dato anche recentemente al Cristianesimo il consiglio — se intende di conservare ancora una qualche importanza, se vuol superare il punto morto —, di adattarsi alla vita e al pensiero moderno, alle scoperte scientifiche e alla straordinaria potenza della tecnica di fronte alle quali le sue forme storiche e i suoi vecchi dogmi non sarebbero ormai che lumi del passato pressochè spenti.

Quale errore, e come esso scopre la vanitosa illusione di spiriti superficiali! Essi sembrano voler far entrare la Chiesa, come in un letto di Procuste, negli stretti quadri delle organizzazioni puramente umane. Come se la nuova configurazione del mondo, come se il dominio presente della scienza e della tecnica occupassero tutto il campo e non lasciassero più alcuno spazio libero per la vita soprannaturale, che da ogni parte trabocca! Esse non valgono ad abolirla o ad assorbirla; anzi quelle mirabili scoperte scientifiche (che la Chiesa favorisce e promuove) fanno risaltare, con maggior forza ed efficacia di prima, l'« eterna potenza di Dio » (Rom. 1, 20).

Ma il pensiero e la vita moderna debbono essere ricondotti e riguadagnati a Cristo. Cristo, la sua verità, la sua grazia, non sono meno necessari alla umanità del nostro tempo che a quella di ieri e di ier l'altro, di tutti i secoli passati e futuri. Tale è l'unica fonte di salvezza : la fede cattolica; non già una fede mutilata, anemica, edulcorata, ma in tutta la sua integrità, la sua purezza e il suo vigore. Alcuni potranno riguardare questa fede come una « stoltezza »; non è cosa nuova, era così anche ai tempi dell'Apostolo Paolo. Per voi invece è « virtù di Dio » (1 Cor. 1, 18), e voi bramate di comunicarla al vostro secolo con la stessa fiducia della vittoria, che animava i cuori dei primi cristiani. Noi lodiamo i vostri propositi. Voglia il Signore fecondarli con la sovrabbondanza delle sue benedizioni!

Fortezza di vita cristiana

2. – Alla fermezza della fede voi unite il coraggio di prendere sul serio la osservanza dei comandamenti di Dio e di tutta la legge di Cristo e della sua Chiesa.

Ed invero, non è questo un lieve merito, specialmente nelle presenti circostanze. Quando si guardano bene in viso le condizioni in cui voi vi trovate, le odierne concezioni e abitudini di vita, il mondo moderno con le sue miserie e le sue sventure, ma anche con le sue seduzioni e il suo fascino quasi diabolico, la pressione tirannica di organizzazioni di una mostruosa potenza,. bisogna riconoscere che rimaner fedeli, sempre e dappertutto, senza riserve e senza transazioni, ai comandamenti di Dio, richiede giorno per giorno una padronanza di sè, uno sforzo costante, una abnegazione, la quale giunge talvolta fino a quell'eroismo, che è il segno caratteristico della testimonianza del sangue.

Abbiamo detto: senza riserve e senza transazioni; poichè chi potrebbe affermare che un'anima serve fedelmente Dio, se nel compimento delle pratiche cristiane manifesta uno spirito apertamente mondano, se porta in chiesa i suoi pensieri d'interesse, di vanità, di sensualità, se crede di giustificare o santificare una vita frivola e profana, perchè v'inserisce qualche esercizio di una pietà tutta superficiale, quando anche non è una devozione puerilmente superstiziosa?

Ben a ragione perciò voi chiedete francamente: La parola di Cristo, « Se alcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, e prenda ogni giorno la sua croce, e mi segua » (Luc. 9, 23), vale, sì o no, anche oggi come in passato? Sì? Allora deve essere per noi la regola di vita. - E in tutta la sua condotta, così nei riguardi personali, come nelle relazioni sociali — matrimonio, famiglia, professione —, la donna, non meno dell'uomo, è forse libera di governare sè stessa arbitrariamente e a suo piacere? ovvero deve in ogni ordine di cose riconoscere che vi sono questioni, la cui soluzione dipende sempre dagli imprescrittibili ordinamenti di Dio? In questo caso, via ogni pusillanimità, ogni vano timore; se Dio ordina, non mancherà mai di dare col precetto anche l'aiuto per adempirlo.

Da ciò la vostra risoluzione; preparare la via al Signore, alla sua volontà un diritto sentiero (cfr. Is. 40, 3), innanzi tutto nella vostra propria vita, poi in quella del prossimo. Noi benediciamo questo vostro intento. Si degni Iddio di vivificarlo con la rugiada celeste della sua grazia!

Fiamma di zelo

3. – Tuttavia la fermezza della fede, il coraggio dell'azione ancora non bastano alle vostre brame; esse debbono accendere nei vostri cuori la fiamma luminosa e ardente dello zelo. Risolute come siete di praticare pienamente nella vostra vita di fanciulle, di spose, di madri, la legge santa di Dio, voi volete collaborare, nel campo in cui le circostanze, preparate dalla Provvidenza, hanno posto ciascuna di voi, a ricondurre le anime all'unico Signore e Maestro, a render loro, nella sottomissione alla volontà divina, nella docilità alla dottrina infallibile, nella santificazione mediante la grazia, la sola vera libertà che le affranca dalla umiliante servitù dell'errore e del male. Tale è il senso dell'intera opera della redenzione, e ogni apostolato, qualunque ne sia la forma, non è che una partecipazione a quell'opera redentrice di Cristo.

Il voler tirare una netta linea di separazione tra religione e vita, tra soprannaturale e naturale, tra Chiesa e mondo, come se non avessero nulla a che fare tra loro, come se i diritti di Dio non avessero valore in tutta la multiforme realtà della vita quotidiana, umana e sociale, è completamente alieno dal pensiero cattolico, è apertamente anticristiano. Quanto più dunque oscure potenze aggravano la loro pressione, quanto più si sforzano di bandire la Chiesa e la religione dal mondo e dalla vita, tanto più è necessaria da parte della Chiesa stessa un'azione tenace, perseverante, per riconquistare e sottomettere tutti i campi del vivere umano al soavissimo impero di Cristo, affinchè il suo spirito vi aliti più largamente, la sua legge più sovranamente vi regni, vi trionfi più vittoriosamente il suo amore. Ecco ciò che si deve intendere per Regno di Cristo.

Questo ufficio della Chiesa è ben arduo; ma non sono che i disertori incoscienti o illusi coloro i quali, in omaggio a un malinteso supernaturalismo, vorrebbero ridurre la Chiesa nel campo « puramente religioso », come essi dicono, mentre con ciò non fanno che favorire il giuoco dei suoi avversari.

Contro simili correnti voi coraggiosamente reagite, come si addice ai nostri tempi. Perciò Noi abbiamo con soddisfazione preso conoscenza della vostra formazione, delle vostre esperienze, dei vostri felici successi. Noi elogiamo la vostra alacrità e invochiamo su di voi la pienezza della forza e della grazia di Cristo.

Aspetti vari di apostolato

4. - Per il vostro apostolato voi seguite la parola del divino Maestro: « Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi » (Luc. 17, 20). Voi non volete agire con la esibizione di pubbliche manifestazioni; come, in generale, la parte che riguarda la organizzazione è destinata per voi a rimanere nell'ombra e a restringersi al puro necessario. Noi abbiamo in principio parlato di voi come di una schiera di assalto. Ma la vostra controffensiva si prepara e si eseguisce, non nel rumore e nell'agitazione, ma nella calma e nel raccoglimento, con la orazione silenziosa, con le rinunzie note solo a Dio, col costante buon. esempio, con la vigorosa professione delle vostre salde convinzioni e dei principi cristiani in una cerchia di persone che pensano e agiscono diversamente, con la lenta, continua, progressiva azione esercitata su di loro, per ricondurle, a poco a poco, a Cristo.

Senza dubbio, nessuna opera, qualunque essa sia, può avere stabilità e durata senza un minimo di organizzazione. Tuttavia questa, per quanto indispensabile, rimane sempre un mezzo, e soltanto un mezzo, di apostolato. Parimente le pubbliche manifestazioni hanno il loro valore, anzi in alcuni casi possono essere necessarie, specialmente là ove le forze avverse se ne valgono con grande apparato a scopo di propaganda. Ma per il fine, a cui tende il vostro movimento, voi avete scelto il retto metodo di lavoro; la via, per la quale avanzate, è sicura e potete seguirla fiduciosamente.

La modestia, la discrezione, che convengono all'esercizio del vostro zelo, non sono punto passività nè snervante monotonia. Tutt'altro! Ciascuna di voi, applicata all'opera comune, vi deve venire col. suo carattere, col suo temperamento, coi suoi doni, coi suoi mezzi personali. Che anzi il concorso di queste qualità così svariate dà alla vostra amichevole collaborazione la sua armonia e i suoi speciali lineamenti. Tutte potete e dovete mettere in valore l'apostolato della vita esemplare, della preghiera, del sacrificio. Ma appunto qui, al di là di ciò che è per ciascun fedele stretto obbligo, rimane un largo campo, dentro il quale le possibilità fisiche, assai differenti di ognuna, e la generosità di animo, con cui — supposto sempre un sano giudizio e una retta intenzione — corrispondete agli impulsi della grazia, debbono determinare la giusta e conveniente misura della vostra azione.

Questa diversità nella misura e nella forma del bene trova la sua applicazione nell'ordine così materiale come spirituale. A quelle tra voi, cui le condizioni economiche o altre favorevoli circostanze o una speciale ingegnosità e attitudine permettono di esercitare l'apostolato della carità a favore dei bisognosi, Noi diciamo con S. Paolo: «Non lasciatevi vincere dal male, ma vincete nel bene il male» (Rom. 12, 21). Allo spirito di calunnia, di bassa delazione, d'invidia, di odio, di crudeltà, di oppressione, voi opponete, senza stancarvi, la bontà e l'amore, l'amore nel cuore, l'amore sulle labbra, l'amore nelle opere delle vostre mani.

Come potremmo Noi a questo punto omettere di rivolgere una Nostra paterna parola allo stuolo delle « Damine della Carità », qui presenti, che hanno tenuto di recente con ottimi risultati un Congresso per rendere il loro lavoro più efficace e più rispondente alle necessità odierne del povero? Vada dunque anche a voi, sempre deste soccorritrici degli indigenti, l'espressione della Nostra compiacenza, del Nostro incoraggiamento e dei Nostri voti, affinchè il vostro Padre e Fondatore S. Vincenzo de' Paoli, fulgido astro di bontà e di soccorso per ogni sventura, vi ottenga con sempre maggior larghezza lo spirito di misericordia, di generosità, di carità, di saggezza.

Rimane da considerare l'apostolato nel senso proprio della parola, l'apostolato dell'azione personale, immediata sul prossimo, per guadagnarlo a Cristo. Non è cosa da tutti. Occorrono speciali qualità, una preparazione, una formazione, che non possono essere se non il privilegio di una « élite ». Tuttavia, anche ciò supposto, la capacità per tale apostolato religioso è ben differente secondo le persone. Studiatevi dunque di conoscere voi stesse, per divenire, ognuna a suo modo, messaggiere di Dio. Ma, qualunque sia la maniera e, per così dire, il tratto personale di ciascuna, il carattere dominante, che dovete imprimere in voi tutte, è quella grandezza spirituale così magnificamente esaltata dal martire Ignazio.

Voi vi siete prefisse alti scopi, dilette figlie! Avete quindi bisogno di uno zelo illuminato e generoso, di una incrollabile fiducia in Dio, di un abbondante e potente aiuto dall'alto, per attuarli e svolgerli con persistente lena. Fate vostra umilmente la preghiera del Salmista: « Viam mandatorum tuorum curram, cum dilataveris cor meum » (Ps. 118, 32): Correrò, o Signore, la via dei tuoi precetti, quando avrai allargato il mio cuore! E vi lasciamo, quasi augurio finale, le parole del Principe degli Apostoli : « Il Dio di ogni grazia, che ci ha chiamati all'eterna sua gloria in Cristo Gesù, con un po' di patire vi perfezionerà, vi conforterà e vi darà vigore. A lui gloria e impero nei secoli » (1 Petr. 5, 10-11).

Con tale voto e speranza impartiamo di cuore a voi tutte, alle opere vostre, alle vostre famiglie, a tutte le persone che vi sono care, in pegno dei più eletti favori celesti, la Nostra Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, VIII,
 Ottavo anno di Pontificato, 2 marzo 1946 - 1° marzo 1947, pp. 385-391
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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