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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
ALLA ASSOCIAZIONE ITALIANA MAESTRI CATTOLICI*

Basilica Vaticana - Venerdì, 4 novembre 1955

 

L'intima letizia, che a Noi proviene nel mirarvi, diletti figli e figlie, in così, gran numero convenuti alla Nostra presenza, per celebrare il primo decennio della vostra Associazione di Maestri cattolici, è la medesima di chi, dopo aver seminato nel tardo autunno e coltivato con alacre fiducia per lunga stagione, contempla la distesa ondeggiante della messe e nelle turgide spighe ravvisa la certezza di un migliore avvenire.

È giusto che al Nostro conforto si unisca la vostra esultanza, così ardentemente espressa e quasi riecheggiata dalla maestà di questo massimo Tempio, come inno di ringraziamento a Dio, da cui ogni opera buona e feconda trae inizio e incremento.

Dieci anni di assidue fatiche, di lotte superate, di conquiste ottenute nell'arduo e delicato campo della educazione: ecco il prezioso dono, che oggi volete offrire al Vicario di Cristo, cui ben sapete quanto sta a cuore la fanciullezza e, per essa, la futura sorte della Chiesa e della vostra Patria.

E veramente, da chi altri mai sulla terra, dopo i genitori, principalmente dipende il destino religioso e civile della Nazione, se non dai Maestri delle scuole elementari, per le cui mani, in virtù della legge, deve passare l'intiera fanciullezza? A voi dunque va la gratitudine Nostra e della società civile per gli stessi e buoni risultati conseguiti nel decorso decennio, mentre su di voi si posa ansioso lo sguardo Nostro e delle famiglie, affinché possiate perfezionare l'opera cominciata, grazie alla solerte volontà che anima la salda vostra organizzazione.

Corrisponderanno nel futuro i Maestri cattolici alle ardenti Nostre aspettative? Non vi è dubbio, poichè ne diedero esimia prova nel passato. Si devono infatti all'illuminato ardimento di un valoroso gruppo di cattolici la prima idea e i primi passi dell'Associazione al principio del 1944, quando la guerra flagellava ancora il suolo della Patria vostra. Appena formatasi essa in folta compagine, voleste ricevere da Noi stessi le indicazioni di massima sulle vie da seguire: il che volentieri facemmo nella memoranda Udienza del 4 Novembre 1945, giorno che voi avete voluto con filiale pensiero stabilire come data di nascita della vostra Associazione.

Un fausto giorno quello, poichè quanto allora auspicavamo e imploravamo dal divino Maestro Gesù datore di ogni grazia, e chiedevamo dai vostri sforzi, è divenuto oggi splendida e visibile realtà. L'Associazione dei Maestri cattolici è ormai organizzata in ogni diocesi e provincia con 1310 sezioni e con un numero di iscritti che raggiunge circa l'80 per cento dei maestri italiani. Questo, senza dubbio, perchè in non molte categorie vi sono, come nella vostra, una così completa sanità morale e una così consapevole serietà di intenti, e anche perché la vostra associazione ha saputo operare indefessamente per riunire e conservare queste preziose energie sotto la bandiera di Gesù Cristo, unico Maestro dei grandi e dei piccoli. Noi diamo lode al lavoro da voi compiuto con tanta solerzia per preparare i propagandisti nazionali e periferici, per la formazione religiosa e professionale di maestri, nè possiamo tacere il Nostro compiacimento per l'azione dignitosa e intelligente diretta ad ottenere i giusti miglioramenti economici e giuridici, non cedendo tuttavia alla suggestione di una facile demagogia, sempre nefasta specialmente nei riguardi della scuola. Così va segnalato che la vostra presenza numerosa ed unita ha fatto conquistare ai cattolici la maggioranza assoluta in tutti i consessi a carattere elettivo. Per questo lavoro validissimo vi esprimiamo il Nostro compiacimento e vi esortiamo a continuare con lo stesso impegno e con lo stesso ritmo, affinché, dove la fanciullezza d'Italia passa i suoi anni più belli, splenda sempre la grazia di Gesù amico dei fanciulli.

Ma voi volete ascoltare anche una Nostra parola esortatrice, con alcune semplici e necessariamente incomplete riflessioni su ciò che il Maestro deve essere e su ciò che deve sapere, volere e fare per corrispondere degnamente all'alta vocazione affidatagli.

1° - E anzitutto: che cosa deve essere il Maestro?

Sembra a taluni che la parola « insegnante » dica di più della semplice parola « maestro », e sarebbero propensi a sostituire questa con la prima. Non Ci sembrerebbe opportuno, diletti figli e figlie, e voi a ragione continuate a chiamarvi maestri cattolici. Il « maestro » è il più alto titolo che possa darsi ad un insegnante; il suo ufficio esige qualche cosa di più elevato e di più profondo che quello di chi comunica semplicemente la conoscenza delle cose. Il « maestro » è colui che riesce ad intessere rapporti d'intimità tra la propria anima e quella del fanciullo; è colui che impegna personalmente sè stesso per indirizzare alla verità e al bene l'inesperta vita del discepolo; che, in una parola, ne plasma l'intelligenza e la volontà per ricavarne, nei limiti del possibile, un essere di umana e cristiana perfezione. Né è da credere che per essere elementare il maestro — degno di tal nome — abbia minor diritto al rispetto incondizionato e universale del proprio Paese. Nella scuola elementare si apprendono gli elementi base, che per tutti rimangono fondamento della futura costruzione intellettuale, e per la maggior parte formano l'unico patrimonio scolastico, di cui potranno disporre durante tutta la vita.

Che cosa dunque dovete essere?

I veri maestri devono essere uomini completi e integralmente cristiani, cioè imitatori dell'unico Maestro divino, Cristo Gesù.

Lasciate, diletti figli, che vi confidiamo la Nostra amarezza nel vedere che anche qui in Italia vanno moltiplicandosi scuole, dove, con speciosi pretesti e sotto innocue apparenze, in realtà si ignora Gesù, o peggio ancora si insegna a combatterlo e ad escluderlo dovunque lo si incontri: nelle menti, cioè, nei cuori, nelle famiglie, nella società. Che cosa potranno imparare, poveri piccoli fanciulli e fanciulle, tra quelle mura dissacrate, da maestri che non insegnano la verità, che non indicano la via, che non conoscono, e quindi non possono mostrare il cammino che conduce alla vera Vita?

Fortunatamente la grande maggioranza dei maestri elementari ha più volte affermato il proposito di non volere in alcun modo tradire l'infanzia ad essi affidata, ed è accaduto che anche là dove la resistenza di altre categorie era in parte franata, voi vi siete opposti impavidi, respingendo tutte le sollecitazioni e qualsiasi minaccia. Ma non basta, diletti figli e figlie, esservi dichiarati cattolici; è inoltre necessario vivere la propria fede; non solo quindi dovete esporre le verità da credere e indicare la via da seguire; occorre anche, e soprattutto, che i vostri fanciulli vedano in voi quello che da voi ascoltano. Se non fosse così, ben scarsa sarebbe la efficacia del vostro insegnamento. Noi vi esortiamo, dunque, a impegnarvi per un cristianesimo integrale; e affinchè non vi sembri troppo ardua la meta che vi indichiamo, ecco, lo facciamo con le parole che il divino Maestro pronunciò rivolto alla folla dei suoi ascoltatori: Per entrare nel regno dei cieli, divenite come questi fanciulli: efficiamini sicut parvuli (Matth. 18, 3): puri, semplici, umili, generosi.

2° - Che cosa dovete sapere?

Non è da credere che per essere piccoli i fanciulli, oggetto della vostra opera educatrice, voi possiate contentarvi di esser mediocri umanamente, spiritualmente e moralmente. È infatti risaputo che quanto più si lavora sul « piccolo », tanto più è necessario essere capaci. Forse che il Creatore degli immensi mondi astrali, i cui moti dirige con mirabile armonia, non dimostra pari potenza e sapienza nel regolare quelli impercettibili dell'atomo e dei suoi componenti, i quali anzi suscitano un più profondo senso di stupore? Chi ha chiamato i fanciulli « uomini in miniatura », ha indirettamente reclamato per i loro maestri una non elementare grandezza di animo. Non parliamo certo delle nozioni, che voi dovete avere, perchè possiate trasmetterle al fanciullo. Ma, se non è nemmeno concepibile il caso di un maestro che non sappia ciò che deve insegnare ai propri alunni, è tutt'altro che impossibile di riscontrare in alcuni una qualche impreparazione circa il modo con cui tale insegnamento deve essere impartito o circa l'oggetto che esso deve avere. Voi dovete conoscere il fanciullo studiandolo, e ciò otterrete se lo osserverete direttamente e vi servirete diligentemente dei sussidi che la pedagogia vi offre. Il fanciullo è un piccolo essere fragile, completamente proteso verso la vita, che sboccia e si sviluppa come un fiore, di primavera. Piccolo essere in cerca di moto e di giuoco; amante di tutto ciò che lo aiuta a credersi grande, già autonomo, sempre più responsabile delle sue azioni. Straordinariamente vari nei loro aspetti e nelle loro esigenze, alcuni fanciulli impressionano per lo sviluppo fisico ritardato, altri fanno temere per la loro precocità non meno intellettuale che morale; non mancano quelli addirittura tarati, mentre altri promettono grandi e belle cose con la loro intelligenza straordinaria e la non comune diligenza; alcuni sono irrequieti, turbolenti, altri calmi e riflessivi. Nè basta conoscere i singoli fanciulli; bisogna saper anche parlare loro. In verità può dirsi che pochi sono capaci di ascoltare come i fanciulli, perchè nessuno quanto loro ha tanta sete di apprendere; infatti, qualunque cosa capiti sotto i loro sguardi, provoca le loro interrogazioni, che vengono fatte con una insistenza, e talvolta anche con una indiscrezione, che nessuno di voi ignora. Ma se i fanciulli vogliono apprendere e sanno anche pazientemente ascoltare, importa molto che i maestri imparino quanto è più possibile l'arte del dire, di esprimere ed imprimere le cose nelle piccole menti dei loro scolari; senza naturalmente deformarle in alcun modo, essi devono tuttavia trasformarle, usando termini semplici e adatti; non cadendo, però, in parole e in modi esageratamente puerili. Inoltre i fanciulli hanno più che gli adulti grande bisogno di vedere: non bisogna quindi trascurare nulla di tutto ciò che può aiutare la loro fantasia; così occorre evitare la monotonia, la soverchia lunghezza e la molteplicità degli argomenti. Dal maestro si chiede dunque la sapienza anche più della scienza, la profondità anche più della vastità delle cognizioni, soprattutto la premurosa sollecitudine per il futuro dei fanciulli, nonostante l'instabile loro presente, e che a quello indirizzi ogni mossa. Il maestro è il buon seminatore che getta a piene mani il frumento nelle zolle, scegliendo con avvedutezza il tempo, il luogo e il modo, affinchè nessun granello vada perduto, ma ognuno abbondantemente fruttifichi.

3° - Che cosa dovete volere?

Come insegnanti, voi dovete preoccuparvi che i fanciulli acquistino tutte le nozioni assolutamente indispensabili alla vita. Sarete dunque fedeli ai programmi stabiliti, esigendo con dolce fermezza che i fanciulli a voi affidati li eseguiscano con diligenza secondo le loro capacità. Come insegnanti cattolici, vi preoccuperete particolarmente che la religione venga da essi appresa in modo chiaro, organico e quindi vivo; soprattutto « vivo », non solo in quanto significa interesse per la sua conoscenza, ma nel senso che la religione è vita, e cioè fattore indispensabile per vivere, sia come soluzione delle incertezze e dei dubbi, che come ausilio a superare le lotte, oggi piccole, domani grandi; come rifugio nelle incipienti seduzioni del male; come luce e guida per le loro azioni, doveri, rinunzie e rapporti col mondo esterno. Pensate che non pochi di quei fanciulli non frequenteranno il catechismo parrocchiale per la negligenza o per l'avversione di sconsigliati genitori; altri non avranno forse più, nemmeno da adulti, occasione di apprenderlo e di approfondirlo.

Affinchè dunque a quei piccoli non manchi l'alimento della dottrina cristiana, usate fermamente il vostro diritto all'insegnamento, non dimenticate che esso è anche vostro imprescindibile dovere dinanzi a Dio e alla Patria. Come educatori, avrete l'ansia di formare i vostri fanciulli, proponendo loro l'esercizio delle virtù umane: lealtà, coraggio, attaccamento al dovere, alla famiglia, alla Patria. Va notato a questo proposito che il sentimento dell'amar di Patria è forse oggi da alcuni troppo trascurato, mentre fu e può esser tuttora prezioso coefficiente nella formazione completa del fanciullo. Nè si tema che l'amore verso tutta l'umanità — che voi dovete cristianamente sviluppare nei vostri piccoli — sia necessariamente in contrasto col particolare amore alla propria Patria; forse che l'amore alle altrui famiglie contraddice all'amore speciale che ognuno deve portare alla propria? Come educatori cattolici, infine, voi dovete fare ogni sforzo, affinché tutti siano buoni cristiani, e molti tentino addirittura la scalata del monte santo di Dio, incoraggiati e sostenuti da voi, oltre che dal sacerdote. Gesù vuole oggi santi tra i fanciulli; voi dovete far sì che a Lui essi guardino, non solo come ad amico di predilezione, ma anche come a modello di ogni virtù. Se è vero — come è Nostra ferma fiducia — che Iddio prepara una nuova primavera alla Sua Chiesa, Noi amiamo pensare che tra i piccoli — come tra i, grandi — Egli troverà una schiera di anime pronte a qualsiasi chiamata, a qualsiasi eroismo.

4° - Questo voi otterrete, se vorrete trattare coi vostri piccoli, quanto più è possibile, individualmente. Vi è tutto un lavoro di informazione e di formazione, che deve esser fatto in modo generale, a tutti insieme; e ciò non solo per motivi di ordine pratico, ma anche e specialmente per la indiscutibile utilità che la psicologia dei piccoli trova nel veder da tutti insieme ammessi alcuni principi e accettate alcune norme di vita. Però vi è anche un lavoro riguardante il singolo fanciullo, e questo verrebbe non senza danno intrapreso e condotto a termine nel modo che potrebbesi chiamare collettivo. Accade inoltre che un fanciullo abbia bisogno, per esempio, di essere incoraggiato; un altro invece debba essere moderato; può avvenire che, mentre per uno è necessario il conforto, per altri è utile il rimprovero o il castigo. Ricordate: le anime sono create una ad una, e non in serie, da Dio, il quale si compiace di non farle l'una uguale all'altra. Chiamate ad essere piante di Dio per la gloria di Lui, esse sono tali in modo diverso; ciò per la stessa varietà dello spettacolo, che deve offrire il campo dove lavora assiduo e amoroso il divino Agricoltore. Siate attenti, infine, ad esigere gradualmente quello che volete ottenere dai vostri piccoli. Salvo casi di vera eccezione, Gesù vuole — e dovete volerlo anche voi — che le piante affidate alle vostre cure crescano non frettolosamente in una volta, ma a poco a poco. Se dunque volete portarle ad una certa altezza, se volete vederle fiorire e fruttificare al massimo, dovete saper attendere. Perché far correre troppo i fanciulli, potrebbe significare esporli a inciampare e a cadere; a quel modo che mettere sulle loro spalle pesi, che non possono ancora portare, significherebbe forse far loro rallentare il passo, quando non addirittura fermarsi.

Vi abbiamo esposto, diletti figli e figlie, alcuni pratici suggerimenti per il vostro nobile ufficio di educatori, così vicino al Nostro di Pastore di tutte le anime. Accoglieteli, come già faceste in passato, con filiale docilità e fiducia.

Rimanga perenne in voi il ricordo di questo Nostro incontro, quale viva testimonianza della premura, vorremmo dire gelosa, con cui la santa Chiesa, Madre comune e amorosa delle umane generazioni, si adopera per la educazione della fanciullezza. Occorre forse ripetere con le parole ciò che eloquentemente predicano e dimostrano le ardue lotte da essa sostenute, pressochè di continuo, per assicurare alla gioventù una sana e cristiana formazione? Anche voi potreste essere chiamati all'onore di questo cimento, come altrove già tanti valorosi maestri cristiani; ebbene, la Chiesa non vi abbandonerà; come, ne siamo certi, voi non abbandonereste la Chiesa nell'affanno di una lotta estenuante, ma a cui non mancherebbe per divina promessa la pacifica vittoria.

Non lasciatevi illudere dai motivi che gli avversari dell'educazione cristiana spesso avanzano, come la tutela della cultura, della libertà, o semplicemente della pubblica economia. Quanto infondati essi siano, è dimostrato dal fatto che mai la coltura, la vera libertà e la economia sono state meglio tutelate, come quando le scuole private o pubbliche hanno avuto la possibilità di svilupparsi conformemente ai principi e alle finalità naturali e ai desideri delle stesse famiglie.

È un divino disegno che l'azione della Chiesa vada sempre di felice accordo coi giusti interessi delle famiglie. Ciò significa che le disposizioni, che essa prende nei vari campi della vita pubblica, si manifestano a lungo andare rette, vale a dire rispondenti ai voleri di Dio.

Fatevi anche voi, diletti figli e figlie, degni esecutori, con le famiglie e con la Chiesa, di quei divini disegni.

Affinchè questi Nostri voti si adempiano e una rinnovata fiamma di zelo si accenda nelle schiere della vostra Associazione, invochiamo su tutti e ciascuno di voi l'abbondanza dei celesti favori, auspice dei quali sia la paterna Apostolica Benedizione, che di gran cuore v'impartiamo.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVII,
 Diciassettesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1955 - 1° marzo 1956, pp. 365 - 372
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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