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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO PROMOSSO DALLE
ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI (ACLI)*

 Venerdì, 7 giugno 1957

 

Il gradimento che la vostra presenza Ci procura, diletti figli, è ravvivato questa volta dalla scelta dell'argomento, così importante e suggestivo, proposto dalle « Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani » (ACLI) come oggetto del vostro Convegno Nazionale di studio : « L'Automazione e il mondo del lavoro ». Mentre Ci congratuliamo per la loro tempestiva e costante premura a favore dei lavoratori, desideriamo di esprimere a voi, esimi studiosi, il Nostro compiacimento per la perizia e l'ardire, con cui affrontate e approfondite un problema così vasto e delicato, ponendovi quasi a modo di ponte tra la scienza pura e la vita pratica dell'economia, della tecnica e dell'amministrazione.

Ci è nota l'ardua complessità del problema che, secondo i differenti aspetti, si presenta ora come promessa ed ora come minaccia. È opportuno che a questo impervio terreno si acceda non soltanto a guisa di scienziati e di tecnici, ma anche di sociologi e di cristiani, poichè un errore nella impostazione del problema si ripercoterebbe con grave danno, sia sui valori materiali che su quelli morali e spirituali, nel singolo uomo inseparabili.

La vostra egregia preparazione al soggetto Ci permette di restringere la Nostra esposizione ad alcuni punti essenziali, che abbiamo rilevati dal materiale cortesemente inviatoCi.

I.— L'AUTOMAZIONE È FORSE UNA IMMAGINE DELL'AVVENIRE DELLA UMANITÀ?

Le opere e gli articoli, che ne trattano, danno non di rado l'impressione che essa apra nella storia un'èra del tutto nuova. Finora, infatti, la « meccanizzazione », la « razionalizzazione » e l'« automatizzazione » erano già metodi moderni destinati a rendere più elevata la produzione e la distribuzione dei beni e a permettere un miglior uso organizzato delle forze di lavoro nelle fabbriche e negli uffici. Se dunque oggi si parla con tanta enfasi dell'automazione, si pensa evidentemente a qualche cosa di più, capace di trasformare radicalmente non solo l'economia, ma anche la vita stessa dell'uomo e della società. Nell'epoca Presente, già di per sè stessa agitata da apprensioni e da speranze per l'avvenire, la parola « automazione» divide gli spiriti in ottimisti e pessimisti riguardo all'uomo e al mondo di domani. Nasce così la sensazione che con essa s'intenda di creare qualche cosa, che supera essenzialmente la meccanizzazione, la razionalizzazione e l'automatizzazione.

Anche il fatto che queste derivano non dall'esperienza pratica, ma dalle cognizioni teoriche delle moderne scienze naturali, non può in sè rivestire carattere di cosa fondamentalmente nuova nel quadro dei presenti sforzi per lo sviluppo della automazione, se non quello di un più grande influsso dei metodi matematici recentemente elaborati sulla ricerca di legittimi rapporti quantitativi. Se dunque, ciò nonostante, si pensa che l'automazione inaugura un periodo interamente nuovo nella storia della umanità, è chiaro che si vuole assegnare alle scienze naturali un posto del tutto nuovo nel contributo alla formazione della vita umana. Si vorrebbe dare ad esse un posto centrale, un posto cioè che esse, almeno finora, dovevano dividere con altre scienze, comprese la teologia e la filosofia. Perciò si giunge ad affermare che con l'automazione si inizia un mondo completamente « fatto dall'uomo », e che oggi per la prima volta l'uomo, illuminato dalle scienze esatte, occupa il posto del demiurgo, del signore autonomo del mondo.

Non vorremmo certamente sminuire il vostro ardore nello studio dei problemi urgenti dell'automazione, se diciamo che essi debbono essere considerati con maggior oggettività, e soprattutto scartando ogni idea falsa dell'uomo e del mondo. Le pubblicazioni finora apparse su questo argomento si dice che siano oltre 30.000, e tuttavia si legge sempre di nuovo che gli studiosi non sono ancora giunti a una soddisfacente definizione. Si può soltanto descriverne gli elementi: gruppi di procedure di lavoro per la fabbricazione di un oggetto, od anche l'intero processo della produzione coi suoi molteplici e numerosi gradi, sono eseguiti alla maniera di un automa. Ben più. Affmchè questa automatica produzione sia assicurata, vengono inseriti in essa complessi, che si innestano e agiscono automaticamente: apparecchi idraulici ed elettrici di « controllo », sistemi ottici e acustici di avviso, meccanismi per sorvegliare la qualità e la quantità della produzione e trasmettere gli ordini, regolatori elettronici per una de terminata serie del programma da eseguire. In tal guisa si rendono inutili non solo i muscoli, ma anche i nervi e il cervello dell'uomo nel processo della produzione; si giunge perfino ad immaginare o fantasticare una fabbrica senza uomini. Se si stima che la scoperta della energia atomica è superiore e più importante, sarebbe tuttavia inapplicabile senza l'automazione; questa soltanto infatti conferirebbe alla lavorazione una sicurezza e precisione, che il diretto lavoro umano non può ottenere, ma che è appunto indispensabile nell'impiego della energia atomica.

Tutto ciò è vero e ispira soprattutto al cristiano una ammirazione riconoscente per la grandezza di Dio Creatore e delle sue opere. Ma che l'automazione come tale, come nuovo tipo di organizzazione delle forze materiali di produzione, valga per sè stessa a cambiare radicalmente la vita dell'uomo e della società, possono affermarlo specialmente coloro, che col marxismo attribuiscono falsamente una importanza fondamentalmente determinante al lato tecnico della vita umana, al modo sensibile di esecuzione del lavoro. L'epoca presente, che si suol chiamare l'età della tecnica, è inclinata ad ammettere simili concezioni dell'avvenire. Tuttavia lo sviluppo è sempre determinato dalla totalità dell'uomo in mezzo alla società, e per conseguenza dalla molteplicità dei fattori legati alla sua unità, e soltanto in questo quadro anche il fattore tecnico è efficace. Esso non può, a lungo andare, prevalere nè contro il senso della economia, nè contro quello della vita sociale in generale. Se fosse altrimenti, il vostro Convegno non avrebbe alcun senso e il mondo del lavoro dovrebbe accettare ciecamente l'automazione come un fatale destino. Per quanto grande possa divenire l'influsso della automazione, essa rimarrà naturalmente limitata; è uno dei fattori dell'avvenire, ma nè da sè solo determinante, nè costrittivo.

Essa nemmeno conferisce all'uomo il potere di divenire il demiurgo di un « mondo fatto » interamente da lui. Senza dubbio, grazie ai metodi di produzione, che essa instaura, l'uomo crea una realtà, che corrisponde il più esattamente al programma già prima elaborato, e in questo rispetto è un « mondo fatto » da lui. La conquista tecnica della automazione consiste precisamente in ciò che essa riesce a fare di un tale programma l'« anima », che informa e dirige in pari tempo tutto un processo di produzione materiale. Per questa ragione si notano in esso controlli, avvisi, ordini, come in un organismo vivente, si scoprono perturbamenti, si trova finanche una flessibilità e adattabilità propria del processo stesso di produzione. Nulla quindi di sorprendente se alcuni vedono nel progresso delle scienze naturali la possibilità, sulla base del principio di automazione, di ordinare secondo un determinato programma la vita della umana società, in guisa da formarne un « mondo fatto ». Ma per la realtà sociale e il suo stabile ordinamento non bastano i programmi statistici e matematici, per quanto anche oggi le scienze sociali inclinino verso questa unilaterale concezione del loro oggetto. La vita sociale esige inoltre e principalmente altre cognizioni, la teologia, la filosofia e le' scienze della vita spirituale dell'uomo e della sua storia.

II. – AUTOMAZIONE ED ECONOMIA NAZIONALE

Non si può dunque affermare incondizionatamente che l'automazione è la immagine di un nuovo avvenire della umana società. L'uomo, proteso verso il dominio del mondo, rimane sempre, anche a suo vantaggio, circoscritto da confini, estesi quanto si vuole, ma insormontabili, imposti dalla natura o, per meglio dire, da quella medesima divina Sapienza, che « fissava al mare i suoi limiti, perchè le acque non ne varchino la sponda » (Prov. 8, 29). Tuttavia anche se si considera come un nuovo metodo di produzione, l'automazione non cessa di essere un delicato problema, che esige riflessione e prudenza.

Innanzi tutto si presenta il pericolo che si confonda nella automazione la produttività tecnica con la produttività economica. Ciò che essa offre di nuovo e al tempo stesso di affascinante è la possibilità di mantenere nelle aziende un continuo, ininterrotto processo di produzione. È chiaro che in tal guisa si effettua un incremento fantastico della loro capacità di produrre. Si ha però altresì un vero aumento di produttività della economia nazionale? Vogliamo dire con questo il durevole e sicuro conseguimento di una condizione di cose, in cui è possibile il benessere materiale e umano di tutti i membri della popolazione, poiché tutti coloro, i quali contribuiscono immediatamente — col loro lavoro, col suolo, col capitale — alla economia nazionale, ritraggono un reddito corrispondente al loro apporto. Inoltre un simile _ stato di produttività economica nazionale dovrebbe essere tale da rendere le tensioni sociali facilmente superabili.

Il passaggio all'automazione spianerà forse la via a questo stato di cose? Se si studiano le condizioni del processo tecnico, si comprende necessariamente che esso esige un ingente capitale, e principalmente fondi disponibili a lunga scadenza. Non si deve nemmeno dimenticare che occorre disporre di una schiera di specialisti capaci di preparare i programmi per una così complessa produzione e di sorvegliarne attentamente la esecuzione. Infine è indispensabile che sia più che mai assicurato un largo mercato di smercio.

Dopo di ciò si comprende agevolmente come anche quei Paesi di Europa, i quali meglio posseggono quei presupposti, affrontano il problema dell'automazione con cautela e si contentano provvisoriamente di una automazione parziale. Si sa altresì che l'automazione non è stata fino ad ora propriamente sperimentata in nessun luogo nelle sue ripercussioni sulla genuina produttività economica nazionale. Poiché il fatto che l'automazione è nata per la produzione degli armamenti, e anche oggi trova in essa le sue più fortunate applicazioni, prova solamente la sua innegabile produttività tecnica. Si può anzi aggiungere che sarà possibile di considerare l'applicazione della automazione economicamente, nella maggior parte dei Paesi, soltanto al momento in cui il disarmo renderà liberi i capitali e quando lo sviluppo della tecnica, affrettato innanzi tutto dalla corsa agli armamenti, non renderà più, oggi, di poco o nessun valore ciò che ieri ancora era stimato un progresso. Ad ogni modo, un popolo, che non è ricco e si trova stretto da impegni immediati e urgenti in diversi campi, come l'insegnamento, le vie di comunicazione, la riforma agraria, la costruzione di abitazioni, deve poter bastare a sè stesso con limitati capitali; nè può in alcun modo vivere al di sopra delle sue condizioni: il che facilmente avviene, quando le spese e gli investimenti sono dominati dal fascino del progresso tecnico.

Un altro punto importante della vita sociale, che deve essere attentamente ponderato, è quello della disoccupazione tecnica, che potrebbe con grande probabilità manifestarsi, secondo le circostanze, con l'introduzione della automazione. Taluni stimano che questo pericolo non si farebbe sentire se non per un breve periodo, poichè, a lungo andare, altre possibilità d'impiego per i disoccupati si aprirebbero con le nuove industrie, col riadattamento della mano d'opera per altri posti, la diminuzione delle ore di lavoro a parità di salario, congiunto con un aumentato lavoro a cottimo, anche allo scopo di trarre il maggior profitto di giorno e di notte dai costosissimi impianti. Sembra che simili mezzi potrebbero a lunga scadenza vincere la disoccupazione tecnica. A dire il vero, però, essi verrebbero a limitare maggiormente la libertà del lavoratore, accrescerebbero in determinate circostanze le differenze tra le categorie degli operai, renderebbero impossibile la già minacciata comune santificazione della domenica nelle famiglie. Sarebbe inoltre anche da domandarsi se queste disposizioni non farebbero della automazione un peso per la produttività economica nazionale. Ma anche se tutti questi problemi potessero essere regolati in maniera soddisfacente a lunga scadenza, sarebbe da rilevare che l'accrescimento della disoccupazione tecnica anche per un breve periodo rappresenterebbe per alcuni Paesi un danno da non poter essere leggermente affrontato. Neppure in questo campo è lecito di adottare il falso principio che nel passato spinse alcuni politici a sacrificare una intera generazione in vista del grande vantaggio che ne sarebbe dovuto ridondare alle seguenti.

I problemi, da Noi soltanto accennati, che l'automazione ha posti alla economia nazionale, avevano sempre il loro apice in quello del mantenimento della sua produttività, particolarmente in quanto una economia nazionale, interamente allestita secondo la nuova tecnica, sembra che sarebbe molto più vulnerabile nel suo insieme e molto meno agile in caso di crisi o di altri perturbamenti. Più che mai dunque quel problema centrale dovrebbe mettere d'accordo gl'interessi dei datori di lavoro e degli operai, renderli consapevoli della comune sorte di una economia sociale, che sviluppi in una maniera sempre più armonica le forze produttive su tutto il territorio della nazione, che anzi si estenda in Europa e sia aperta al resto del mondo. Una sola parola è in tali circostanze possibile per le parti organizzate dal contratto di lavoro: è meglio trattare che battersi. È la sola parola che possano adottare dinanzi alla loro coscienza e dinanzi al popolo.

Soprattutto la questione del salario esige nuove vedute, una volta che l'automazione avrà fortemente modificato il campo del lavoro. Poiché fino al presente esso si trovava nel mezzo del processo della produzione; era l'apporto, — misurabile secondo il rendimento ottenuto, — della forza dei muscoli e dell'abilità della mano; ora invece il singolo è al di sopra del processo di produzione e deve cooperare incessantemente, con attenzione e con sapere tecnico, affinchè il processo di produzione si svolga durevolmente e, in caso di disturbo, sia rimesso in moto il più presto possibile. Si dovranno quindi adottare nuovi criteri per stimare il valore del lavoro salariato e anche prendere in considerazione nuovi tipi di lavoratore: problemi interni dei sindacati, ed anche forse della loro forma presente, specialmente se si pensa che in vari settori della economia nazionale il ceto operaio anche nel futuro non sarà notevolmente toccato dalla automazione.

La molteplicità di tali questioni, da una parte, e, dall'altra, la sorprendente tecnica della automazione, vale a dire di una produzione che si svolge ininterrottamente secondo un programma unitario, fanno sorgere in non pochi l'idea che i problemi sociali nell'èra dell'automazione non si possano nè si debbano risolvere che secondo la formula del socialismo, vale a dite mediante la esclusione dell'istituto della proprietà privata, almeno in quanto esso è la norma di base per la utilizzazione ordinata dei beni materiali.

Noi abbiamo già dianzi fatto allusione all'influsso marxista. Senza dubbio nella economia nazionale ed europea diverrà necessaria una più larga pianificazione. Ma questa non può nè ha bisogno di essere identica con un dirigismo più o meno assoluto. Non può : perché l'indipendenza delle famiglie e la libertà dei cittadini sono legate naturalmente con la sana attuazione della proprietà privata come istituzione sociale ordinatrice. Non ne ha bisogno, se nelle intenzioni come nelle istituzioni il legame al bene comune si farà sentire sempre più forte e anche giuridicamente efficace, nelle aziende, nei diversi settori della produzione, nel governo e nel parlamento, dovunque si prendono determinazioni che toccano l'uomo e la economia.

III. – AUTOMAZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE

Poichè in questo problema la Nostra attenzione è rivolta soprattutto alla persona umana, in quanto soggetto ed oggetto di ogni trasformazione sociale, desideriamo di aggiungere qualche considerazione circa la sorte del lavoratore in una economia ove domina l'automazione. Si sente dire che l'apparato automatico lo libererà definitivamente dalla monotonia del lavoro, dalla uniformità di movimenti ripetuti senza fine; che l'andamento del macchinismo non imporrà più a lui stesso e al suo gruppo un ritmo di lavoro inesorabile. Egli si sentirà padrone di ciò che avviene, di ciò che egli sorveglia e verifica con responsabilità e competenza e, in caso di bisogno, ripara. Senza dubbio la sofferenza del lavoro lo coglierà in un'altra forma; vi saranno posti in cui dovrà vigilare per ore ed ore, nella solitudine e coi nervi tesi, il sorprendente funzionamento della produzione automatica. La parola biblica: « Con sudore del tuo volto mangerai il pane » (Gen. 3, 19) non sarà cancellata nemmeno dall'èra nuova dell'automazione, ma sotto nuove forme manterrà la sua verità.

Il lavoratore non potrà più specializzarsi in un solo campo di funzioni; dovrà essere intellettualmente e professionalmente versatile per abbracciare il funzionamento e la coordinazione dei più differenti apparecchi. In tal guisa, secondo le esperienze fatte finora, il numero dei lavoratori non qualificati andrà diminuendo, mentre crescerà proporzionalmente quello degli operai istruiti e pienamente formati. Già al presente la costante mancanza di lavoratori pienamente qualificati mostra che il peso maggiore del lavoro riposa su questi. Ciò però significa che si richiederanno sempre più versatilità intellettuale, istruzione professionale, sicurezza e prontezza ad assumere responsabilità.

Tali uomini però non si formano neppur essi rapidamente con un processo automatico d'istruzione. Bisogna lasciare che crescano nella loro educazione professionale, come in ogni altra. Non si può quindi rinunziare al lungo apprendistato seguito finora sia nelle aziende stesse come nelle scuole speciali.

Questa educazione deve certamente adattarsi alle esigenze del progresso tecnico e assicurare un solido sapere e pratica professionale. Ma perché sia una vera educazione, deve abbracciare tutto l'uomo, poichè nei procedimenti della economia moderna le qualità del carattere nel lavoratore hanno una importanza determinante. Siccome inoltre si richiede una particolare versatilità, e il lavoratore moderno deve, almeno dentro certi limiti, esser capace di abbracciare tutto il complesso dell'azienda, del ramo di produzione, della economia nazionale secondo le diverse istituzioni che il diritto moderno del lavoro ha create, occorre che la formazione professionale, e prima ancora la scuola, gli abbiano procurato una sufficiente coltura generale.

Noi pensiamo che il lavoratore così formato potrà anche risolvere il problema del tempo libero, che l'automazione porterà. Colui, che ha rettamente compreso il senso religioso, morale, professionale del lavoro, comprenderà altresì il senso del tempo libero e saprà anche usarlo utilmente. Sarà anche preservato dalla falsa idea che l'uomo lavora per godere del tempo libero, mentre in realtà egli ha il tempo libero, — oltre che per un naturale e onesto sollievo, per il perfezionamento delle sue facoltà e per un migliore adempimento dei suoi doveri religiosi, familiari e sociali —, per rendersi fisicamente e spiritualmente più atto al lavoro. In questo punto una utilizzazione inconsiderata della automazione potrebbe importare non lievi pericoli, sia per la moralità delle persone, sia quindi per la sana struttura della produzione e del consumo nella economia nazionale.

La formazione professionale ha dunque una parte importante nella educazione del popolo e nella elaborazione di una í retta coltura popolare. Se gli urgenti problemi dell'automazione incitano, soprattutto in Italia, a riflettere e ad agire a questo riguardo, un gran passo sarà stato compiuto. Non la sola altezza del reddito è rilevante, ma anche: più il suo ragionevole impiego. Egualmente non il possesso di diritti sempre più estesi è importante, ma il loro retto uso. Tutto ciò del resto dipende dalla interiore fermezza degli uomini.

Abbiamo voluto esporvi le idee che Ci sono venute alla mente nel prendere conoscenza del materiale dei vostri studi. Nelle vostre sedute voi approfondirete più largamente e completamente l'esame di così vasta materia. Le Nostre parole vi dicano l'interesse con cui seguiremo le vostre discussioni, e questa Nostra partecipazione sia per voi un motivo d'incoraggiamento e di conforto. Degnisi il Signore di accordarvi l'abbondanza delle sue grazie, in pegno delle quali v'impartiamo di cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XIX,
 Diciannovesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1957-1° marzo 1958, pp. 253-261
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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