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RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
A CORONAMENTO DELLA STRAORDINARIA
MISSIONE SVOLTASI A MILANO*

 Domenica, 24 novembre 1957

 

In quest'ora di religioso fervore, acceso e ravvivato dalla straordinaria Missione, che vi accingete a suggellare con la unanime preghiera al « Padre d'immensa Maestà », vi giunga, diletti figli e figlie Milanesi, come conforto e sostegno dei vostri santi propositi, il Nostro affettuoso saluto; il medesimo, che il Principe degli Apostoli e primo Vicario di Cristo in terra, S. Pietro, rivolgeva ai fedeli delle nascenti comunità cristiane, al pari di voi, « eletti, secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, ad obbedire e a ricevere l'aspersione del sangue di Gesù Cristo. Grazia a voi e pace abbondi! » (Petr. 1, 1-2).

Stretta come « un cuor solo ed un'anima sola » (Act. 4, 32) intorno al proprio Pastore ed ai Parroci — così Ci pare di vedere la vostra città in quest'ora —, al cospetto dei sacri altari, sotto le volte del mirabile suo Duomo, nelle Basiliche onuste di gloriose memorie, nelle numerose chiese parrocchiali, sparse tra la distesa crescente dei moderni ed industriosi quartieri quasi oasi di spirituale refrigerio, Milano, cuore pulsante della economia nazionale, promotrice volitiva di ogni sorta di attività nei campi della coltura e dell'arte, raccolta, com'è ora, in preghiera, Ci suggerisce l'immagine di quella « Città di Dio », illustrata ed auspicata da S. Agostino : dedita, bensì, ad attuare il proprio destino terreno, ma in conformità ai supremi disegni dell'Onnipotente, in libera soggezione al suo dominio, in costante rapporto di amore verso di Lui.

Elevare la città terrena a « Città di Dio »: non è forse questo il termine della divina missione della Chiesa nel mondo? Tale è anche lo scopo che si è proposto la straordinaria Missione, che, come onda salutifera di grazia, è passata sulla vostra città, ed alla quale voi, Milanesi, avete corrisposto con edificante docilità. Gl'intimi ravvedimenti, le ardenti ascensioni, i propositi di santità, i ritorni ai sentieri della giustizia, i segreti prodigi che hanno mutato i cuori freddi o distratti in tabernacoli viventi dello Spirito Santo, se sfuggono agli occhi degli uomini, resteranno per sempre scritti nel libro della vita.

Fra pochi momenti pertanto eromperà dai vostri petti l'inno dell'adorazione e del ringraziamento — il « Te Deum » con cui professerete pubblicamente la vostra fede in Dio, Uno e Trino, fondando nella misericordia di Lui quella speranza, che non andrà delusa in eterno. Come vorremmo che all'immenso coro, che sta per innalzarsi dalle sacre navate delle chiese e dalla intimità delle vostre dimore, non mancasse neppure una sola voce di quanti soggiornano nella vostra città, amorevolmente vegliati dalla leggiadra « Madonnina », sotto il « cielo di Lombardia, così bello..., così splendido, così in pace»! (Manzoni, I Promessi Sposi, cap. 17). Vorremmo, anzi, che si unissero al pio coro le voci della natura circostante, come già le ascoltò, benedicenti il Signore, il Profeta (cfr. Dan. 3, 57 e segg.), e quelle sonanti e fragorose dei vostri cantieri e delle vostre officine, delle macchine e degli strumenti del vostro febbrile lavoro, poichè « tutta la terra, o Eterno Padre, ti venera... I cieli e la terra sono pieni della maestà della tua gloria » (Hymn. Ambros. Te Deum).

Il « Te Deum » avrà per giusto titolo il significato della riconoscenza per l'abbondanza delle grazie immediate, prodigatevi da Dio in questi giorni di salute; ma non sarà, non deve essere il segnale della fine, quasi sia già compiuta l'opera che la straordinaria Missione si è proposta come scopo. Una città terrena non si tramuta in pochi giorni in una « Città di Dio ». Milano dovrà perfezionare ciò che ha iniziato, approfondire ciò che ha intravisto, maturare ciò che ha seminato. La grande Missione non dovrà passare agli annali come un episodio, splendido, ma passeggero, di fervore religioso; bensì segnare la data storica della rinascita spirituale dell'intiera città, rimanere come documento dell'impegno che ciascuno di voi ha assunto davanti a Dio ed alla Chiesa.

La misericordiosa e sapiente Provvidenza di Dio Padre vi ha chiamati a quest'opera al momento opportuno. Gli avvenimenti umani di questi ultimi anni e mesi, che s'incalzano con celere ritmo, ammoniscono che le nazioni si approssimano sempre più rapidamente al bivio della salvezza o della rovina. L'umanità si trova al punto di dover scegliere tra le garanzie di salvezza e di prosperità offerte dalla tecnica esclusivamente materialistica, e quelle, più sicure e più degne dell'uomo, presentate da una rinnovata supremazia dello spirito. Milano, come tutte le moderne e grandi metropoli, la cui vita s'impernia sul lavoro produttivo della grande industria, risente anch'essa i pericoli di tale alternativa, dell'adescamento di miraggi materialistici, e forse pure del pregiudizio che vorrebbe opporre, come valori inconciliabili, progresso e religione. No, diletti figli. La supremazia dello spirito non esige la rinunzia alla prosperità, nè la costrizione dell'impulso tecnico verso un sempre maggiore progresso; ma, da un lato, suggerisce saggiamente di non affidare all'abbondanza dei beni materiali la felicità della presente vita; mentre, dall'altro, avverte di non lasciar signoreggiare le leggi e il corso del progresso tecnico in modo da trasformarsi in tiranno irragionevole e disumano. Mantenete indenne da ogni palese o sottile insidia la vera libertà e la dignità dello spirito, come quelle che sole potranno salvare il comune patrimonio di civiltà già acquisito e garantire sicurezza al benessere futuro.

Ci riesce perciò d'intimo conforto l'apprendere che Milano, nella porzione più eletta del suo ottimo popolo, ha dato negli scorsi giorni la prova di volere restar fedele alla sua grande tradizione di religione e di civiltà. Essa non ha dimenticato, e siamo certi che non dimenticherà, l'insegnamento del suo incomparabile Vescovo S. Ambrogio, dal quale derivano le sue più alte tradizioni, e che oggi risuona come monito agli adoratori della materia : « Humanis enim divina praestare non dubium est, et corporalibus spiritalia »: Non v'è dubbio che le cose divine debbano prevalere sulle umane, e quelle spirituali sulle corporali (S. Ambros., Expos. in Luc., lib. 4, n. 20- Migne PL, t. XV, col. 1702); nè l'altro rivolto a ciascuno dei vostri antenati, come fonte di una esistenza feconda e sicura: « Vita tua Christus est, ipse est vita quae mori nescit »: la tua vita è Cristo, Esso è la vita che non conosce morte (Ib. lib. 7, n. 1 — Ib. col. 1786). La supremazia dello spirito, come garanzia dell'avvenire, e l'adesione a Cristo, come scaturigine di vita: ecco i capisaldi, sui quali dovrà fondarsi la « Città di Dio ».

Accingetevi dunque prontamente alla sua edificazione, voi così inclini a sentire il fascino dell'elevare dal nudo suolo imponenti edifici, dell'aprire ampie strade, del gettare arditi ponti, dell'innalzare potenti dighe, in una parola, del « costruire ». Nessuno può disconoscere alla vostra città la presente mirabile fioritura delle istituzioni religiose, culturali, educative e di pubblica assistenza; altrettanto encomiabile ed efficace è il lavoro dei chierici e dei religiosi; alacre l'intraprendenza delle organizzazioni cattoliche nelle scienze, nelle arti, nella stampa; tuttavia resta ancora molto campo aperto a chi vuole « costruire », particolarmente per estendere a tutti i ceti l'istruzione religiosa, per render più intenso l'influsso cristiano nel mondo del lavoro, per attrarre la gioventù sui sentieri della necessaria austerità di vita, per rinsaldare le tradizioni cristiane della famiglia, per suscitare in tutto il popolo la coscienza degli inderogabili doveri verso Dio. Impiegate quei particolari talenti, che vi contraddistinguono e vi conciliano la universale stima: l'instancabile operosità, la serietà negli impegni, la larghezza nel disporre i mezzi necessari allo scopo, la rapidità e l'esattezza nell'esecuzione. Seguite pure, in quest'opera di spirituale edificazione, l'impulso della vostra indole di essere eccellenti in tutto ciò che intraprendete, poichè grande sarà il vantaggio che deriverà dal vostro esempio alla intiera nazione, certamente maggiore e più alto di quello, già così pregevole, che ad essa procurano i prodotti delle vostre bene ordinate industrie.

Non occorre, del resto, che cerchiate lontano quale sia il disegno della « Città di Dio » che vi proponete di costruire: vi è stato illustrato ampiamente nel corso della straordinaria Missione, mentre la Chiesa, cui Dio ha affidato la guida nell'esecuzione dell'opera, è presente ad ogni istante in mezzo a voi, nei vostri pastori, sempre disposta ad illuminarvi, sorreggervi, difendervi. Riconoscete nei suoi rappresentanti Cristo stesso, e siate docili e fedeli ai loro ammaestramenti.

Ed ora, nel congedarCi da voi, vi benediciamo tutti con effusione di cuore. In primo luogo il vostro amato Arcivescovo, il venerabile clero, gli zelanti religiosi e le piissime religiose, gl'infaticabili e numerosissimi predicatori, e tutti quelli che si sono adoperati per il buon esito della Missione; le Autorità, che intendiamo di ringraziare per le benevole disposizioni manifestate; i cittadini e i fedeli tutti della diletta Arcidiocesi dei Santi Ambrogio e Carlo. A Maria Nascente, vostra celeste Patrona, affidiamo la continuità di questa rinascita spirituale, affinchè la pace di Cristo esulti perennemente nei vostri cuori (cfr. Col. 3, 15).

« Deo autem et Patri nostro gloria in saecula saeculorum. Amen! ». (Phil. 4, 20).


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XIX,
 Diciannovesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1957-1° marzo 1958, pp. 625-628
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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