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Per la prima volta da quando avete assunto la carica di Patriarca ecumenico, ho la grande gioia di esprimere le calorose felicitazioni della Chiesa di Roma a Sua Santità in occasione della festa di Sant’Andrea, patrono del Patriarcato ecumenico. La celebrazione solenne del fratello di Pietro, patrono della Chiesa di Roma, mi dà ancora una volta l’occasione di far conoscere pubblicamente i legami di profondo affetto che lo Spirito Santo ha stabilito tra le nostre Chiese, grazie all’invio di una delegazione guidata da Sua Eminenza il Cardinale Edward Idris Cassidy, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unita dei Cristiani. Essa porta con se i migliori auguri di tutti i cattolici e manifesta la mia partecipazione personale alla vostra celebrazione. Inoltre, io sono sicuro dell’accoglienza cordiale che essa riceverà da parte di Sua Santità. La sua elezione alla prima sede della Chiesa ortodossa mi invita a ricordare con Lei quella frase di San Paolo: “Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione... Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo” (2Cor 5,18.20). Faccia il Signore che noi esercitiamo sempre più insieme il ministero di riconciliazione e non risparmiamo nessuno sforzo al servizio del riavvicinamento di tutti nell’unità! Come potrei dimenticare a questo punto i due grandi predecessori di Sua Santità, i Patriarchi Athenagora e Dimitrios? Hanno contribuito in maniera decisiva all’avvento del dialogo della carità, poi del dialogo teologico tra le nostre Chiese. Hanno lottato senza requie per stabilire tra esse legami di unità più stretti e più profondi, custodendo costantemente davanti ai loro occhi la visione di quel giorno, che speravano vicino, in cui saremo di nuovo uniti attorno allo stesso altare per celebrare l’unica Eucaristia del Signore. È proseguendo questo dialogo cominciato in modo così felice che potremo superare le nuove tensioni che sono sorte in Europa centrale e orientale. Bisogna che la si impari di nuovo a vivere nella libertà, nel rispetto reciproco e nella carità. Nello scorso giugno, in qualità di rappresentante del Patriarca Dimitrios alla celebrazione della festa dei Santi Pietro e Paolo che si svolgeva a Roma, Sua Santità ha giustamente esortato “i capi delle sante Chiese di Dio” a cogliere l’occasione favorevole che Dio offre loro in questo momento per superare le loro divisioni, e per contribuire a fare in modo che quella che entra nel terzo millennio sia una famiglia umana riconciliata e riappacificata. Fu detto ai discepoli che erano partiti alla ricerca di Gesù e lo avevano trovato in un luogo deserto, dove si era ritirato per pregare: “Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto” (Mc 1,38). Gesù indica così il compito che spetta ai suoi. Ma noi sappiamo che la fecondità di questa missione dipende dalla nostra unità (cf. Gv 17,21). È insieme che seguendolo dobbiamo proclamare il Vangelo nelle nostre società moderne. Non risparmiamo le nostre forze per rispondere a questo appello, “perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1Pt 4,11). In questi sentimenti e invocando l’intercessione dei santi Apostoli Pietro e Andrea, vi confermo, carissimi fratelli, i miei sentimenti di profonda carità fraterna. Vaticano, 23 novembre 1991.

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 



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