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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AL SACRO COLLEGIO NELLA
FESTIVITÀ DI SANT'EUGENIO
*

Mercoledì, 2 giugno 1948

 

LA FULGIDA FIGURA DEL PAPA S. EUGENIO I

Per la decima volta la divina Provvidenza Ci concede di ricevere, Venerabili Fratelli, i vostri omaggi nella festa del Nostro Santo Patrono e di esprimervi la Nostra riconoscenza per la vostra intima e fedele collaborazione, non meno che la Nostra fiducia nell'aiuto delle vostre preghiere. Ma per la prima volta Noi abbiamo oggi il conforto di accogliere i vostri auguri presentati così fervidamente e squisitamente dall'amatissimo e degnissimo nuovo Decano del vostro Sacro Collegio. Or sono appena alcuni mesi, Noi ascoltammo ancora, nella ricorrenza del Santo Natale, il venerato e compianto Cardinale Gennaro Granito Pignatelli di Belmonte. Il Signore a sè lo ha chiamato alla sera di un lungo e fecondo corso di vita. Per fare il suo elogio e dire la Nostra gratitudine verso di lui, Ci si offre subitamente allo spirito un detto, che a lui egregiamente conviene e lo dipinge tutto intiero : egli fu il « servo buono e fedele » della Chiesa di Cristo e di questa Sede Apostolica.

Oggi il Nostro pensiero Ci riconduce naturalmente verso il Santo Pontefice, di cui i Nostri genitori nella loro profonda pietà C'imposero il nome e Ci assicurarono il patrocinio al Nostro ingresso nella vita, senza divinarne il misterioso presagio. E Noi che da ben dieci anni governiamo sotto le raffiche della tempesta, sotto i colpi furiosi dell'uragano, la barca di Pietro, sballottata senza posa nè tregua fra gli scogli, Ci sentiamo confortati dal ricordo degli esempi di lui, che fu veramente quaggiù il « Sacerdos magnus, qui in diebus suis placuit Deo et inventus est iustus » ed ora dall'eterno riposo della gloria celeste fa discendere sul minimo dei suoi Successori un dolce e potente raggio di luce, che Ci empie di consolazione, di coraggio e di fiducia.

Terrena non metuit! NON TEMÈ NULLA SULLA TERRA!

La Sacra Liturgia dipinge nel vigoroso scorcio di una breve antifona la figura di un Sommo Pontefice secondo lo spirito e il cuore del divino Maestro, tutto compreso della gravità della sua missione e delle sue responsabilità: « Dum esset Summus Pontifex, terrena non metuit »: Mentre era sommo Pontefice, non temè nulla sulla terra !

Terrena non metuit! Non temè nulla sulla terra! Ecco il tratto caratteristico, che riepiloga la vita e l'attività di tutti i grandi Papi, il tratto di cui la Chiesa ha voluto fare il titolo di onore di tutti i Papi santi. Dal primo momento in cui, nonostante la Nostra indegnità, fummo chiamati a porCi al loro seguito, Noi lo abbiamo sentito come un perenne ammonimento per la Nostra condotta, ne abbiamo fatto l'ideale, verso il quale con tutte le Nostre deboli forze dobbiamo tendere. In un tempo come il nostro agitato e agitante, in un tempo in cui la verità e l'errore, la fede in Dio e la negazione di Dio, la supremazia dello spirito e il predominio della materia, la dignità umana e l'abdicazione di questa dignità, l'ordinamento della ragione e il caos della irragionevolezza si affrontano su tutta la superficie del globo in una lotta definitiva, la missione della Chiesa e del suo Capo visibile non può svolgersi ed adempirsi con la benedizione del Cielo se non sotto la divisa: terrena non metuit!

Aver timore? di che cosa? Non siamo Noi dunque forti? L'urto fra i seguaci e i nemici di Cristo è forse insuperabile? La Chiesa soffre al pensiero del male che i suoi avversari fanno a se stessi, del male che fanno a tante anime piccole, fragili, ignoranti, alle quali sono causa di scandalo e di rovina. Per sè non teme. Anzi una tale intima convinzione di sicurezza non fa che ravvivare l'ardore dei discepoli di Cristo e imprimere in loro più viva e profonda la coscienza della loro forza.

SALUTARE RISVEGLIO

Nella penombra la linea di divisione tra i due campi poteva sembrare quasi fluida agli sguardi superficiali. La gran luce della verità l'ha disegnata nettamente nei punti stessi ove pareva più incerta. È necessario al presente che chiunque conserva ancora, nel fondo dell'anima sua, un resto di spirito cristiano, si desti. Questo risveglio può scuotere penosamente la placida tranquillità di coloro, a cui il lume della realtà mostra inesorabilmente rinunzie e cambiamenti, ai quali nel. dormiveglia non avevano pensato e a cui ormai non è possibile di sottrarsi. Ma è anche risveglio salutare, poichè libera le energie rimaste finora imprigionate e quasi letargiche con grave danno dei singoli e della intera società.

I sentimenti, le risoluzioni, gli atti, che nascono da questo risveglio, non sono confinati, secondo una erronea formula, nel campo detto « puramente religioso », intendendo con queste parole la esclusione da ogni penetrazione nella vita pubblica. Al contrario, il loro oggetto nel terreno civile, nazionale, internazionale, abbraccia ogni questione ove entrano in causa interessi morali, ogni questione in cui si tratta di schierarsi per Dio o contro Dio, in una parola ogni questione che esplicitamente o implicitamente tocca la religione.

In questi sentimenti, in queste risoluzioni, in questi atti, le forze cattoliche, pur riservando la loro indipendenza di fronte alle tendenze e agli aggruppamenti politici, possono talvolta seguire un cammino parallelo al loro, in quanto comuni interessi Io consiglino; parallelo, ma non più, senza identificazione nè subordinazione.

Questi sentimenti, queste risoluzioni e questi atti costituiscono il fronte solido della coscienza cristiana per mettere a tempo e luogo un freno all'avanzamento del nichilismo religioso. alle violenze della forza brutale, alle profanazioni della personalità e della dignità umana, agli attentati contro la società o alle sue deviazioni.

Perciò a tutti i Nostri diletti figli e figlie sparsi nel mondo, che si sono arrolati nell'armata di Cristo, votati alla lotta per l'avvento del suo pacifico regno, nel nome di Dio fatto uomo rivolgiamo il Nostro paterno ringraziamento, mentre esprimiamo i Nostri più fervidi voti. affinchè, perseverando fedeli fino alla morte, siano, nel gran giorno della eterna retribuzione, del numero di quei « vincitori », a cui sono riservate le magnifiche, inscrutabili promesse della misteriosa rivelazione (cfr. Apoc. 2, 7-11).

Noi siamo sicuri che essi non si sentiranno offesi, se Noi alla espressione della gratitudine, che sale dal fondo del Nostro cuore, aggiungiamo un nuovo incalzante Vigilate! vegliate!

Nelle brevi pause fra due battaglie, questa vigilanza senza indebolimento è più che mai necessaria, perchè allora grande è il pericolo di addormentarsi sugli allori, di svigorirsi e di lasciare che l'avversario riprenda il terreno faticosamente conquistato. I giorni di tregua spesso non sono meno importanti che quei di combattimento. Non debbono essere giorni di vuota e infruttuosa interruzione, ma di opera utile, opera di salvamento, opera di costruzione, per dare corpo e forma alle belle speranze suscitate dalla vittoria.

OPERA DI SALVAMENTO

Questa opera di salvamento deve estendersi anche ai non pochi sviati, i quali, pur essendo — così almeno essi pensano — uniti ai Nostri devoti figli sul terreno della fede, se ne separano per mettersi al seguito di movimenti che tendono effettivamente a laicizzare e scristianare tutta la vita privata e pubblica. Quand'anche valesse per loro il divino « Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno » (Luc. 23, 34), ciò non cambierebbe per nulla la oggettiva perniciosità della loro condotta. Essi si formano una doppia coscienza, in quanto che, mentre pretendono di rimanere membri della comunità cristiana, militano al tempo stesso, come truppe ausiliari, nelle schiere dei negatori di Dio. Ora appunto questa duplicità o questo sdoppiamento minaccia di fare di loro, presto o tardi, un neoplasma pernicioso nel seno stesso della Cristianità. Essi richiamano alla Nostra mente il ricordo di coloro, dei quali l'Apostolo Paolo parlava « piangendo »,  flens, e che strappano le lagrime anche ai Nostri occhi, perchè si diportano da nemici della croce di Cristo : «inimicos crucis Christi» (Phil. 3,18).

I MATERNI AMMONIMENTI DELLA CHIESA

Finchè è possibile, Noi cerchiamo con bontà e pazienza di aprire loro gli occhi per ricondurli a Colui che solo è via, verità e vita. Infatti anche per le giuste e salutari soluzioni (conformi alle eterne norme divine) delle questioni terrene soccorre la preghiera della Chiesa : « O Dio, . . . dà a quanti si professano cristiani di respingere ciò che a questo nome è contrario e di seguire quel che gli è consono » (Or. Dom. 3 post. Pasch.). E mentre Noi eleviamo così la Nostra orazione per quei pericolanti, li scongiuriamo al tempo stesso di ascoltare gli ammonimenti della Chiesa, che oggi ancora come Madre amante esorta e prega, affinchè essa non si veda infine costretta di applicar loro la severa sentenza del divino Maestro: « Se non ascolta nemmeno la Chiesa, abbilo come pagano e pubblicano » (Matth. 18, 17).

LE RIFORME SOCIALI

Ma la riconquista di tanti cuori erranti o esacerbati, che hanno smarrito i veri concetti e le sane idee sul mondo, su Dio e su se stessi, dipenderà essenzialmente dalla serietà, dalla lealtà, dalla energia e dal disinteresse che tutti gli animi retti apporteranno alla soluzione dei problemi fondamentali nati dalle rovine e dai rivolgimenti della guerra e del dopoguerra. Al centro di tali questioni e tutte dominandole, stanno, come ognuno sa, le riforme sociali, giuste e necessarie, e particolarmente l'urgente bisogno di dare alle classi meno abbienti case, pane, lavoro.

Sarebbe tuttavia pericoloso, perchè facilmente condurrebbe ad amare delusioni, se da quelle riforme si volessero trarre chimeriche speranze ed attese di un pienamente soddisfacente e rapido risultato. Oggi non si tratta soltanto di provvedere ad una ripartizione dei proventi della pubblica economia in maniera più equa e più corrispondente al lavoro e ai bisogni dei singoli. Per quanto importante possa essere questa esigenza, tuttavia nelle presenti condizioni, principalmente dopo le immani distruzioni e le vicissitudini cagionate dalla guerra, ogni riforma sociale è strettamente legata con la questione di un saggio ordinamento della produzione. I rapporti tra l'agricoltura e l'industria nelle singole economie nazionali, e di queste con le altre, il modo e il grado della partecipazione di ogni popolo al mercato mondiale, tutti questi difficili problemi si presentano oggi nuovamente e diversamente di prima; dalla loro ragionevole soluzione dipende la produttività delle singole nazioni, e quindi anche il benessere degli individui, poichè è chiaro che dove non vi è sufficiente produzione, non può aversi nemmeno sufficiente ripartizione.

Senza dubbio vi sono popoli che si vantano oggi di una potenza di produzione, della quale mostrano di anno in anno il progressivo aumento. Se però questa produttività è ottenuta con una sfrenata concorrenza e con un uso senza scrupoli della ricchezza, ovvero con l'oppressione e lo sfruttamento dispotico del lavoro e dei bisogni dei singoli da parte dello Stato, essa non può essere sana e genuina, perchè l'economia sociale è un ordinamento di lavoratori, dei quali ognuno è dotato di umana dignità e libertà. Lo sfruttamento smoderato dei veri valori umani va ordinariamente di pari passo con quello dei tesori della natura, specialmente della terra, e conduce presto o tardi al decadimento.

Soltanto sui principi e secondo lo spirito del Cristianesimo possono compiersi le riforme sociali, quali sono imperiosamente richieste dalle necessità e dalle aspirazioni del nostro tempo. Esse esigono dagli uni spirito di rinunzia e di sacrificio, dagli altri senso di responsabilità e di sopportazione, da tutti duro ed arduo lavoro. Perciò Noi Ci rivolgiamo ai cattolici del mondo intiero, esortandoli a non contentarsi di buone intenzioni e di bei programmi, ma a procedere coraggiosamente alla loro pratica attuazione. Nè esitino essi a congiungere i loro sforzi con quelli di coloro che, pur essendo fuori delle loro file, tuttavia concordano con la dottrina sociale della Chiesa cattolica e sono disposti a percorrere il cammino da questa tracciato, che non è la via degli sconvolgimenti violenti, ma della provata esperienza e delle energiche risoluzioni.

LA GUERRA IN PALESTINA

Fra i problemi politici, che attendono una adeguata soluzione, è superfluo il dire che viene in primo luogo quello della pace universale. Ed ecco invece che, con profonda costernazione di tutta la Cristianità, le fiamme della guerra, che già ardevano nella nobile Grecia, nell'antichissima Cina, si sono riaccese nei luoghi stessi, ove, or sono quasi due millenni, era risonato il divino messaggio della pace, inaugurante l'opera della salute. La tregua, quantunque provvisoria, annunciata proprio questa notte, deve essere salutata con un sospiro di sollievo, come un'aurora di speranza. Come potrebbe il sangue degli uomini continuare a scorrere a torrenti sulla terra che il sangue dell'Uomo-Dio arrossò per apportare a tutti gli uomini la redenzione e la salvezza? Come potrebbe il mondo cristiano contemplare indifferente o in una sterile indignazione quella Terra sacra, alla quale ognuno si accostava col più profondo rispetto per baciarla col più ardente amore, calpestata ancora da truppe in guerra e colpita da bombardamenti aerei? lasciar consumare la devastazione dei luoghi Santi, sconvolgere il « gran Sepolcro di Cristo »? Dio voglia che il pericolo di un così orrendo flagello possa essere definitivamente scongiurato!

VISIONI DI PACE

Poichè in tal guisa da ormai tre anni il mondo languisce in uno strano malessere ed erra per vari sentieri, titubante fra la pace e la guerra, gli spiriti chiaroveggenti e coraggiosi cercano incessantemente nuove vie verso un varco di salvezza. Mediante ripetuti tentativi di riconciliazione, di ravvicinamento fra nazioni dianzi ancora in lotta le une contro le altre, essi si applicano a rimettere in piedi una Europa scossa fin nelle sue fondamenta e a fare di questo focolare di cronica agitazione un baluardo di pace e la provvidenziale promotrice di una generale distensione su tutta la faccia della terra.

Perciò, pur senza voler inserire la Chiesa nel groviglio d'interessi puramente terreni, Noi stimammo opportuno di nominare un Nostro speciale rappresentante al « Congresso dell'Europa» tenutosi recentemente all'Aia, affine di mostrare la sollecitudine e di portare l'incoraggiamento di questa Sede Apostolica per la unione dei popoli. E Noi non dubitiamo che tutti i Nostri fedeli saranno consapevoli che il loro posto è sempre a lato di quegli spiriti generosi i quali preparano le vie alla mutua intesa e al ristabilimento di un sincero spirito di pace fra le nazioni.

IL PROSSIMO ANNO SANTO

Quanto più il mondo presente mette dinanzi agli occhi lo spettacolo desolante dei suoi dissensi e delle sue contraddizioni, tanto più stringente è il dovere dei cattolici di dare un lumi noso esempio di unità e di coesione, senza distinzione di lingue, di popoli e di stirpi.

Alla luce di questo ideale di concordia Noi accogliamo con riconoscenza verso Dio e con fiducia nella sua assistenza l'approssimarsi dell'Anno Santo. Si è, in qualche momento, potuto dubitare se la città eterna sarebbe stata materialmente e spiritualmente in grado di assicurare a un avvenimento di così grande portata una degna corona.

Ma la energia, l'elevatezza, il forte sentimento dell'ordine nella giustizia e nella pace, del popolo di Roma e d'Italia hanno prodotto sul mondo cattolico una così profonda impressione da dissipare ogni dubbio e da togliere a qualsiasi timore il suo fondamento.

Quindi con intima letizia e dolce commozione diamo a voi, Venerabili Fratelli, e a tutto l'universo cattolico l'annunzio che nel 1950, il venticinquesimo Anno Santo nella storia della Chiesa sarà celebrato, se così piacerà al Signore, secondo le forme consacrate dalla veneranda tradizione.

Dopo i tristi tempi testè trascorsi, colmi, fino all'orlo del calice, di dolori e di angosce, possa questo Anno veramente santo, con la grazia dell'Onnipotente, per la intercessione dell'augusta Madre di Dio, dei Principi degli Apostoli e di tutti i Santi, essere per la umana famiglia annunziatore di una nuova era di pace, di prosperità, di progresso! Tale è il Nostro voto più caro, l'oggetto delle Nostre più fervide suppliche.

Che i giorni dell'Anno Santo apportino la risposta del Cielo alla preghiera che, come da un sol cuore, Pastore e gregge, Urbe ed Orbe cattolico, elevano a Dio: « Laetifica nos pro diebus quibus nos afflixisti, pro annis quibus vidimus mala » (Ps. 89, 15): Allietaci per i giorni in cui ci hai afflitti, per gli anni in cui abbiamo provato la sventura.

In questa consolante attesa, a voi, Venerabili Fratelli, e a tutti i Nostri diletti figli e figlie che hanno ascoltato questo Nostro Messaggio, impartiamo con particolare affetto la Nostra Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, X,
 Decimo anno di Pontificato, 2 marzo 1948 - 1° marzo 1949, pp. 115 -122
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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