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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AI PELLEGRINI GIUNTI A ROMA PER LA BEATIFICAZIONE
DI MARIA BERTILLA BOSCARDIN*

Lunedì, 9 giugno 1952

 

Come Giovanni Bosco, Giuseppe Sarto, Maria Goretti, la Beata Bertilla Boscardin, delle Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori di Vicenza, è un'umile contadina della nostra terra benedetta d'Italia. Nello splendido fascio di fiori silvestri, che le nostre campagne cristiane offrono incessantemente al Padre celeste, ella viene ad aggiungersi, anche più semplice di tutti gli altri, ma non meno grata a Dio, non meno potente sul cuore di Lui, non meno attraente per le anime, che la grazia costantemente aiuta a divenire migliori.

Quale gioia fu ieri per Noi l'elevare all'onore degli altari questa figura purissima di perfezione cristiana! Possa ella effettuare in voi e per voi il voto del suo cuore: « Mi faccio santa io, e conduco molte anime a Gesù! ». Se vi è infatti un modello che non sgomenta è proprio la novella Beata. Nella sua umiltà ella ha definito « la sua strada la via dei carri, la più comune », quella del catechismo.

Voi ben sapete quale amore questa candida fanciulla ha avuto per il suo piccolo libro del catechismo. Non soltanto ella trovava la sua delizia nell'ascoltarne la spiegazione, ma fin dall'età di dieci anni la cara Annetta cominciò ad insegnarlo agli altri. Mentre non aveva l'ingegno aperto alle materie scolastiche, si assimilava con un sicuro istinto soprannaturale la dottrina cristiana. Questa la interessava al di sopra di tutto, ed ella comprendeva con la intelligenza di un cuore puro le cose di Dio. Leggeva spesso il catechismo in casa, specialmente la domenica, quando tornava dalle sacre funzioni. Allorchè fu obbligata durante la prima guerra mondiale ad abbandonare Treviso e i suoi cari malati, la Beata, pensosa più degli altri che di sè stessa, non prese nulla delle sue cose personali, ma chiese la grazia di portar seco il catechismo. Questo piccolo libro prezioso, pur sgualcito dall'uso, sarebbe rimasto con lei nella tomba, se, mentre le consorelle ne custodivano la salma, la Superiora generale non avesse fatto mutare con un abito nuovo la povera e logora sua veste, nella cui tasca fu trovato quel libriccino che l'aveva seguita fino alla morte.

Possiate voi tutti, diletti figli e figlie, che Ci ascoltate, trarre profitto da questo esempio! Voi specialmente, madri di famiglia e catechisti, che spiegate la dottrina cristiana ai fanciulli. Possiate farla amare come si deve, amarla voi stessi e spiegarla col rispetto e il fervore che meritano le cose di Dio! Quel minuscolo libro ha per sè maggior valore che un'ampia enciclopedia; esso contiene le verità che si debbono credere, i doveri che si hanno da adempire, i mezzi per la propria santificazione. Che cosa vi è di più importante sulla terra? Esso è il libro della sapienza, l'arte del ben vivere, la pace dell'anima, la sicurezza nella prova. C'insegna come piacere a Dio: la Beata Bertilla l'aveva compreso, e fu la sua felicità.

Non solamente ella aveva compreso il suo catechismo, ma viveva di esso. La grazia abbondante di Dio, favorita dall'esempio di una madre profondamente cristiana, sviluppò nella sua anima un amore intenso della preghiera : pregava in casa, desiderava ardentemente di accompagnare la madre in chiesa, e quando potè andar sola, fu veduta spesso passare raccolta nelle vie del villaggio per recarsi alla casa del Padre celeste. Il giorno benedetto in cui i suoi genitori la condussero a Vicenza per presentarla alla Maestra delle probande nell'Istituto Farina, appena entrata nel convento, andò subito, senza dire una parola, ad inginocchiarsi ai piedi dell'altare. Come l'ago calamitato cerca il nord, così ella si volgeva, come per istinto, verso la presenza di Dio.

Non si notò nulla di straordinario in quell'umile novizia, se non un amore di Dio sempre più intenso, sempre più imperioso e lucido. Ella compendierà la sua felicità di essere religiosa in queste semplici parole: « Io voglio bene a tutti, specialmente ai Superiori, e più di tutti al Signore, per il quale ho lasciato il babbo e la mamma ». - « Oh, che gusto fare la volontà di Dio! » - « Oh, se sapeste quanta gloria si può dare a Dio in un solo istante! ».

Lo spirito semplice, largo e solido che il pio Fondatore impresse nelle religiose Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori, non esige da esse che una vita interiore intensa e pura, un vero amore di Dio che si effonde in servizio del prossimo nelle opere dettate dall'obbedienza. È lo spirito che la nostra Beata spinse fino ala perfezione.

Innanzi tutto, l'unione con Dio: Suor Bertilla fu un modello di raccoglimento e di preghiera nella vita religiosa, come tale era stata in famiglia e nella parrochia: « Quando taccio — esclamava — prego bene e sto bene ». Essa agiva per Iddio, unicamente per Lui: « Gesù mio — ella scrisse — vi scongiuro per le vostre sante piaghe, fatemi prima morire mille volte, piuttosto che io abbia a fare una sola azione per essere veduta ».

La ingenua obbedienza di Annetta l'aveva fatta talvolta mettere in ridicolo in casa e nel villaggio; ed anzi fu sconosciuta, rimproverata e umiliata anche da alcune della sua stessa Congregazione; ma ella era pronta a tutto per dar gloria al Signore: « Gesù Crocifisso è il mio modello », diceva. Sopportò fino all'estremo limite un male interno, che con la sua esperienza d'infermiera aveva dovuto conoscere da lungo tempo. Quando non potè più nasconderlo, era già troppo tardi: ella aveva dato tutto!

Ecco fin dove il piccolo catechismo della Beata Bertilla Boscardin l'aveva condotta per « la via dei carri ». Non estasi, non miracoli in vita; ma una unione con Dio sempre più profonda nel silenzio, nel lavoro, nella preghiera, nella obbedienza. Da quella unione veniva la squisita carità che ella dimostrava ai malati, ai medici, ai superiori, a tutti. Ella aveva così bene cercato il regno di Dio in lei stessa, che tutto il resto le fu dato in soprappiù. Quale esempio e come degno di essere imitato e seguito!


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XIV,
 Quattordicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1952 - 1° marzo 1953, pp. 201 - 203
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 A.A.S., vol. XXXXIV (1952), n. 10, pp. 539 - 541.

 



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