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  RADIOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
A TUTTO IL MONDO,
PER LA CONCORDIA DELLE GENTI E LA
TRANQUILLITÀ NELLA FAMIGLIA UMANA

Domenica, 10 settembre 1961

 

Signori Cardinali,
Venerabili Fratelli, diletti figli!

L'apostolo Pietro nella sua allocuzione ai convenuti nella casa del centurione romano Cornelio, dichiara che tutti i popoli della terra sono ormai invitati insieme a considerare l'universale paternità di Dio, e riassume l'insegnamento celeste nella parola di pace : annuntians pacem per Iesum Christum [1].

Questo stesso annuncio è palpito del Nostro cuore di padre e di vescovo della Chiesa Santa e Ci torna più ansioso sulle labbra, ogni qualvolta le nubi sembrano addensarsi all'orizzonte.

Ci sta innanzi il ricordo dei Papi antecessori più vicini a Noi, la cui testimonianza di sollecitudine e di ansioso richiamo è consegnata alla storia.

Dalle Esortazioni di Pio X nella imminenza della prima conflagrazione Europea [2], a pochi giorni dalla sua santa morte, alla Enciclica di Benedetto XV «Pacem, Dei munus pulcherrimum » [3]; dal monito di Pio XI, che auspicava la vera pace « non tam tabulis inscriptam, quam in animis consignatam » [4], all'appello commosso ed estremo di Pio XII il 24 agosto 1939 : « È con la forza della ragione, non con quella delle armi che la giustizia si fa strada » [5], abbiamo tutta una successione di inviti, talora accorati e veementi, ma sempre paterni, al mondo intero perchè si guardi da ogni pericolo finché c'è tempo, ed assicurando che mai nulla sarà perduto con la pace. Le vie della pace sono le vie di Dio e delle vere conquiste.

Questo monito facciamo Nostro, estendendolo ancora una volta a quanti recano, sulla loro coscienza, più grave peso di responsabilità pubbliche e riconosciute. La Chiesa, per sua natura, non può restare indifferente al dolore umano, anche quando sia appena preoccupazione ed angoscia. Ed è proprio per questo che Noi invitiamo i Governanti a mettersi di fronte alle tremende responsabilità che essi portano davanti alla storia, e, quel che più conta, innanzi al giudizio di Dio, e li scongiuriamo a non subire fallaci e ingannatrici pressioni.

Dagli uomini saggi infatti dipende che prevalga non la forza, ma il diritto con negoziati liberi e leali; e si affermino la verità e la giustizia, nella salvaguardia delle libertà essenziali e dei valori insopprimibili di ciascun popolo, di ciascun uomo.

Ben lontani dall'esagerare circa ciò che finora ha solo parvenza — peraltro vorremmo dire troppo scherzosa e tragicamente deplorevole parvenza — di bellica minaccia, secondo quanto le fonti di pubblica informazione quotidiana riferiscono, è ben naturale che Noi facciamo Nostra la sollecitudine ansiosa dei Papi predecessori e la offriamo come monito sacro a tutti i Nostri figliuoli, quanti così sentiamo il diritto e il dovere di chiamarli, credenti in Dio e nel Cristo suo, ed anche non credenti, perchè tutti appartenenti a Dio e a Cristo per diritto di origine e di redenzione.

Le due colonne della Chiesa San Pietro e San Paolo ci ammoniscono.

Il primo nella affermazione più volte ripetuta della pace in Cristo, figlio di Dio; e l'altro, il Dottore delle Genti, con una indicazione ben circostanziata di consigli e di avvertimenti, opportuni del resto ed appropriati a quanti occupano ed occuperanno un posto di responsabilità nel corso delle generazioni umane.

« Fratelli, siate forti nel Signore e nel vigore della sua potenza... Non abbiamo noi da lottare contro la carne e il sangue, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti maligni sparsi nell'aria » [6].

La consapevolezza e la pienezza della paternità di umile successore di San Pietro e di custode del deposito dottrinale, che resta sempre il gran Libro Divino aperto a tutte le anime e a tutte le nazioni del mondo, depositario dunque del Vangelo di Cristo, Ci fa ben riguardosi da precisazioni personali concrete, circa quanto nel mondo è oggi motivo di incertezze e di trepidazioni.

A voler seguire San Paolo nei suoi ammonimenti — che riguardano l'atteggiamento contro questi spiriti maligni sparsi nell'aria — è interessante la descrizione che egli ci lascia di ogni buon combattente, messo al punto di tenersi pronto contro il suo avversario. « In omnibus perfecti stare: Cingetevi i fianchi della verità; recate sul petto la corazza della giustizia, calzate i piedi perchè siano veloci alle conquiste del Vangelo di pace, Evangelium pacis. Impugnate lo scudo della fede contro il quale estinguerete i dardi infocati del maligno; prendete l'elmo della fortezza e la spada dello Spirito che è la parola di Dio ». Tutta una figurazione di armi spirituali, attraverso la quale, diletti Nostri Fratelli e figli, voi scorgete indicazioni di ciò che può essere, che deve essere la tenuta del buon cristiano in ogni tempo e circostanza, e in faccia a qualunque evento. Guerra spirituale quella che viene dal Maligno e dalle indisciplinate inclinazioni naturali; ma sempre guerra : e sempre fiamma nefasta che tutto può penetrare e travolgere.

Ed è sulle tracce adunque dell'Apostolo delle Genti che noi ci vediamo condotti al punto più luminoso e solido, su cui impostare le attitudini dello spirito cristiano in faccia a ciò che la Provvidenza vuole disporre o permettere. Fra le due parole : guerra o pace, si intrecciano le angosce e le speranze del mondo, gli affanni o la letizia della vita individuale e sociale.

Chi non dimentica la storia del passato più o meno lontano, un passato raccolto nei vecchi libri di epoche disgraziate, e porta ancora negli occhi il color sanguigno delle impressioni, del mezzo secolo che decorse dal 1914 ad ora, e rammenta lo strazio delle nostre genti e delle nostre terre — pur con i vari interstizi che corsero fra una tribolazione e l'altra — trema di sgomento per ciò che può avvenire di ciascuno di noi e del mondo intero. Ogni colluttazione bellica basta a sconvolgere e a far perdere i connotati delle persone, dei popoli e delle regioni. Che potrebbe accadere oggimai con gli strepitosi risultati dei nuovi istrumenti di distruzione e di rovina, che l'ingegno umano continua a moltiplicare ad universale iattura?

Ci fece sempre grande impressione dalla Nostra giovinezza quell'antico grido disperato di Desiderio, re dei Longobardi, che, al primo apparire sulle Alpi delle armate di Carlo Magno, gridava strappandosi i capelli : O ferrum, heu ferrum! [7]. Che dire dei moderni ordigni di guerra sottratti ormai ai segreti della natura, ed in elaborazione di energie ultra-potenti a sovvertimento e a distruzione?

Grazie al Signore, sino ad oggi amiamo credere che nessuna seria minaccia di ore tristi, prossime o lontane, si volga ad attuazione. L'avervi anche Noi fatto un accenno, mentre peraltro tutta la stampa quotidiana di ogni paese ne discorre, non vuol essere che un'occasione ancora di richiamo, e di appello fiducioso alla saggezza serena e sicura di quanti, uomini di Stato e uomini di governo, presiedono in ogni Paese alla direzione della pubblica cosa.

Vero è che l'apostolo Paolo, chiudendo la sua lettera agli Efesini da Roma, dove egli trovavasi prigioniero, legato con una catena a un soldato romano che lo custodiva, si ispirava alla armatura militare per indicare ai cristiani le armi necessarie a difendersi e ad abbattere i nemici spirituali. E non sorprende che al termine della sua enumerazione, egli ponga in singolare rilievo, come arma più efficace, la preghiera. Sentite che parole : « Galeam salutis adsumite et gladium spiritus, quod est verbum Dei; per omnem orationem et obsecrationem orantes omni tempore in spiritu et in ipso vigilantes in omni instantia et obsecratione pro omnibus sanctis » [8] : « Pregate con ogni sorta di supplicazioni incessantemente mossi dallo Spirito Santo. Siate in questo dovere vigilanti con ogni perseveranza nella preghiera per tutti i santi ».

Con questo invito caloroso il Dottore delle Genti ci trasporta sulla intenzione speciale di questo nostro commovente convegno di anime, a cui è bastato un cenno per radunarsi, e per assumere proporzioni immense di elevazione spirituale verso l'ordine e la pace. I figli della Chiesa Cattolica l'hanno familiare questa aspirazione e questa invocazione. In giornate tristi la preghiera universale a Dio onnipotente Creatore dell'universo, al Figliuolo suo Cristo Gesù, fatto uomo per la salute del genere umano, allo Spirito Santo Signore e vivificante, trovò risposte prodigiose dal cielo e sulla terra, che segnarono pagine faustissime e gloriose nella storia dell'umanità e nella storia delle singole nazioni. Conviene aprire i nostri cuori, svuotarli della malizia di cui talora lo spirito dell'errore e del male si prova di contaminarli, e, purificati così, tenerli sollevati in alto in sicurezza dei beni celesti, che sarà anche prosperità di beni della terra.

Fratelli venerabili e diletti figliuoli. Questo incontro delle nostre anime in forma semplice e spontanea vuol essere il primo — chi lo sa? — di una serie di pacifici assembramenti, non funestati da vani clamori, ma allietati da sincero sentimento di elevazione e di pace, che assicura la tranquillità e la nobiltà della vita nella dolcezza della cristiana convivenza, che in Cristo è divina fraternità e pregustamento di gaudii celesti.

Pensate che la Chiesa Cattolica sparsa in tutto l'orbe terracqueo, purtroppo oggi inquieto e diviso, è sulle mosse per un raduno universale — il Concilio Ecumenico — che è inteso alla verace fraternità delle genti, che esalta il Cristo Gesù, Re glorioso ed immortale dei secoli e dei popoli : luce del mondo, e via, verità e vita (9).

In questo pomeriggio, durante il Santo Sacrificio della Messa, il Sangue di Cristo Gesù è disceso sopra le nostre spalle, le nostre vite, le nostre anime. Esso ci santifica, ci redime, ci inebria.

Abbiamo pregato insieme, e ne gustiamo grande gioia al cuore.

Continuiamo a pregare così, come San Paolo ci invita al termine della sua lettera commovente. Preghiamo fra noi e per noi, e per quante creature di Dio sono sparse a costituire la sua Chiesa Santa e la famiglia umana, che è pure tutta sua.

Ci piace levare il Nostro invito pressante alla preghiera, ai sacerdoti, alle anime consacrate, agli innocenti, ai sofferenti. Tutti insieme preghi amo il Padre della luce e delle grazie perchè illumini le menti e muova le volontà dei grandi responsabili della vita o della rovina dei popoli : preghiamo per i popoli stessi, perchè non si lascino abbacinare da esasperati nazionalismi, e da perniciose rivalità, e perchè, come tanto esortammo nella Nostra Enciclica « Mater et Magistra », si compia la ricomposizione dei rapporti della convivenza sociale, nella verità, nella giustizia, nell'amore. Oh! preghiamo tutti perchè mediante la penetrazione dello spirito cristiano prevalga la moralità del costume : robustezza delle cristiane famiglie, sorgente di nobili energie, di dignità e di prosperità lieta e benedetta.

Sempre, sempre preghiamo tutti insieme per la pace di Cristo quaggiù fra tutti gli uomini di buona volontà : ut cunctae familiae gentium, peccati vulnere disgregatae, suavissimo subdantur Christi imperio.

A te ci volgiamo infine, o beatissima Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre nostra.

Possiamo noi, col cuore tremante, occuparci intorno al più grande problema di vita o di morte, che incombe sulla umanità tutta intera, senza che ci confidiamo alla tua intercessione, a preservarci a periculis cunctis?

Questa è l'ora tua, o Maria. A te ci affidò Gesù benedetto nel momento estremo del suo sacrificio di sangue. Noi siamo sicuri del tuo intervento.

L'8 settembre, la Santa Chiesa festeggiava l'anniversario del tuo faustissimo nascimento, salutandolo come l'inizio della salute del mondo, e celeste augurio di incremento di pace.

Sì, sì, di questo noi ti supplichiamo, o Madre nostra dolcissima, o regina del mondo. Non di guerre vittoriose, o di popoli sconfitti esso ha bisogno, ma di salute rinnovata e più robusta, di pace feconda e rasserenatrice : di questo ha bisogno, e questo chiama a gran voce : salutis exordium: et pacis incrementum. Amen. Amen.


[1] Act. 10, 36.

[2] Cfr. A.A.S. VI, 1914, p. 373.

[3] Cfr. A.A.S. XII, 1920, pp. 209 ss.

[4] Cfr. Bolla Infinita Dei, 29 maggio 1924; A.A.S. XVI, 1924, p. 213.

[5] Pio XII, Discorsi e Radiomessaggi, I, 1939, p. 306

[6] Eph. 6, 12.

[7] Monachi San Gallensis, Gesta Karoli, Lib. II, par. 17 [Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, t. 2, Hannoverae 1829, p. 760, linea 3].

[8] Eph. 6, 17-18.

[9] cfr. 1 Tim. 1, 17; Io. 8, 12; 14, 6.

  



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