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LEONE PP. XIII

AL VENERABILE FRATELLO AMANDE,
VESCOVO DI GRENOBLE*

 

Non vogliamo tardare ad esprimerti, Venerabile Fratello, quanto Ci sia stata gradita la lettera, colla quale Ci rendevi conto del Congresso Cattolico della gioventù francese, tenuto a Grenoble, sotto la tua presidenza, col concorso d’uomini commendevoli per la loro pietà, dottrina e perfetta sommissione agli atti della Santa Sede, nei quali abbiamo testè tracciato ai cattolici la condotta da seguire per la difesa efficace dei supremi diritti della Chiesa.

Codeste comunicazioni hanno temperato le gravi amarezza che proviamo nel veder combattere in tante guise quella religione cristiana, da cui dipende la salute delle anime, e quindi il bene del genere umano ed il progresso vero dell’ incivilimento.

Esse Ci sommiuistrano una prova che la Nostra parola incontra oggi pure, come incontrerà sempre, animi solleciti di ascoltarla docilmente e di prenderla per norma della loro vita. Così facendo, questi uomini hanno in pari tempo dato un pubblico e salutare esempio nel momento opportuno.

Altri ve n’ha, infatti, che, mentre fanno professione di cattolicismo, credonsi in diritto di mostrarsi ricalcitranti all’ indirizzo dato dal Capo della Chiesa, sotto pretesto che trattisi di un indirizzo politico. Ebbene, di fronte a tale erronea pretensione, Noi manteniamo in tutta l’integrità ciascuno degli atti precedentemente emanati da Noi, e diciamo ancora: «No, certamente, Noi non cerchiamo di entrare nella politica; ma, quando la politica si trova strettamente vincolata agli interessi religiosi, come accade presentemente in Francia, se taluno ha missione di determinare la condotta che può efficacemente tutelare gli interessi religiosi, nei quali consiste il supremo fine delle cose, questi è il Pontefice Romano».

A tale principio tutelare del bene delle anime si connettono tutti gli insegnamenti che abbiamo creduto dover dare testé, a più riprese, in virtù del Nostro ministero apostolico; e, lungi dall’ introdurre un nuovo principio, essi non hanno formato che una continuazione, applicata alle presenti congiunture, dei tradizionali insegnamenti di tutti i Nostri predecessori, i quali, in diverse epoche critiche, hanno fatto tutto, nella loro sollecitudine per le anime, affine di rischiarare le menti perplesse, o di preservare da un traviamento funeste coloro, che per lo stesso loro zelo erano esposti a sbagliare strada, a consumarsi in vani sforzi e a divenire un ostacolo al bene.

Ma, per ritornare ai buoni e coraggiosi esempii dati dal Congresso di Grenoble, rileviamo colla più grande soddisfazione quale importante parte vi abbia presa la gioventù cattolica, con l’assistenza d’uomini notevoli per la loro esperienza.

Dio benedirà certo gli sforzi di codesti giovani, non meno intelligenti che generosi, i quali hanno preso per unica divisa la conservazione della fede cristiana.

Vi fu un tempo in cui l’Oriente cristiano domandava all’Occidente il soccorso delle sue armi, per mettere un argine alle invasioni devastatrici degli infedeli, e nessuno ignora con quanto eroismo la Francia abbia preso parte all’opera. Altri sono i tempi, altri i mali da scongiurare. Non si tratta più pei cattolici francesi di respingere il torrente degli infedeli. È duopo difendere ed accrescere la fede nella stessa loro patria, minacciata di vedersi totalmente scristianizzata. Se non possono lottare con armi materiali, simili a quelle dei Crociati, hanno però la libertà, e sono in dovere di ricorrere alle armi spirituali. Tali furono le armi brandite, con tanto vigore di verità, con tanto splendore di eloquenza, dagli apologisti, dapprima contro gli errori e le calunnie dei pagani, e poscia contro il razionalismo dei sofisti. Tali furono altresì le armi adoperate dai martiri, quando nell’eroico loro animo univano tanto strettamente l’amore di Dio e l’amore vero della patria, sul cui suolo si lasciavano uccidere anziché tradire l’uno o l'altro di quei due affetti. Tali furono in ogni tempo le armi dei veri fedeli risoluti a trarre le conseguenze dai principii della loro fede, colla pratica sincera e compita dei doveri del cristiano.

Evidentemente il genio degli apologisti non può toccare in sorte a tutti. Non tutti sono chiamati da Dio ad esercitare la virtù fino all’eroismo; ma non v'ha cristiano che possa negare essere per lui un dovere, proporzionato alle comuni forze, quello di uniformare i suoi atti alla sua fede e di rendersi così degno strumento della misericordia divina nella guarigione delle anime, acciecate dall'ignoranza o dalle passioni.

Queste appunto sono state le disposizioni del Congresso cattolico di Grenoble, come pure degli analoghi Congressi che lo hanno preceduto e seguito; e perciò tutti sono giunti concordi alle stesse sante risoluzioni.

Possano simili riunioni moltiplicarsi; possa la Francia veder germogliare da ogni parte nel suo suolo associazioni cristiane, animate da identici sentimenti. A questo patto può sperarsi che lo spirito cristiano si mantenga vivo, laborioso, comunicativo, e porti la luce della fede in fondo a tutte le anime che l’hanno perduta, o non la serbano più che vacillante ed inerte.

Dappertutto e sempre, l’ ignoranza fu la grande nemica della Chiesa di Gesù Cristo; e lo è oggi ancora in Francia, ove s’ignorano totalmente, o non si conoscono nella purezza della loro luce, i sublimi misteri della religione cristiana, nè i benefizii impareggiabili prodigati all’uman genere dal Redentore del mondo, nè la missione salutare di quella divina Società, che chiamasi la Chiesa, maestra infallibile di verità, santificatrice delle anime, e quindi prima fonte di perfezione per gli individui come pei popoli. Siffatta ignoranza, sfruttata dalla calunnia, invade le masse popolari, le quali cadono nel sonno dell'indifferenza, e lasciano libero il campo a tutti i nemici della Chiesa, inferociti nell’ impresa di sbandirla da ogni partecipazione alla vita sociale dell’uman genere. Non diverso era il procedere del paganesimo verso i primi cristiani; ma questi fortunatamente, lungi dal disanimarsi, si adoperarono con maggior vigore a spargere intorno a se i benefizii della verità cristiana. Si sa bene quali furono i frutti della loro fiducia.

Una importante osservazione terminerà ciò che volevamo dire: vero essendo che il progresso della vita religiosa nei popoli è opera eminentemente sociale, atteso l’ intimo nesso fra le verità che sono l'anima della vita religiosa e quelle che reggono la vita civile, ne risulta una regola pratica da non mettere in dimenticanza, che dà ai cattolici una larghezza di spirito affatto caratteristica. Vogliam dire che, pur mantenendosi fermi nell‘affermazione dei dommi e puri d’ogni transazione coll’errore, è prudenza cristiana non respingere, o, per dir meglio, sapersi conciliare nella ricerca del bene, sia individuale, sia principalmente sociale, il concorso di tutti gli onesti.

La grande maggioranza dei Francesi è cattolica. Ma pure, tra quelli che non hanno tal sorte, ve n’ ha molti che serbano al postutto un fondo di buon senso, una certa rettitudine, che può chiamarsi il sentimento di un’ anima naturalmente cristiana. Ora, un simile elevato sentimento da loro, insieme alla propensione al bene, l’attitudine a compierlo, e più di una volta siffatte intime disposizioni, tale generoso concorso servono loro di preparazione a riconoscere e professare la verità cristiana. Quindi non abbiamo trascurato, nei Nostri ultimi atti, di domandare a tali uomini, la loro cooperazione, per trionfare della persecuzione settaria, oramai smascherata e senza freno, che ha giurato la rovina religiosa e morale della Francia.

Quando tutti, innalzandosi al di sopra dei partiti. faranno collimare a tale intento i loro sforzi, gli onesti col loro sentimento giusto e cuor retto, i credenti coi sostegni della loro fede, gli uomini di esperienza col loro senno, i giovani collo slancio della loro iniziativa, le famiglie di elevata condizione colla loro generosità e coi loro santi esempii, allora il popolo comprenderà finalmente da qual lato siano i suoi veri amici o su quali basi durevoli debba poggiare la felicità, ond’ è assetato; allora si sentirà spinto verso il bene, e dal punto in cui esso farà pesare nella bilancia delle cose la potente sua volontà, vedrassi la società trasformata recarsi ad onore d’ inchinarsi spontanea d’ innanzi a Dio, per contribuire a sì bello e patriottico risultato.

Tu Ci hai dato una nuova prova di simile zelo nel Congresso che hai presieduto a Grenoble. Speriamo quindi che le risoluzioni presevi saranno messe in pratica con discernimento e perseveranza, e che si perfezioneranno colla stessa loro applicazione.

In tale fiducia, Noi diamo di gran cuore a te, a tutti i membri del Congresso, ed in modo tutto speciale al fiore della gioventù francese ivi raccolto, la Nostra Apostolica Benedizione.

Dato a Roma, il 22 giugno dell’anno1892, decimoquinto del Nostro Pontificato.

 

LEONE PP. XIII

 



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