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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
NEL XXV DELLA GIOVENTÙ FEMMINILE
DI AZIONE CATTOLICA ITALIANA
*

Aula della Benedizione - Sabato, 24 aprile 1943

 

Letizia e doni del venticinquennio

La letizia, che brilla nei vostri occhi e risuona nelle vostre voci, dilette figlie, com'è una balda effusione degli animi vostri, così Ci sembra insieme quasi una irradiazione di questo giorno che il Signore ha fatto, un'eco dell'Alleluia, che oggi canta la Chiesa : « Haec est dies, quam fecit Dominus; exsultemus et laetemur in ea » (Ps, 117, 24). Voi esultate e gioite; e questa allegrezza avete voluto esprimere alla maniera delle anime grandi e generose : non vi sarebbe parsa piena e perfetta, se non foste venute a porgerCi anche i vostri doni con totalità di cuore sincero e gioioso : sicchè ognuna di voi può ripetere : In simplicitate cordis mei, laeta obtuli universa (cfr. I Paral. 29, 17). Noi ve ne siamo vivamente riconoscenti; né ignoriamo che queste offerte, frutto delle vostre privazioni, dei vostri tenaci sforzi, delle vostre sante industrie, simboleggiano tanto meglio il dono che fate di voi stesse a Dio con la vostra dedizione al Vicario di Cristo e al servizio della Chiesa.

Cotesta esultante adunanza davanti a Noi è anche il vostro proprio Alleluia, che avete cantato nell'inno vibrante del vostro venticinquennio, mentre vi aggiungete l'affettuosa gioia di celebrare al tempo stesso il venticinquesimo anniversario della vostra Presidente centrale, alla cui infaticabile e multiforme attività, benedetta da Dio e dai Romani Pontefici, si deve principalmente il fiorente svolgersi e crescere della vostra Associazione. A lei e a quante hanno con lei cooperato — alcune fin dall'inizio — in questa opera di bene, vada oggi l'elogio riconoscente del Padre comune. Venute sotto la loro guida, voi bramate ora, al termine dei primi cinque lustri della vostra grande famiglia e all'entrare nei cinque seguenti, di ricevere il Nostro paterno incoraggiamento e la Nostra Benedizione.

Gravità e doveri dell'ora

La data dei giubilei è determinata dall'inesorabile corso degli anni; anni e tempi che variano secondo la successione degli eventi e delle condizioni interne dei popoli e delle nazioni. Così la dolce ricorrenza giubilare della vostra Associazione, la quale sorge e si dilata in mezzo al popolo, ne partecipa la vita, ne divide le gioie e i dolori, il fermento e la tranquillità, il passato e l'avvenire, sarebbe potuta cadere in tempo quieto e pacifico, senza dover essere un appello e un eccitamento a eccezionali imprese. Invece essa ha incontrato un'ora di grandi risoluzioni e di vasti doveri, risoluzioni e doveri che toccano anche voi, dilette figlie, voi che di questa medesima ora. conoscete e sentite la gravità e l'imponente richiesta di cooperazione da parte di tutti. In tali circostanze, come il vostro filiale desiderio, così anche il Nostro personale impulso Ci spinge a dirvi una parola, che sia per voi guida e conforto, ammonimento e sostegno.

Il Nostro primo pensiero corre naturalmente alla guerra e al dopo-guerra, due fasi che domandano in sommo grado la vostra pronta sollecitudine e generosità, le vostre facoltà, il vostro lavoro, il vostro amore, la vostra abnegazione. Già il vostro programma per l'anno sociale 1943-1944 non ha forse largamente assegnato il campo dell'opera vostra e di quel concorso al bene comune, che richiederanno a voi le vicende della guerra e del tempo che la seguirà? L'animo Nostro vuole senza dubbio aprirsi alla speranza e invoca dal Cielo che ritorni presto la giusta pace nel mondo e cessi il conflitto cruento e distruttore. Ma per questo campo di lavoro una riflessione si affaccia più viva alla Nostra mente.

La verginità cristiana pregio e sostegno
per l'opera dell'apostolato e per il trionfo della civiltà

Nelle vicende della storia fu raro che la Chiesa dovesse con premura pari a quella di oggi cercare fra i suoi figli e le sue figlie la falange di coloro che, liberamente rinunziando alle nozze terrene per amore di Cristo, consacrassero tutte le proprie forze agli uffici di cura delle anime, di educazione cristiana, di carità e di missione all'estero. Questo è l'alto fine della Chiesa, inteso nella sua fondazione da Cristo Figlio di Dio e di una Vergine Madre, e che in mezzo al popolo cristiano, di fronte al sogno di Roma pagana intorno al tempio di Vesta, suscitò la brama e l'ardore del martirio e della santità verginale, quando negli anfiteatri e nei circhi le vergini cristiane, impavide ai tormenti, arrossenti agli sguardi, celavano a se stesse quella venustà che fioriva nella loro persona per velarla col sangue. Voi non ignorate il sacrificio che le famiglie fanno dei loro figli e delle loro figlie nei Seminari, nei Monasteri e nelle Congregazioni religiose, dove il cuore si dilata per abbracciare il mondo cristiano e pagano, e apparirvi come padri e madri in verginità di corpo e di spirito, unicamente intenti al bene e alla salute delle anime redente col sangue di Cristo. Di qui potete comprendere e considerare come oggi fra tanti pericoli e rovine spirituali il celibato ecclesiastico e la verginità religiosa si rivestano di alto pregio e urgente sostegno all'opera e al fine della Chiesa, sia per importanza mistica, come libera rinunzia in unione al sacrificio del Salvatore, quando tutti debbono sottomettersi a privazioni indicibilmente gravi, sia per ministero apostolico e concorso sociale nel preparare opportune e perenni forze e aiuti per l'« opus grande » (2 Esdr. 6, 3), ch'è la diffusione della fede nel mondo, e per il trionfo della civiltà cristiana che il Signore coi segni dei tempi affida alla Chiesa. Qui potest capere capiat : « Chi può capire, capisca » (Matth. 19, 12): vorremmo gridare ai giovani e alle giovani cattoliche, prendendo le parole di Cristo in senso di invito e di incoraggiamento.

Trasformazione della vita femminile nel popolo

Dalla considerazione della gravità dell'ora, in cui si compie il vostro giubileo, conviene estendere il pensiero oltre la guerra a un fenomeno di procedimento sociale, favorito e accelerato dalle circostanze belliche, ma già da tempo iniziato, e che in ogni modo domanda la vigile attenzione e l'intervento della Chiesa con le sue forze spirituali: processo di grande importanza religiosa e morale, qual è il tramutamento o rovesciamento della vita femminile nel popolo.

L'antica figura della donna

Il carattere della vita e l'avviamento della cultura della donna erano, secondo l'antichissima tradizione, ispirati dal suo naturale istinto che per proprio regno delle sue opere le assegnava la famiglia, quando per amore di Cristo non avesse preferito la verginità. Ritirata dalla vita pubblica e fuori delle pubbliche professioni, la giovane, come fiore crescente, custodito e riserbato, era destinata per sua vocazione a sposa e a madre. Al fianco della mamma apprendeva i lavori femminili, la cura e le faccende della casa e partecipava alla sorveglianza dei fratelli e delle sorelle minori, svolgendo così le sue forze, il suo ingegno, e istruendosi nell'arte e nel governo del focolare domestico. Il Manzoni ci presenta nella figura di Lucia la più alta e viva espressione letteraria di questa concezione. Le forme semplici e naturali, in cui la vita del popolo si svolgeva, l'intima e pratica educazione religiosa, che fin nel secolo decimonono inoltrato tutto animava, l'uso di contrarre ben presto il matrimonio, ancora possibile in quelle condizioni sociali ed economiche, la preminenza, che la famiglia aveva nel movimento del popolo, tutto ciò ed altre circostanze ancora, che nel frattempo si sono radicalmente mutate, costituivano il primo alimento e sostegno per quel carattere e quel modo di cultura della donna.

Il carattere moderno della cultura femminile

Oggi al contrario l'antica figura femminile è in rapida trasformazione. Voi vedete la donna, e soprattutto la giovane, uscire dal suo ritiro ed entrare in quasi tutte le professioni, dianzi campo di vita e di azione esclusivo dell'uomo. Inizi prima timidi, poi sempre più forti di questo rivolgimento, si erano venuti manifestando da tempo abbastanza lungo, causati principalmente dallo sviluppo dell'industria nel progresso moderno. Ma da alcuni anni, quale fiumana che, travolti gli argini, vince ogni resistenza, la schiera femminile pare che sia penetrata in tutto il terreno della vita del popolo. Che se una tale corrente non si è ancora ugualmente diffusa dappertutto, non è difficile incontrarne il corso anche nel più remoto villaggio montano; mentre nel labirinto delle grandi città, come nelle officine e nelle industrie, l'antico costume e indirizzo ha dovuto incondizionatamente cedere la via al movimento moderno.

Considerazioni intorno alla nuova condizione sociale
della donna

Dinanzi a questa nuova condizione sociale della donna che doveva fare la Chiesa? Poteva negare o ignorare il fatto e non curarlo? In altra occasione, considerandone il lato morale, ne additammo le conseguenze derivanti per la virtù delle singole persone. Dicemmo cioè che un tale nuovo intreccio di vita non è un male in sé stesso, ma ordinariamente non va scevro di pericoli. Questi pericoli non possiamo escludere né attenuare neppur quando, come facciamo oggi, intendiamo di esaminare la moderna situazione della donna in ciò che si riferisce al bene comune e al costume avvenire del proprio Paese e degli altri popoli.

L'odierna struttura della società, che ha per fondamento la quasi assoluta parità fra la donna e l'uomo, si appoggia sopra un fallace presupposto. È vero che l'uomo e la donna sono, in quel che riguarda la personalità, di uguale dignità e onore, pregio e stima. Ma non si pareggiano in tutto. Determinate doti, inclinazioni e disposizioni naturali sono proprie soltanto dell'uomo o della donna, ovvero si trovano loro attribuite in grado e valore diversi, le une più all'uomo, le altre più alla donna, a quel modo che ad essi la natura ha dato anche distinti campi e uffici di attività. Non si tratta qui di capacità o disposizioni naturali secondarie, come sarebbero propensioni o attitudini alle lettere, alle arti o alle scienze; bensì doti di efficacia essenziale nella vita della famiglia e del popolo. Ora chi non sa che la natura, anche se cacciata con la violenza, tuttavia sempre ritornerà, tamen usque recurret? Rimane quindi da vedere e da attendere se essa non imporrà, quando che sia, una correzione della odierna struttura sociale.

Si potrebbe forse dire che un tale difetto costituisce, sì; un pericolo, ma a lungo andare; un pericolo che non minaccia la società né si affaccia immediato, soprattutto nei casi singoli, e sul quale, se specialmente si ponderino le difficili condizioni del tempo presente, conviene per ora dare solo uno sguardo e passare. Ciò che mette l'animo in pensiero è però la considerazione delle circostanze in cui questo rovesciamento o trasformazione dell'indole e della vita della donna avviene. Da un Iato, l'umanità si trova da alcuni decenni nei paesi più civili in un alto grado di cultura e operosità materiale, forse senza esempio nella storia. Se infatti anche in altri tempi fiorirono giorni luminosi di fulgida grandezza materiale, come fu, ai primi secoli dell'era cristiana, l'apogeo della grandezza dell'Impero romano, chi però non vede come quei secoli difficilmente vengono al paragone con, l'oggidì? Dalle scoperte degli ultimi duecento anni, dal progresso scientifico, civile ed economico si è originata, in tempi normali — non intendiamo naturalmente di parlare del presente eccezionale stato di guerra — una condizione di vita media, uno stato di comune agiatezza, quali nelle età anteriori non si sarebbero potuti concepire o sognare. Simultaneamente, d'altro lato — non per intrinseca necessità, ma ad ogni modo in seguito a concomitanza storica — si è manifestato un affievolimento del senso religioso, della forza della fede, della accoglienza del soprannaturale e del pensiero per l'anima. Una volta incontratesi, queste due tendenze si sono rafforzate l'una con l'altra. Certamente non presso tutti. Una larga e generosa schiera di anime ecco sorgere e rispondere alla sovracultura materiale con una ancor più profonda convinzione religiosa. Ma molti sembrano così accecati dall'abbagliante splendore del sapere e del benessere materialistico, che la loro interna veduta intellettiva per ciò che è sovrasensibile e soprannaturale vien meno e si dilegua sempre più. Ii vuoto e. l'abisso spirituale, che in loro si apre, si studiano di riempirlo con le quotidiane rappresentazioni e manifestazioni della cultura terrena, con una filosofia di sogni, con tutto ciò che il mondo, pur nella dura vita odierna, offre tuttora di distrazioni, di lusso, di piaceri e di godimenti.

Un triplice pericolo

Di qui voi scorgete il triplice pericolo che distingue il nostro tempo :

a) per la donna

I. Innanzi tutto un pericolo concernente la donna. Indichiamolo subito nella sua forma estrema. Voi conoscete la sorte delle fanciulle, che, specialmente nelle grandi città, appena raggiunta l'età dell'adolescenza, lasciano la famiglia per cercarsi un posto. Il miraggio è allucinante : indipendenza da ogni soggezione, possibilità di sfoggiare lusso, libertà senza ritegno, facilità di stringere amicizie, di frequentare cinematografi, di darsi agli sports, di partire il sabato in liete comitive, facendo ritorno il lunedì e sfuggendo sempre all'occhio dei propri familiari. L'alta retribuzione, che esse di frequente godono, è spesso il prezzo della perdita della loro innocenza e purezza. Le forze della natura, che erano in loro riservate per fondare più tardi una famiglia, dove vanno a finire? Vengono dissipate nei piaceri e nella colpa. Naturalmente, accanto a questo corteo di giovani sconsigliate e infelici, vi è una serie di altre, che vengono sempre meno afferrate da così gran male, fino a quelle, che in mezzo a tutti i pericoli si sanno mantenere pure e forti. Sarebbe tuttavia un'illusione il credere che quella classe estrema si aduni soltanto in lontane regioni e città del mondo. Sventuratamente voi la trovate anche in mezzo al nostro buon popolo, e ne vedete il fatale cammino.

b) per il matrimonio

2. Da ciò nasce un altro pericolo per il matrimonio. Giovani donne, come quelle testé descritte, ordinariamente non vengono scelte per il matrimonio, ancor meno per il matrimonio secondo la legge di Cristo. Spesso anzi esse stesse lo respingono come una catena. E quante altre sono contaminate dal medesimo male, sia pure in grado minore ! D'altra parte, anche l'uomo, che nel vigore della sua giovane età ha condotto una vita dissoluta, come potrebbe poi costituire nella fedeltà coniugale un santo e « casto connubio » (Encicl. di Sua Santità Pio XI, 31 dicembre 1930)? Voi conoscete l'ideale delle nozze cristiane, che Noi stessi cerchiamo d'insegnare agli sposi novelli, i quali vengono a Noi. Come potrebbe questo ideale splendere e prosperare, se il suo presupposto, l'impronta cristiana della vita e della cultura, tendesse sempre più a scomparire?

c) per il popolo

3. Infine il terzo pericolo riguarda il popolo, il quale ha sempre attinto la sua forza, il suo incremento, il suo onore dalla sana e virtuosa famiglia. Se questa è scalzata nei suoi fondamenti religiosi e morali, si apre la via ai peggiori danni per le istituzioni sociali e per la stessa patria.

Sul programma per il secondo venticinquennio della G. F. di A. C. I.
— Conservazione e difesa della famiglia cristiana.

Voi attendete ora, dilette figlie, la parola del Vicario di Cristo per il secondo venticinquennio della Gioventù Femminile di Azione Cattolica Italiana. Dopo quanto abbiamo detto, essa non potrebbe sonare altrimenti, se non come impulso alla conservazione, preservazione, difesa della famiglia cristiana. La vostra azione può ben comprendere tutta una varietà di altri scopi, e sforzarsi di raggiungerli. Ma la prima cura deve presentemente essere rivolta alla famiglia, come indicate voi stesse nel vostro programma. È una consegna urgente e al tempo stesso ricca di speranze. Il popolo italiano possiede ancora potenti forze religiose e in alto grado il volere e il sentimento cattolico. Sorrette e guidate da questo pensiero, deve essere per voi un vanto e un vivo conforto il cooperare a conservare e a rafforzare nella vostra patria il saldo e austero vigore della famiglia.

Educazione cristiana della gioventù

Ma come e da che incominciare? Voi lo avete già fissato nelle vostre intenzioni per i prossimi venticinque anni. L'inizio ha da prendersi dalla educazione cristiana della gioventù, che è il frutto e la radice della famiglia. Possiamo noi tardare, nell'incerta attesa che le sane forze della natura e lo sviluppo sociale abbiano trovato un equilibrio ideale fra l'antica forma di vita femminile e l'odierno estremo contrasto? Occorre invece adoperarsi per assicurare nel miglior modo possibile alla grandezza della famiglia cristiana, e ai suoi elementi essenziali e sempre indispensabili secondo l'antica tradizione cattolica, la loro forza anche nelle nuove condizioni di vita. A ciò ottenere è forse bastevole d'insegnare e spiegare agli sposi in occasione delle loro nozze il senso e la dignità del matrimonio cristiano e i doveri dei coniugi cattolici? Per importanti ed efficaci che siano un tale ministero e un tale insegnamento, solo allora arrecheranno un vantaggio profondo e durevole, quando i giovani verranno tempestivamente informati ed educati alla fede viva, alla purezza morale, alla padronanza di sé.

Formazione della gioventù

a) alla fede viva

I. Educazione dapprima alla fede, e fede viva. Noi intendiamo questa parola in un duplice senso. In primo luogo nel senso di una fede cosciente e sentita. Ma l'esercizio della fede e la sua prontezza può variare, come negli uomini, così anche nei tempi e secondo le diverse condizioni della società. All'età dei vostri avi ciascuno veniva come portato e trascinato dal largo torrente della vita religiosa, a dimostrarsi e agire apertamente da cattolico. Oggi, se non in ogni paese e regione — massime in questa Italia dalle profonde e nobilissime tradizioni cattoliche —, in molte parti l'influsso pubblico della fede è scemato. Conviene pertanto che la gioventù sia non ignara, bensì penetrata della sua fede, e così senta fortemente nella coscienza la dignità di essere e di vivere cattolica e possa dire nell'età matura: Scio cui credidi: « So in chi ho posto fede» (2 Tim. 1, 12).

 Ma inoltre la fede, principalmente nei giovani, ha da essere viva, viva per la speranza, viva per la carità con cui opera. Questo è il secondo senso in cui Noi prendiamo la parola « fede ». Chi si propone di condurre una vita interamente cattolica, deve essere in stato di grazia, dedito alla preghiera e in intima unione con Cristo. Non è forse il soffio dello Spirito Santo, che risuscita e rianima oggidì sensibilmente nella cristianità lo zelo della preghiera. e chiama ed eccita i fedeli alle fonti eucaristiche della grazia, le quali purificano e dominano il fermento delle passioni nascenti e alimentano le radici di tutte le virtù? Sia la vostra parola educatrice un invito e uno sprone, di modo che fin dalla fanciullezza l'adolescente gusti la pratica dell'orazione come una delizia del cuore, sgorgante da un grave dovere quotidiano.

b) alla purezza morale — Dignità della donna

2. Dalla fede, se è fede viva, deve procedere la purezza morale. Intorno al mistero della nuova vita e delle sue fonti naturali si educhi la gioventù a pensare sempre santamente, ricordando che è opera del Creatore e meditando che Cristo, come ha elevato il matrimonio alla dignità di sacramento, così con la sua dimora nel seno della Vergine ha santificato la maternità e le ha conferito una nobiltà così alta. Donde voi potete arguire quale debba essere il forte, operoso e costante contegno della giovane cattolica contro pubblicazioni e rappresentazioni, nel cui svolgimento altro non appare se non audace sensualità, intreccio di violazioni della fedeltà coniugale, equivoco linguaggio, quando non anche aperta procacità di scene. Per opporsi a siffatte manifestazioni, che, almeno in molti casi, sono al tempo stesso una trasgressione di provvide leggi dello Stato, vi è sempre un'arma potente : astensione assoluta ! Se a questo scopo il vostro lavoro e il vostro apostolato presso la gioventù, il vostro zelo e la vostra prudenza conducessero, una grande vittoria sarebbe la corona dell'opera vostra e dei vostri sforzi per la tutela e la santità del matrimonio, e quindi per il bene stesso del vostro Paese!

Educate quindi la gioventù femminile cattolica in quella elevata e santa dignità, in cui sta una così franca e valida difesa della integrità fisica e spirituale. Questa virtuosa e indomita alterezza e fierezza è un gran pregio dello spirito, che non si lascia ridurre in servitù; che rafforza il vigore morale della donna, la quale, intatta, non si dona se non al suo sposo per la fondazione di una famiglia o a Dio; che proclama suo vanto e gloria la vocazione soprannaturale ed eterna, come già san Paolo scriveva ai primitivi cristiani : Empti estis pretio magno. Glorificate et portate Deum in corpore vestro: « Siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio e portatelo nel vostro corpo » (1 Cor. 6, 20).

Dignità e libertà della donna, che non si fa schiava neanche della moda! Argomento delicato, ma impellente è questo, nel quale la vostra azione incessante permette di attendere benefici successi. Il vostro zelo però contro gli abbigliamenti e gli atteggiamenti immodesti, non riprovi solo, ma edifichi, mostrando praticamente al mondo femminile come una giovane possa ben armonizzare nei suoi vestiti e nel suo portamento le leggi superiori della virtù con le norme della igiene e della eleganza. È da sperare che una parte non piccola delle donne italiane, quelle cioè (e sono pur tante) che si sono mantenute sane nel pensiero e nel cuore, non tarderanno né dubiteranno di seguire il vostro esempio.

c) alla padronanza di sé

3. Dalla fede viva e dalla purezza morale deve germogliare e grandeggiare quella padronanza di sé, che bambini, ragazzi e fanciulle, spesso intere classi o Istituti, in varie occasioni Ci hanno dimostrato alteramente e a gara, offrendoCi come ricco tesoro spirituale le loro piccole rinunzie e le loro mortificazioni : rinunzie e mortificazioni, che, spesso narrate con parole di filiale devozione ed affetto, Ci hanno nel fondo dell'anima commossi. Quei fanciulli dalla sapiente istruzione cristiana avevano appreso come si combatte e si vince se stessi nelle brame e nei desideri, nelle inclinazioni e negli adescamenti, conquistando la palma che li conferma nel progresso del bene e della virtù per crescere, con l'aiuto della grazia, che a loro non verrà mai meno, e formarsi quel carattere di persona franca e tenace di propositi e di azione, che li mantenga fedeli a Dio, devoti alla Chiesa, utili alla patria e alla famiglia. No, senza sacrificio non si procede a grandi cose. I vili e i pusillanimi non conquistano il cielo. Non enim, esclama sant'Ambrogio, dormientibus divina beneficia, sed observantibus deferentur (S. Ambrosii Exposit. in Lucam I. 4 n. 49 — Migne PL t. 15 col. 1711).

Uno sguardo al passato e all'avvenire

Da questo programma di educazione, dilette figlie, rivolgete infine uno sguardo al passato e all'avvenire. Nel vostro passato che vedete voi? Ecco che un torrente di forza sgorgante per venticinque anni da ottime intenzioni, schietta volontà, generose rinunzie, ricca operosità, magnifici successi, si versa sopra di voi. E da questo torrente, coi vostri ricordi, con la venerazione a quelle che vi hanno preceduto e a ciò che esse hanno fatto, con la fedeltà ai vostri propositi e ideali, attingete vigore e fecondate la vostra molteplice e benefica operosità femminile.

Tale operosità si rivolge e vi sospinge al futuro. Guardate impavide questo avvenire, per. quanto oscuro e nascosto possa apparirvi. Ma in quel buio una cosa splende con piena chiarezza : la missione che avete da compiere. Ognuna di voi si avanzi col suo esempio, e giovando fiancheggi e sproni le altre. Non tutte potete tutto, né ad ognuna è dato di operare nella stessa misura e con lo stesso frutto; ma ciascuna di voi ha quell'arte gentile e potente che vale a conquistare le anime alla buona causa, la causa di Gesù Cristo.

Esortazione finale

Proseguite dunque alacri il vostro cammino nel nome del Signore! Cristo Re e la Vergine Immacolata sono con voi. Confidate! Cristo ha vinto il mondo. Degnisi Egli infondere nei vostri cuori con sovrabbondante pienezza il conforto, il coraggio, l'ardimento, la speranza imperturbata della vittoria, che sono doni rifulgenti e vivificanti della sua trionfale Risurrezione, tanto più tranquillante quanto più la tristezza dei tempi turba e commuove l'umanità in contesa. Con tale fiducia, quale pegno della copia dei celesti favori, vi impartiamo con paterno affetto la Nostra Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, V,
  Quinto anno di Pontificato, 2 marzo 1943 - 1° marzo 1944, pp. 37-49
  Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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