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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
ALL'AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA DI PANAMÁ*

Martedì, 11 ottobre 1947

 

Signor Ministro:

Nel ricevere dalle mani di Vostra Eccellenza le lettere Credenziali, con le quali l'Eccellentissimo Sig. Presidente, della Repubblica di Panamá vi accredita in qualità di mandato Straordinario e Ministro Plenipotenziario presso la S. Sede, il Nostro paterno cuore rinnova i sentimenti di affetto cordiale verso quella amata Nazione.

Non Ci possiamo dimenticare che fu la terra di Panamá il primo luogo del Continente Americano, dove la Spagna pose la sua pianta civilizzatrice ed evangelizzatrice, fondando la prima città in terra ferma, Nostra Signora dell'Antica, e consacrando così, dal primo momento quella nobile terra all'eccelsa protezione della Madre di Dio.

Non possiamo dimenticare che fu la terra del Panaria che vide stabilità per la prima volta nel grande Continente Americano la gerarchia Ecclesiastica e che il primo successore dei SS. Apostoli in quelle vaste regioni si chiama Vescovo di Panamá.

Per Noi la Nazione che Vostra Eccellenza degnamente rappresenta sarà sempre tenuta in alto onore come quella che per molto tempo fu la caserma generale di un pacifico ed eroico esercito di missionari, che, in nome della chiesa, la Madre Spagna mandava in America, per dare al nuovo mondo scoperto ciò che di migliore e più divino il vecchio mondo possedeva, il messaggio di pace e di amore di Nostro Signore Gesù Cristo.

A quella pace basata sulla giustizia, e predicata nella vostra sonora lingua da circa quattro secoli, sulle coste del Panamá, allude Vostra Eccellenza, con le grate parole che termina ora di pronunciare.

Ed è per Noi di somma soddisfazione il poter comprovare la comprensione del Rappresentante di una Nazione nella sua maggioranza cattolica per la Nostra posizione spiritual, in mezzo all'inestricabile labirinto di passioni in questo mondo turbolento.

Non vi sarà pace vera e duratura, dice Vostra Eccellenza e con ragione, senza la pratica effettiva della comprensione e della giustizia. Ma, nelle dolorose circostanze del momento presente, alla giustizia fra popoli ed individui, non si potrà giungere senza un vasto senso di disinteresse, anzi, di abnegazione, che solo lo spirito soprannaturale del Cristianesimo può dare.

Oggi, come mai, per regolare le relazioni fra gli uomini e aprire loro una via di autentica giuridicità, è necessario implorare prima la protezione di Dio, come lodevolmente hanno fatto i deputati Costituzionali del Panamá. Oggi, come mai, è necessario dedurre persino le ultime logiche conseguenze da tale atteggiamento e portare questa conoscenza di un Essere Sommo e di una legge divina alla pratica della nostra vita pubblica e privata, alla vera armonia fra il datore onnipotente della pace e Arbitro della vera giustizia, con tutte le leggi che reggono la vita umana, sia nel campo internazionale e sociale, che nel culturale e familiare.

E' nostro desiderio ardente, e il fine delle Nostre preci presso l'Altissimo che il genuino spirito di Cristianesimo informi sempre più e in modo sempre più perfetto le pubbliche istituzioni della vostra Patria per il maggior bene della stessa.

Perciò Ci congratuliamo oggi di tener vicino a Noi Vostra Eccellenza per stringere i vincoli che uniscono la Repubblica del Panamá questa sede apostolica; proprio Vostra Eccellenza, che, alle sublimi doti di profonda e svariata cultura e di una lunga esperienza diplomatica, nonostante la giovane età, unisce il merito di appartenere ad una famiglia che ha sempre dimostrato una speciale adesione ai Vicario di Cristo.

Con questi sentimenti di paterna benevolenza, invochiamo la protezione di Dio sopra la nobile Nazione che rappresentate, mediante l'intercessione della Vergine del Rosario, alla quale, già da tempi antichi, i fedeli del Panamá ricorrevano in tutte le loro necessità, e Ci compiacciamo di impartire di tutto cuore la Nostra Benedizione Apostolica all'Eccellentissimo Signor Presidente della Repubblica, al suo governo e a tutto il cattolico popolo del Panamá come al suo degno Rappresentante.


*Atti e discorsi di Pio XII, vol. IX, pp.324-326.

 



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